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La grande bellezza parte II: Youth – La giovinezza di P. Sorrentino

di il 21/05/2015
MI PIACE

Gli stacchetti di videoarte
Il discorso della massaggiatrice
"Ho fatto il bancomat"

NON MI PIACE

I polpettoni filosofici andati a male
Alcuni personaggi da tagliare
M. Caine mascherato da T. Servillo

Editor Rating
IL MIO VOTO


AFORISMA
 

Tagliato di mezz'ora sarebbe venuto fuori un capolavoro

 

Odio i film italiani. Quasi tutti.
La cinematografia italiana è a livelli vergognosi se confrontata con quella internazionale. La mia recente esperienza come comparsa (perdono, figurazione®) in una produzione nostrana non ha fatto altro che confermare i motivi per cui oggi siamo dove siamo. E’ tutto finto, costruito, abbozzato, amatoriale, televisivo (la TV è il futuro!), forzato, pressappochista; sfrutta i soliti giochetti per far in modo che almeno un certo tipo di pubblico assuefatto all’immondizia si nutra anche della propria pellicola avariata. Se in Italia le scorregge facessero staccare biglietti, gli attori si ammazzerebbero per l’ultima lattina di fagioli borlotti al supermercato.
Di registi, in questo soleggiato stivale, ce ne sono a bizzeffe, e fanno tutti schifo. Gli unici che possono portare questo nome e che hanno almeno un briciolo di seguito sono quattro:

1) Sorrentino
2) Garrone
3) Costanzo
4) Moretti

Sintetizzando, dopo decadi in cui l’Italia ha sfornato innumerevoli capolavori (fino alla fine degli anni sessanta), la cinematografia de noialtri è sostenuta oggi da quattro persone da un lato e da migliaia di odiosi parassiti senza talento che si appiccicano alle tette delle sovvenzioni statali dall’altro. Piccoli tumori umanoidi che hanno più a che vedere con l’ufficio della contabilità del catasto che con la cinepresa. Non sorprende che tre dei quattro registi nostrani (Saverio Costanzo non ha un film pronto altrimenti sarebbe li anche lui) sìano stati fortemente voluti sul tappeto rosso del più prestigioso festival cinematografico esistente: l’odioso Cannes, quello degli odorosi spocchiosi che si masturbano pronunciando con fierezza la parola ordinateur®.

Alla domanda: “Com’è youth?” la risposta più ragionevole è “Dipende”. Il giudizio su questo film può passare infatti per tre sguardi:
1) Se lo si vede come un film italiano di oggi, Youth è un capolavoro.
2) Se lo si vede come un film di Sorrentino, Youth ha tutto il suo stile ed è tra i migliori che abbia girato dopo i due irraggiungibili “Le conseguenze dell’amore” e “L’amico di famiglia.
3) Se lo si vede come un film in concorso a Cannes, messo nello stesso calderone della più alta cinematografia mondiale allora il discorso si allunga:

dopo l’oscar vinto con La grande bellezza, la pressione attorno a Sorrentino deve essere stata tanta. Così, intelligentemente (e un po’ paraculo) è rimasto fermo, generando questa sorta de “La grande bellezza parte seconda”. In cui per togliere ogni dubbio sul progetto ha messo in faccia al bravo Michael Caine lo stesso mascherone indossato nella “parte prima” dal suo solito attore feticcio Toni Servillo.
Un film che, chiamandosi Youthparla di vecchi ha senso perchè la giovinezza non è mai anagrafica, ma ha a che vedere con le emozioni che spingono a guardare al domani come a qualcosa di bello, d’interessante, gioioso e realizzabile. La giovinezza esiste quando si ha la spinta verso nuovi obiettivi, nuovi orizzonti. La tensione verso la vita è la parabola inversamente proporzionale che investe i due protagonisti: il primo apatico, rigido, deluso e tormentato troverà la strada per tornare Giovane®, il secondo più scanzonato, solare e pro-attivo troverà invece la vecchiaia e la morte.
Per ciò che riguarda le immagini, Sorrentino – se non il migliore – è uno dei migliori registi in grado di creare oggi uno stacchetto di una manciata di secondi in cui la musica giusta, l’angolo giusto, le movenze giuste e le facce giuste fanno brillare gli occhi degli spettatori incantati. Memorabile quando Miss Universo nuda entra in piscina di fronte allo sbigottimento dei due amici, o quando l’inserviente col sorriso da pazza fa cenno agli anziani in coda di accomodarsi all’interno delle terme o, ancora, tra le tante stupende, la massaggiatrice che danZa© al Rallenty davanti all’Xbox (sensuale ed eccitantissima col suo apparecchio ai denti e le orecchie a sventola). Peccato sembrino collante estraneo, più videoarte che strumento utile alla storia narrata. E, quando vogliono dire qualcosa o approfondire un personaggio (ad esempio quando il direttore d’orchestra improvvisa il concerto coi campanelli del pascolo), stonano un po’. Funzionando quindi esclusivamente come gemme a sé.
Per ciò che riguarda il porre in essere i contenuti, invece, arriva a mio avviso il punto debole, come ne La grande bellezza siamo sempre all’interno della sottigliezza di pensiero di un salotto nobile di fine ottocento parigino, londinese o russo, lo stile è lo stesso ma gli argomenti trattati sono meno freschi, meno originali, sembrano di seconda mano rispetto al film trionfatore agli Oscar. Tanti predicozzi che, a volte, suonano banali (il cannocchiale ad esempio) alcune idee non brillanti (i “motivi personali” che spiega all’emissario della Regina), tutte cose da tagliare, assieme ai personaggi più mosci (ad esempio la coppia di “muti” o anche il fidanzato che lascia la figlia) e i due punti più bassi toccati nei centoventi minuti ovvero il finale pomposo ed il monaco che levita: scene telefonate che tutti si aspettavano. Sarebbe stato più indovinato e giocoso che il monaco fosse rimasto seduto per terra pur con l’illusione della levitazione dovuta alla prospettiva dell’inquadratura. Senza questi scivoloni non avrei inserito il film nella categoria “film fatti per l’oscar“. Dopotutto Sorrentino sa giocare, lo fa al cimitero di Venezia, lo fa quando Miss Universo si mangia in un boccone l’attore sputa-sentenze frustrato e lo fa con il tumore alla prostata inventato. Ma poteva e doveva farlo di più.
Nulla però può togliere dalla memoria i grandi momenti e la tanta bellezza, come il discorso della massaggiatrice, o della figlia coperta di fango, o l’indimenticabile “Ho fatto il bancomat” o la metafora finale sull’imparare ad andare in bici, ma c’è troppo da tagliare e troppo parlato che appesantisce invece di approfondire. Dialoghi fatti di argomenti che possono compiacere un pubblico medio ma che fanno venire il prurito alle mani ai più smaliziati.

Mi è piaciuto, il film regge, ma se il regista non cambia subito registro si torcerà su se stesso e rimarrà stritolato dal suo stesso vortice stiloso. Di solito ai film come questo aggiudico quattro stelle, ma ne merita tre perché è stata un’occasione mancata. Colpevole la probabile indecisione di chi ha le redini in mano, un mancato filtraggio che inceppa di contenuti superflui un ingranaggio che invece avrebbe girato bene molto più snello: tagliato di mezz’ora sarebbe venuto fuori un capolavoro.

Youth (2015)
Youth poster Rating: N/A/10 (N/A votes)
Director: Paolo Sorrentino
Writer: Paolo Sorrentino
Stars: Rachel Weisz, Paul Dano, Michael Caine, Jane Fonda
Runtime: 118 min
Rated: N/A
Genre: Drama
Released: 21 May 2015
Plot: Fred and Mick, two old friends, are on vacation in an elegant hotel at the foot of the Alps. Fred, a composer and conductor, is now retired. Mick, a film director, is still working. They ...
commenti
 
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  • tanaka
    23/05/2015 at 1:17

    Mi spiace, caro Savonarola, che tanta Grande Bellezza di recensione cada sull’opera di un millantato ‘grande regista’, vittima dell’equivoco chiamato ‘Le conseguenze dell’amore’. Nel senso che le cose belle di quel film, che si sperava germogliassero, sono sparite (una certa laconicità, un po’ di forza espressiva) lasciando solo il peggio: estetismo fine a sé stesso, gigioneria di scrittura e realizzazione.
    L’unica opera decente che Sorrentino ha fatto in seguito è stata ‘Aridateme ercane’, purtroppo molto mal distribuita.

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  • Michele Arienti
    23/05/2015 at 11:50

    https://www.cricchetta.it/langolodeltanaka/aridateme-ercane-skizzo-come-home-di-paolo-sorrentino/

    Indimenticabile Skizzo. Effettivamente il Miglior Sorrentino, forse l’unico

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  • Paolo Villa
    25/05/2015 at 12:22

    Come non concordare sul monumentale quanto sottovalutato aridateme il cane, del resto citato a più riprese nei meravigliosi dialoghi dalla congrega di sceneggiatori riunita in isvizzera per questo Youth?
    Impossibile.

    Sule resto non commento se non per dire che a mio parere il film andrebbe taggato come “film con Michael Caine”.

    E anche che la scena di estetica erotomania con l’ignuda miss universo e i Vecchioni e bella.

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