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Earth di Deepa Metha

di il 12/03/2021
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IL MIO VOTO


 

Bastardi! Spezzano il mio paese in due, ce lo consegnano e ci dicono: “Felice Indipendenza!”

Più di un milione di persone furono uccise a cavallo della partizione. 7 milioni di musulmani e 5 milioni di indù/sikh dovettero emigrare durante il più grande e terribile scambio di popolazione nella storia.

Earth è basato sul racconto Cracking India di Bapsi Sidhwa e inserito nella trilogia degli elementi (con Fire e Water) della regista.

Ambientato nel periodo storico a cavallo della partizione del subcontinente indiano (1), alla mezzanotte tra il 14/15 agosto 1947, in India e Pakistan (2), il film racconta gli eventi con gli occhi di Lenny, una bambina di minoranza Parsi (3) a Lahore (attualmente la capitale del Panjabi pakistano).

Dopo secoli di convivenza pacifica tra le varie religioni ed etnie dell’impero Mughal (4), l’impero britannico (5) decise di ritirarsi dall’India e dividere il subcontinente indiano basandosi sull’affiliazione delle due principali religioni: induismo (6) e islam, India e Pakistan.

Lenny (Maia Sethna) e i suoi amici, tra cui i protagonisti Shanta Bibi (Nandita Das) e i due suoi corteggiatori musulmani: l’uomo dei gelati, Dil Nawaz (Aamir Khan) e Hassan, il massaggiatore (Rahul Khanna), sono di differenti fedi o etnie: indù, musulmani, sikh, parsi e solitamente si ritrovano al parco a chiacchierare. Gli scherzi tra amici vengono gradualmente sempre più sostituiti dalle discussioni riguardanti la divisione e l’impatto sulla loro vera esistenza. L’unico gruppo di amici che, nonostante tutto, resta compatto mentre gli altri attorno a loro stanno lasciando Lahore. Con l’avvicinarsi della data della partizione, la città viene risucchiata in una graduale spirale di violenza nella quale le manifestazioni rumorose sono presto sostituite da esecuzioni sommarie. Mentre il loro cerchio di amici si riduce perché qualcuno emigra per non essere coinvolto negli scontri comunitaristi, le atrocità segnano il punto di non ritorno quando indù e sikh massacrano (7) un intero treno di musulmani proveniente da Gurdaspur (India), mutilando i cadaveri delle donne. All’artificioso discorso via radio del primo ministro indiano Jawaharlal Nehru, accozzaglia di buoni propositi quasi surreali, si contrappongono gli sguardi increduli degli ascoltatori. Nelle commosse espressioni facciali silenti si legge LA disperazione, quella vissuta da chi ha perso tutto, persino una casa e i legami umani. Angoscia che divora gli amici rimasti, come una metastasi di terrore che consuma anima e coscienza. Avvilimento e impotenza che trovano una perfetta locazione in questa frase pronunciata da Hari (Raghuvir Yadav): “Ci danno un’indipendenza impregnata dal sangue dei nostri fratelli“. Non appena la notizia del macabro massacro si diffonde, quel che rimane di Lahore è ormai fuori controllo: Shanta, Hassan, Dil e Lenny, dal tetto, osservano inermi la raccapricciante fine di uno sventurato musulmano, squartato da una folla indù e la successiva rappresaglia dei vigili del fuoco musulmani che alimentano le fiamme di un deposito d’armi nemico, usando l’autopompa per spargere benzina sul palazzo, incuranti delle persone avvolte dal fuoco.

Il vortice di morte e distruzione spacca in due le anime di Hassan e Dil, ma il massaggiatore non rinuncia nè alla sua umanità, nascondendo a casa l’amico sikh Sher Singh (Gulshan Grover), nè all’amore puro tra lui e Shanta, concedendosi a lei in un poetico primo amplesso e proponendole di sposarlo lontano, lasciandosi le spaventose rovine di Lahore alle spalle. Mentre la straordinaria trasformazione di Aamir Khan, in una delle migliori performance della sua carriera, è la conseguenza di tutto l’orrore generato della partizione: i seni tagliati alla sue sorelle e le atrocità patite dalla comunità musulmana l’hanno reso instabile, vulnerabile, trascinato in un turbine di eventi indicibili, ai quali risponde lanciando bombe a mano contro indù/sikh che conosceva da sempre. D’altronde, come dice Hari: “Ci sono delle cose che possono farti impazzire

La regista indo/canadese ha riproposto il tema della partizione nel film tratto dall’omonimo romanzo I Figli della Mezzanotte (2012), raccontando gli eventi storici con gli occhi dei bambini e creando un ibrido tra fiaba&realtà.

Earth, invece, ne è la contrapposizione. Melanconico, infinitamente triste e brutale, parte lentamente per poi sbattere in faccia incessantemente, e senza pietà, la realtà. Per raggiungere un viscerale zenit nel commovente finale che mi riservo di non rivelare, lasciandone a voi la visione.

NOTE ALLA RECENSIONE

(1) Il subcontinente indiano include: Afghanistan, Pakistan, India, Nepal, Bhutan, Bangladesh, Maldive e Sri Lanka.

(2) Inizialmente, il territorio del Pakistan Orientale comprendeva anche l’attuale Bangladesh che, dopo un conflitto per motivi etnico/linguistici, si separò nel 1971, diventando uno stato indipendente

(3) I Parsi sono una minoranza etnica di religione zoroastriana, provenienti dalla Persia

(4) L’impero Mughal governò quasi tutto il subcontinente indiano dal 1526 al 1858. In quel periodo, diverse religioni e culture convissero pacificamente. Mentre urdu (lingua ufficiale del Pakistan) e hindi non erano così diverse come lo sono adesso

(5) L’impero britannico fece, nel subcontinente indiano, i danni maggiori con la sua visione orientalistica e, specialmente, con le conseguenze che portarono gradualmente al cambiamento della società indiana: dalla lingua al sistema castale, dalle religioni ai primi scontri comunitaristi degli anni’30. La visione Hindutva attuale è il prodotto del dominio britannico. Per chi volesse approfondire, rimando al libro Edward W. Said, Orientalismo, traduzione italiana di Stefano Galli, Feltrinelli Editore, Milano: 2001.

(6) L’induismo non è una ma un insieme di religioni che si rifanno al Sanatama Dharma

(7) Il massacro del treno è inspirato a fatti reali

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