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Venezia 71 – La guerra, travestita – Les Nuits d’Ete di Mario Fanfani

di il 13/09/2014
Mi PIACE

la commedia e il dramma
la guerra e la donna

NON MI PIACE

la scena di caccia
il soldatino fuggente

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AFORISMA
 

Essere donna e da donna travestrisi: un film contro la guerra nella Francia del 1959

 

Pare che all’origine di tutto ci sia un libro fotografico nel quale furono raccolti scatti più o meno riservati che ritraggono soldati americani di ritorno dal fronte e alle prese con ingessati travestimenti da donna di casa degli anni ’50. Non ho indagato più di tanto, vuoi per ragioni di tempo e vuoi perché in fondo dell’ispirazione di un film mi interessa fino a un certo punto, quello che separa il gossip dal parlare di cinema e cinemini, ma la cosa una menzione la meritava, o almeno così mi è parso.
Detto questo, Les Nuits d’Ete, fresco vincitore del Queer Lion Award alla Mostra di Venezia,  trasborda il vizietto di questi immortalati soldati nella Francia di provincia di fine anni ’50, di pieno fervore gollista, un rispettabilissimo notaio di buona famiglia, felicemente sposato e innamorato della moglie, sceglie di trascorrere il tempo libero nella sua casa di campagna nei Vosgi in compagnia non di consorte e figlioletta ma di un amico sarto di professione e drag queen per vocazione, travestiti entrambi da donna di casa di buone maniere, tra un the delle cinque coi biscotti, una chiacchierata (su un po’ di tutto, tranne che su argomenti di politica, che si sa le brave donne non ne parlano certo) e (perché no, in fondo) una battuta di caccia al cinghiale nel bosco ogni tanto. Il tran tran quotidiano del buon Michel (il notaio di cui sopra) salta un po’ sui binari dell’rocambolesco –montagne russe quando la mogliettina Helene, rigidina e incasellata da brava borghese (seppur frustrata) se ne esce a sorpresa con un appello pacifista, contro la guerra in Algeria, proprio nella serata mondana in cui il nostro avrebbe dovuto assurgere al prestigioso incarico di presidente di un club tipo Rotary. Orrore e raccapriccio, scandalo nella platea e naturalmente niente presidenza per il maritino, che di colpo cade dalla nuvoletta dove beato aveva appoggiato la sua vita col pilota automatico con il culo a sbattere sul duro pavimento della realtà. E come spesso capita quando ci si trova di fronte alla realtà, la risposta di Michel è la fuga: si rifugia allora nella piccola casetta di bambole personale, riprende il vestito da donna e fa le cose in grande, o meglio è costretto a farle dall’amico Jean Marie (in arte Flavia), che stavolta sui monti si porta l’intero gruppo delle amiche travestite, chiassose e appariscenti, per uno spassoso ritiro di tacchi altri, numeri da night club e abiti da sera.

Les nuits d'été (2015)
Les nuits d'été poster Rating: N/A/10 (N/A votes)
Director: Mario Fanfani
Writer: Mario Fanfani (screenplay), Gaëlle Macé (screenplay), Philippe Mangeot (collaboration)
Stars: Guillaume de Tonquedec, Jeanne Balibar, Nicolas Bouchaud, Mathieu Spinosi
Runtime: 100 min
Rated: N/A
Genre: N/A
Released: 28 Jan 2015
Plot: N/A

La (dis) avventura finirà bene (in fondo siamo di fronte a una commedia), ma non senza qualche momento in cui l’esordiente al lungometraggio Mario Fanfani (colui che rimase affascinato al libro di foto dei soldati in gonnella, tanto da farne un film) mostra la sua bravura nel conciliare la commedia al dramma di camera. Ed è questa la cosa più sorprendente del film – a latere della scoperta metafora per cui in un’atmosfera di guerra permanente come quella che la Francia si portava dietro ancora nel 1959, anno in cui la storia si svolge, la liberazione dal fardello di essere uomo e dunque papabile soldato non viene tanto dal pensiero o dall’arte, ma dal prendere i panni di donna – la mano ferma con cui Fanfani tratta l’argomento con semplicità, senza sforare nella macchietta o nell’eccesso (ahinoi purtroppo tanto caro agli autori di molti film a tema anche vagamente queer), raccontando più che il carattere individuale dei personaggi l’ ambiente che li circonda, in bilico tra l’ostilità e l’apertura di possibilità per ognuno di crearsi una sua piccola nicchia, che per il protagonista diventa la casa di villeggiatura e poi, infine, anche la propria. Un inno tutto sommato felice alla libertà di sentirsi a proprio agio, senza troppe seghe mentali da film impegnato e di lotta, e con piacevoli intermezzi musicali ad allietarci la visione.

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