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Il tristo bottino del #TFF38

di il 30/11/2020
 

Ci sono solo due stati in cui riesco a guardare cinque-sei film al giorno da casa: se sono particolarmente euforico, o se mi sento particolarmente concentrato. Quando Il TFF è arrivato mi trovavo in uno stato di moderata depressione, non sono riuscito a vedere più di un film al giorno.

Di seguito lo scarso bottino del TFF 2020. 

BotoxKaveh Mazaheri, 2020Akram and Azar sono due sorelle, responsabili dell’uccisione del fratello, il delitto viene occultato, ma una delle due sorelle, condizionata dalle stesse menzogne che deve raccontare, comincerà ad avere delle strane percezioni. Film deludente, soprattutto considerate le potenzialità del personaggio di Akram , interpretato dalla bravissima Susan Parvar. Dopo una prima parte riuscita, il film annega, muore, si sfalda. La vicenda non viene di fatto conclusa, i lunghi silenzi, le lunghe carrellate e i piccoli gesti non trovano più forza suggestiva. La componente misteriosa viene lasciata al suo destino. Sullo sfondo, una coltivazione di funghi allucinogeni, e un centro estetico che pratica iniezioni di botulino. Vince il premio come miglior film. Mah.

 

Gunda, Victor Kossakovsky: Una scrofa che partorisce e svezza i piccoli, una gallina senza una zampa, un branco di vacche. Ma quello che vediamo realmente è un narcisismo estetico irrefrenabile, esibito con inquadrature ardite, fotografia patinata, cambi di prospettiva. La macchina da presa indugia in dettagli cui l’essenza viene messa in secondo piano a favore dell’immagine. Il film non è privo di valore, soprattutto nella prima parte, ma se volete vedere un’opera che mette in scena gli animali senza trasfigurarli, creando una sincera intimità con essi, andate a recuperarvi “Le quattro volte” di Frammartino.

 

The Evening Hour, Braden King: Un bravo ragazzo, animato dalle migliori intenzioni, viene trascinato in un affare pericoloso. Si lascia guardare, tutti i personaggi sono ben caratterizzati, e l’ambientazione è quella tipica rurale, West Virginia, torbida e squallida al punto giusto. Menzione speciale per Cosmo Jarvis, che rivedrò come protagonista in “Funny Face”. In entrambi i casi ottima prova, eccelle nell’incarnare personaggi repulsivi ma profondamente fragili o instabili. 

 

 

Breeder, Jens Dahl: Disperato dalla scarsa qualità rilevata nei film in concorso, ed essendomi perso “Moving On” di Dan-bi yoon, che forse mi avrebbe potuto far cambiare idea, mi concedo un’opera della rassegna “le stanze di Rol”. Scelgo questo “Breeder” che pare possa avere gli ingredienti per tirarmi un po’ su, e infatti è uno spasso. C’è tutto quello che serve: la dottoressa malvagia, i tirapiedi sadico e misogino, un oscuro progetto di sperimentazione su cavie umane per ringiovanire gli esseri umani, il tutto immerso nella freddezza linguistica danese. Certo, non è un film memorabile, ma è onesto e divertente, e dà esattamente quello che promette.

 

Mickey on the Road, Mian Mian Lu, 2020: 

Road movie il cui valore non sta nella vicenda, prevedibile nel suo svolgimento e nelle sue evoluzioni, ma nei piccoli episodi che raccontano l’amicizia tra due teenager, Mickey e Gin Gin, che si aggrappano l’una all’altra, condividendo atti di innocente vandalismo, mentre le loro esistenze vengono avvolte nella disperazione al neon di una bellissima Taiwan, priva di anima eppure incredibilmente attraente. E’ il primo film della regista Mian-Mian Lu, contiene diverse tipiche ingenuità di un esordio, ma non si spinge mai al punto da risultare pretenzioso o noioso.

 

 

Funny Face, Tim Sutton, 2020: Essendo rimasto in concorso tra i film disponibili soltanto “Regina” di Alessandro Grande, che mi pare pessimo, decido di ripiegare un’altra volta sulle “Stanze di Rol”. Scelta azzeccata perché Funny Face resta tra le cose migliori viste, ho letto paragoni con “Joker” ma l’accostamento è pertinente solo fino ad un certo punto: l’emarginato in questione qui ha tratti meno ruffiani e più sgradevoli, per uno spettatore risulta molto più complicato stare dalla sua pare. Il film si dipana tramite brevi impressioni, momenti insignificanti alternati a dialoghi molto incisivi, creando un’eccellente armonia narrativa.

 

 

 

L’unico corto che ho visto surclassa in qualità tutti i film qui sopra, si tratta del Tailandese Red Aninisri , di RATCHAPOOM BOONBUNCHACHOKE (ho dovuto incollarlo da quanto è impronunciabile), ha come protagonista un trans che si traveste da maschio per portare a compimento una missione come spia.  Non aggiungo altro.

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