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FEFF 17 – Il Diario delle pecorelle – Terza puntata

di il 01/05/2015
 

Per introdurre Sara di Herman Yau, bisogna abbandonare il rigore svizzero cronologico di queste cronache ovine e fare un salto al giorno dopo, con Gangster Pay Day di Lee Po – Cheung.
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Stessa interprete (Charlene Choi), stesso nodo di rapporto tra giovane donna e uomo ormai maturo, stessa mescolanza di commedia e dramma, persino stessa canzone tormentone (Que sera, sera). E’ un caso? Sì ma, com’è noto, il caso è quello che non abbiamo voglia di pensare come in relazione. La faccio corta. In questi film, come anche negli action, si avverte bene quello che, nel cinema mainstream occidentale, è in corso da anni: un’omologazione verso dei cliché narrativi che sembrano non più curarsi del contenuto ma solo della confezione. Anche in Asia, come nel resto del mondo non affamato, imperano quei non luoghi, quei media tridimensionali che sono i multisala, nei quali questi lavori, tecnicamente irreprensibili e prodotti con grandi budget, sono tutti intercambiabili tessere create per riempire i palinsesti della programmazione. E la creatività, quando c’è, diventa quasi un orpello, un accessorio inutile, quando non sgradito.

Tra la pseudo denuncia della prostituzione giovanile in Thailandia di Sara e il faccione un po’ spaesato del gangster senile Anthony Wong di Gangster Pay Day, le pecorelle hanno premiato il secondo, addormentandosi meno e sporcando con moderazione. Resta, nella loro belante protesta, una delusione per l’amato cinema hongkonghese che sembra davvero non riuscire più a esprimere emozioni.
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Per riconciliarsi con la commedia, Lubitschina ci propone di recuperare The gifted del filippino Chris Martinez, i cui lavori come regista o sceneggiatore, insieme alla Musa Eugene Domingo, tanto ci hanno fatto divertire nelle scorse edizioni del FEFF.
Ottima idea. Il film racconta di due amiche, brutte e geniali, che dopo un tremendo litigio al termine delle scuole superiori, si separano ma percorrono carriere parallele nel mondo della ricerca. Quando, da adulte, cambiando i propri connotati, si trasformeranno anche in due splendide modelle, le antiche gelosie esploderanno.

Il vero ‘gifted’ è proprio il regista\sceneggiatore che non solo ha un senso del ritmo solidissimo e una scrittura felice e leggera, ma anche la capacità di scegliere il cast perfetto per la propria storia. Riuscire a non farsi rubare il film e rendere quasi antipatica un’attrice come Anne Curtis è quasi miracoloso.
a5af974e837da6db3c28a997c9a91be9Pecorelle soddisfatte e innamorate di Anne, tranne l’algida Garbina che sostiene la supremazia estetica del vello biondo su quello nero.

Per par condicio chiudo questa terza puntata dedicata alla commedia, con Make Room del regista giapponese Key Morikawa.
make-room-2015-kei-morikawa-02I giapponesi, com’è noto, sono un mondo a parte. Accanto a produzioni sdolcinate e inguardabili, con tanti plin plin di pianoforte, si possono trovare film in cui sono trattati con la massima naturalezza situazioni scatologiche, torture o personaggi venuti dallo spazio.

Qui siamo di fronte a una pièce teatrale riprodotta sullo schermo. Per scelta, dettata forse da limiti tecnici o di budget, l’impianto scenico non si nasconde. Molta camera fissa ed entrate e uscite di scena annunciate come nel teatro comico più popolare. Tutto si svolge in una stanza, quella in cui le protagoniste di un film porno devono essere truccate prima di andare in scena. La truccatrice, oltre a trasformare le ragazze nei personaggi richiesti dal copione, incoraggia e assiste le attrici in un contesto molto umano e tutt’altro che torbido. La storia funziona, i personaggi sono simpatici e lo spaccato dell’ambiente, lontano dall’immaginario comune che lo vuole sordido e pericoloso, abbastanza sorprendente.

Nonostante questo, però, non si supera l’arduo scoglio del ‘carino’ e le pecorelle hanno dormito quasi tutte. Tintina è rimasta sveglia in attesa di qualche procace nudità ma è rimasta delusa.

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