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FEFF17 – Il Diario delle pecorelle – Sesta puntata

di il 05/05/2015
 

Anche se il sipario è sceso sul Festival, con la vittoria del trio coreano e dei buoni sentimenti rifritti, non per questo la pecorelleide termina. Tanto ancora c’è da belare su quanto si è visto, iniziando da The last reel dell’elegantissima e regale regista cambogiana Sotho Kulikar. Il film, che si è pure aggiudicato il premio Black Dragon, racconta di una ragazza emancipata, di un cinema di periferia, di un vecchio film senza finale, di una mamma attrice e di un padre martire di guerra. C’è del metacinema, dell’autobiografia e dell’impegno sociale. C’è un paese che ha ancora ferite aperte, tradizioni inattuali, una cinematografia in rinascita dopo il periodo oscurantista dei Khmer Rossi. C’è un racconto pieno di difetti, specialmente di scrittura, ma che sembra, per quanto possibile, sincero. Il pubblico applaude commosso. Nerina, la cinica, lo bolla come ‘film da festival’ e lo snobba sdegnosa ronfando sonoramente contro le lacrimucce delle più sentimentali.

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I due film giapponesi seguenti hanno una sola voce e un solo volto: Sakura Ando. L’attrice giapponese, presente in sala col suo sorriso irresistibile, interpreta il ruolo da protagonista sia nel lavoro scritto e diretto dalla sorella, Momoko Ando, 0,5 mm, sia in 100 yen love del simpatico regista Take Masaharu. Non ce ne voglia quest’ultimo ma i 196 minuti della coproduzione Ando è, per il meraviglioso personaggio protagonista, per la sceneggiatura efficacissima, la qualità letteraria dei caratteri e della struttura narrativa, sicuramente il miglior film passato al Festival, insieme a Uncle Victory di cui si è già scritto qualche puntata fa. Troppa raffinata e profonda per incontrare il gusto popolare, quest’opera resterà nei pochi cuori che, restii a farsi abbindolare, sono sempre pronti a lasciarsi andare quando ragione e sentimento hanno la meglio su orgoglio e pregiudizio. Alla Austen sarebbe piaciuta e, secondo Bananina, anche Murakami la apprezzerà. Le pecorelle in estasi si sono fatte autografare il vello dalla dolce Sakura.

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Per interpretare il personaggio di Ichiko, protagonista del film successivo, la Ando ha dovuto ingrassare parecchi chili e riuscire, con un’interpretazione superba, a rendersi goffa e sgraziata, per poi, nella seconda parte, dimagrire e rinascere. Svogliata e fallita in ogni cosa che fa, la ragazza, una volta raggiunto il fondo del degrado personale, trova nel pugilato la forza e la passione per prendere in mano la propria vita. Schivando ogni cliché alla Rocky, Take Masaharu dà prova di ottima regia proprio nel realismo delle scene sul ring mentre un certo didascalismo e un senso di dejà vu frenano il racconto nella prima parte. La piccola Sly, reduce da una comparsata nei Mercenari 3, si è immedesimata sferrando montonanti a destra e a manca. Moderatamente contente ma sveglie tutte le sorelline.

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Il coreano Gangnam Blues del regista Yoo Ha, chiude la serata asian di giovedì. Gangster movie di lusso con ascese e discese, alleanze, talpe, tradimenti e molti, molti ammazzi, ha un solo difetto: non funziona. Non funziona la storia, farraginosa e inutilmente articolata, e non funzionano i personaggi, troppo abbozzati per rendere partecipe lo spettatore. Le pecorelle si sono autoconvinte di trovarlo divertente ma in molte scene fracassone a quasi la metà è calata la palpepra.

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