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#Venezia74 – The Devil and Father Amorth di William Friedkin

di il 31/08/2017
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AFORISMA
 

Una mongolfiera in camicia nera parla di rosari e primedonne

 

William Friedkin – vecchio, gonfio come un dirigibile e dalla faccia spaventosamente plasticosa – presenta una puntata dello show televisivo “Misteri“. Con tanto di voce impostata a puntino per convincere le massaie di Rai 2. Devo ammettere che anche ora, a reputazione calpestata, è sempre un gran professionista, in certi momenti mi è sembrato addirittura che credesse a quello che diceva. L’unico appunto, semmai, è che se il camicione nero era stato pensato per farlo smagrire, cambierei strategia.

Dopo oltre 40 anni dal suo film cult “L’esorcista“, il famoso regista torna sull’argomento con un documentario ambientato in Italia, dentro uno dei tanti salotti dei nostri nonni. Son tutti uguali, hanno sempre l’odore di vecchio, soprammobili ovunque, un tappeto triste, un quadretto di un santo vicino alla foto dei nipoti, i divani in velluto, specchi economici dalle cornici barocche e quell’incredibile immutevolezza eterna: nulla si sposta mai di un millimetro. Anche i granelli di polvere sono sempre dello stesso numero. Tanti piccoli musei.
La protagonista è una trentenne meridionale, non esattamente una miss, che si crede indemoniata in concomitanza delle ricorrenza annuali legate a Gesù. A volte lo fa anche in posti sacri o durante cerimonie religiose. Flette i muscoli, fa smorfie e ringhia. Non è mai andata dallo psichiatra perchè dice di avere una malattia spirituale, non mentale.
Il coprotagonista è il novantunenne esorcista del Vaticano padre Amorth, un simpatico vecchietto sempre pronto alla battuta umoristica.

Dopo una breve introduzione incentrata sul presentare la storia dei vari personaggi, le immagini si spostano al deludente esorcismo vero e proprio. Volevo vedere questa famosa forza disumana, le sedie che volano, il corpo tramutarsi in bestia o l’ombra del diavolo sulla testa dell’esorcista, e invece vediamo una ventina di anziani riuniti in salotto come fosse l’ora del tè, una fa anche l’uncinetto o recita il rosario, non si capisce bene. Vediamo la donna seduta che si agita mentre un paio di parenti la tengono ferma. Vediamo il prete li accanto che recita le preghiere. Devo fare outing: prima di operarmi alla vescica, urlavo e mi agitavo di più mentre provavo faticosamente a pisciare sangue. Se mi fossi filmato in quel momento avrei decisamente impressionato di più qualsiasi spettatore. Ho visto gente più alterata anche solo per una mancata precedenza. In ogni caso brava l’attrice principale ad essere riuscita a non ridere mai, sempre in parte, forse per quello anche la platea ha sogghignato solo saltuariamente. Mi aspettavo risate piuttosto grasse da tutti ma garantisco che almeno due tra il pubblico, seduti in ultima fila, si sono divertiti tanto: sempre a parlare a ridere disturbando i vicini ben educati.

Dopo l’imbarazzantemente triste performance di questo VERO esorcismo, con tanto di voce alterata in post produzione per produrre l’effetto “ruggente diabolico”, il Gran-Maestro-dei-Paraculi® Friedkin va a mostrare il video a vari luminari della scienza i quali, facendo i salti mortali per non smerdare troppo il progetto, arrivano alla scoperta dell’acqua calda: il peccato esiste se credi in Dio e l’indemoniato esiste nelle società con un background religioso. Quindi se sei credente un esorcismo può tranquillizzarti e puoi pure etichettarti come indemoniato. Beati loro. A me solitamente spetta la più mesta etichettatura di rincoglionito, delirante o psicopatico: altro che esorcista, al massimo un amico psicologo che gode nel farsi i cazzi degli altri.

Ad un certo punto il colpo di scena, dopo un mese e col prete malato in ospedale, Friedkin si mette d’accordo con l’indemoniata per un incontro. Si trovano in una chiesetta, lo inquadrano in faccia mentre racconta cose eccitanti su come il viso di lei si fosse deformato fino a farla sembrare un animale, su come strisciava a terra, la sedia che vibrava. E’ serissimo mentre dice di aver avuto davvero paura. “Finalmente!” penso festoso tra me e me. Poi finisce il racconto dicendo che sfortunatamente quel giorno si era dimenticato la videocamera in automobile e non ha potuto registrare. E’ a questo punto della proiezione che ho capito di trovarmi davanti a una commedia trash, mea culpa.

Se questo carrozzone ha un valore allora è quello folcloristico ma sono ben stufo di vedere l’italia ritratta come un paese di vecchi bacchettoni, bassi, col rosario in mano e i capelli viola cotonati che abitano in borghetti carini pieni di madonnine. Un secondo valore, sempre sia vero, è che è stato filmato un esorcismo reale (se mai si possa parlare di reale nei confronti di un esorcismo) per la prima volta nella storia.
Per finire, a tutti quei vecchietti religiosi: vi voglio bene, mi fate una tenerezza infinita ma son contento che le nuove generazioni vi assomiglino sempre meno. Al prete esorcista: ti voglio bene perché hai saputo essere leggero fino alla fine. Alla ragazza: capisco che il ruolo dell’indemoniata ti metta al centro dell’attenzione in un circolo chiuso di fervidi credenti, dopotutto sopra quello c’è solo Gesù! Ma spero che ora che il prete gentile che aveva la pazienza di starti dietro (ben nove gli esorcismi che le ha concesso) è passato a miglior vita nessuno ti dia più corda e tu possa tornare nel paesetto, per tranquillizzarti nel caldo abbraccio di un medico. Perché voglio credere che almeno tu sia in buona fede.

Però c’è un tarlo che mi fa sanguinare l’orecchio da ieri, mi suggerisce che forse non è di un medico che ha bisogno la ragazza del film, ma magari, a pensar davvero male, di una controllo della guardia di finanza

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