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#Venezia72 – Un diario elegante e ben educato per bella gente parte 2

di il 05/09/2015
 

Quando vai a letto ancora pippatissimo, non dormi e leggi sullo schermo del telefono che mancano 3.40 ore al suono della sveglia sai che:

  1. è tempo di Mostra del cinema di Venezia
  2. perderai i soliti 5 chili in dieci giorni
  3. qualcosa andrà storto

3 di mattina, sei in mansarda. Provi a chiudere gli occhi e li senti bruciare. Al posto di sognare come al solito bei Prìncipi e castissime Principesse che sorridono rincorrendosi lungo manti fioriti (perchè hai un inconscio raffinato e per bene) ripassi il programma della seconda giornata. Sei sul pezzo, peggio di un cecchino: primo film alla Darsena e poi via in sala stampa a ruttare un tweet, non ne sai niente ma Looking for grace è in concorso, ci tieni.
Peccato che i numeri e la fisiologia non si pieghino mai, vincono sempre: alla mia età, se ci tieni a farti accompagnare dal cervello durante il giorno, la notte devi dormire.

 

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8.50, Lido di Venezia, a dar vita alle transenne del Palabiennale vedo teste canute a perdita d’occhio, si alzano presto, quei fasci di nervi. I pochi giovani hanno stampata in fronte la serata passata al Circolo ricreativo parrocchiale, quello dietro la biblioteca civica. Tutti rigorosamente col pass verde, il fanalino di coda triste. E i giornalisti? Se la prendono comoda loro, ‘sti papaveri, mica si svegliano presto per il primo film della mattina.
Mi accomodo in sala. Uno dei più grassottelli, quello brufoloso e barbuto seduto dietro di me, commenta (alla sua vicina settant’enne che porta una spilla dorata all’occhiello per convincersi di avere ancora una sua qualche dignità) quella cacata immonda di El desconocido come: “un bel thrilller“. Ma che cazzo! Cos’ha? 5 anni? Ho dormito solo tre ore cazzo, quanto cara la devo ancora pagare?! Non sentivo una critica del genere da quando ho smesso di parlare al muro sotto abuso di benzodiazepine. E lo so che agli anziani bisogna rivolgersi con parole semplici però, in quel momento, mi ha fatto salire il sangue alla testa e, di colpo, grazie all’inaspettato afflusso al cervello, mi rendo conto di aver sbagliato sala. Ecco perche giocava solo la serie B del mondo! Sento come se la mia vita fino a quel momento fosse stata solo la preparazione a questa umiliazione. Ore 9.01. Si spengono le luci, si chiudono le tende grosse e gli uscieri si armano di torcia elettrica. Sono in trappola.
Sapevo di meritarmi una punizione, speravo solo non si traducesse nel supplizio di dover assistere ad una produzione italiana o, peggio, francese. Fortunatamente la mia buona stella dopo l’occhiolino inizia a mandare a video:

Un monstruo de mil cabezas di Rodrigo Plà. Fumettoso, stitico e con qualche soluzione registica indovinata. Eccessivo, divertente (a tratti) e con una seconda metà annacquata e sonnolenta. Citando il film stesso: “Chiede un favore (l’astensione dal realismo) puntando una pistola“. Manca il centro, ma per poco

 

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Un paio di messaggi con gli amichetti e salto bellamente la semplicità tamarra di Everest (la tengo buona per il cinema sotto casa a fine mese, con una grossa ciotola di pop-corn) per fiondarmi a Spotlight di Thomas McCarthy: un giornale che perde lettori e un’inchiesta scottante per tornare sulla breccia. Film standard sul giornalismo investigativo che tratta di un argomento arcinoto (il legame preti-pedofilia). Leggero e sobrio, regge bene e non annoia. Culturalmente utile forse a qualche medio borghese che, povero, magari non osa pensare. Praticamente superfluo. Se questo è l’annunciato rilancio di M. Keaton, iniziato lo scorso anno col zoppicante Birdman, marca male.

 

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Chiudo la giornata cinematografica con Orphans di Peter Mullan per via di gravi impegni improrogabili precedentemente segnati in agenda: all‘Home Festival ci sono gli Interpol e quei frocetti dei Franz Ferdinand. E’ uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur andare ai concerti cazzo. E comprare vodka tonic. Altrimenti quelli come fanno a campare? Comunque, il film è un classico anni ’90 dello humor-nero non privo di qualche momento potente in cui affonda lame spuntate da troppo sonno e, probabilmente, troppo tempo.

 

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Vince quindi il premio come momento migliore della seconda giornata alla Mostra del Cinema il concerto rock della sera con cui non ha nulla a che fare.  E’ incredibile che con quel prezzo miserevole d’ingresso siano riusciti a portare a Treviso gruppi così popolari, soprattutto i Franz Ferdinand che, coi loro balletti goffi e plastici, hanno messo in scena praticamente un musical di Gambette Magre che si inserisce bene nell’immaginario collettivo che si può avere dell’ipotetico figlio tra i Queen e il Rocky Horror Picture Show.
Peccato solo l’imbarazzo di averli visti affiancati in un tabellone in cui spuntano a caratteri simili miserie umane del calibro di Marracash, Negrita, J-ax, Fedez e merda varia del genere.

 

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Continua…

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