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Weathering With You, Chiara Ferragni – Unposted e il tramonto del Sol Levante

di il 11/10/2019
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IL MIO VOTO


AFORISMA
 

La differenza tra Instagram e la vita reale? Nella vita, se fai un errore non lo vedono immediatamente 17 milioni di persone. (Chiara Ferragni)

È quasi impossibile vivere senza commettere errori, ma le persone saccenti non sono pronte ad ammetterli. (Yamamoto Tsunetomo - Hagakure)

 

Premetto subito, per non far perdere tempo a nessuno, che non sono un grandissimo esperto di anime (con l’accento sulla ì ma anche senza accento) e so a malapena chi sia Chiara Ferragni.

Se volete continuare a leggere è a vostro rischio e pericolo, anche perché, contrariamente alle mie abitudini, sarò costretto a spoilerare.

La ragazza del tempo – Weathering with you, scritto e diretto da Makoto Shinkai (lo stesso dell’acclamato Your name), è una storia d’amore fantasy tra Hodaka, un ragazzo scappato di casa dalla provincia e un’adolescente orfana, Hina, con fratellino minore a carico. I due si incontrano a Tokyo e, dopo qualche peripezia, li vediamo insieme promuovere un’attività basata sul magico potere di Hina: quello di far tornare il bel tempo con le sue preghiere. L’iniziativa ha successo perché il maltempo imperversa ma, ad ogni squarcio di sole ottenuto, la ragazza perde in consistenza fisica, assumendo in certe parti del corpo la trasparenza dell’acqua. Il clima, a Tokyo, peggiora al punto che in estate cade la neve, e Hina, venuta a conoscenza della leggenda sulla ragazza del tempo che può, col suo sacrificio, salvare il suo paese da una catastrofe climatica, decide di immolarsi. La leggenda è vera. Il maltempo cessa ma Hodaka, novello Orfeo, riesce a raggiungere la sua Euridice nel mondo di nuvole dov’è finita e la riporta indietro. Lieto fine della storia d’amore ma, e questa è la ragione per cui sto perdendo il mio tempo e voi il vostro, Tokyo e forse tutto il Giappone saranno sommersi per sempre.

L’anime è ben fatto e ha anche un discreto ritmo che spesso latita, in altri lavori di animazione giapponese. Per un ignorante come me, che conosce solo l’opera di Miyazaki o poc’altro, siamo però anni luce dalla poesia e magia del Maestro. Detto ciò, sono sicuro che gli adolescenti, cui è rivolto, lo troveranno splendido.

Quello che interessa, in questo film, è la netta presa di posizione individualista, anti sociale dell’autore. Se c’è una cosa per la quale la cultura giapponese è famosa nel mondo è proprio il senso di identità collettiva che questo popolo ha sempre espresso. Il sacrificio del kamikaze è forse l’emblema più noto ma anche quello che sappiamo sul modo di lavorare dei giapponesi, fatto di abnegazione totale nei confronti dell’azienda, della puntualità assoluta dei trasporti che porta i dirigenti a scusarsi di persona con gli utenti per pochi minuti di ritardo, del rispetto del prossimo così estremo che le persone non fumano liberamente nemmeno all’aperto ma solo in appositi spot distribuiti ovunque. Ecco, di tutto questo retaggio, Makoto Shinkai, si sbarazza con estrema leggerezza in nome di un amore tutto individuale, dimesso, che azzera in un colpo solo lo slancio teso al superamento dei propri limiti dato dall’atto eroico e la consapevolezza del valore effimero della propria individualità espressa dall’adesione cosciente a un io collettivo sovra personale, di specie.

Benvenuto, Giappone, nell’Occidente di Chiara Ferragni.

Non ho visto e non vedrò il documentario Chiara Ferragni – Unposted di Elisa Amoruso. I documentari, in genere, non mi attraggono, soprattutto perché, tranne qualche rara eccezione, si occupano di fatti di cui m‘interessa poco o niente. Non pretendo, con questo, di avere interessi migliori di quelli degli altri. Le nostre opinioni, per quanto sparate dai satelliti nello spazio, non si sollevano in conoscenza, per dirla col poeta al di sopra della “curva rigida dell’occipite” e, per inciso, non capisco l’indignazione collettiva per la notizia che il documentario sulla sua vita ha sbancato al botteghino. Che c’è di male? Le tantissime persone che si interessano dei fatti della influencer, sono le stesse che sono andate al cinema sperando di carpire qualche notizia in più. Chi se ne frega se il documentario è oggettivamente brutto. Se siete cocainomani non è che se lo spacciatore, invece che un milanese rampante con la Porsche è un nigeriano in bicicletta, non gli comprate la droga.

Chiara Ferragni è chiaramente una merce ma anche qualcosa di più: è una collettività individuale.

Il suo successo è dato dall’insieme dei suoi follower, una potenza oscura e numerica che, per misteriose ragioni già ampiamente studiate e dibattute da accademici seri e anche da cialtroni più o meno come chi scrive, ha eletto questa ragazza quale espressione visibile, una sintesi, se si vuole, del niente estetico di cui è fatta la vita di noi occidentali. Chiara non è un’eroina, una scienziata, un’atleta, eroi del mondo analogico. Lei è un consumatore, proprio come i suoi sostenitori. Solo che lei, a differenza e grazie a loro, può consumare tutto, gratuitamente e ricavandone un profitto.

Chiara Ferragni è l’antitesi dell’io collettivo del popolo giapponese. In quest’ultimo, parafrasando una similitudine orientale, milioni di persone hanno fuso la loro onda personale nel mare che li ha sempre trasportati e dal quale non sono mai stati veramente distinti. Nella influencer italiana, milioni di persone hanno ricomposto il proprio io, smembrato e diffuso digitalmente nei social, partecipando ai suoi riti fatti di quotidianità più o meno mondana. Un Osiride dei desideri indotti e dell’immortalità da rotocalco, a regnare sui morti viventi di una civiltà al suo crepuscolo.

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