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Ouija di Stiles White

di il 28/01/2015
MI PIACE

Il budget. Però la prossima volta date soldi e strumenti a gente con qualche idea in testa, ok?

NON MI PIACE

Privo di interesse, per nulla colto e decisamente superficiale. Incapace di intrattenere un amante della settima arte

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IL MIO VOTO


AFORISMA
 

A seguito della visione del film non mi viene in mente altro risultato possibile se non un grumo pastoso di forfora e bauscina raccolto all'angolo esterno della bocca. Proprio li, dove baciano gli audaci sulla cinquantina

 

Dopo una grave forma di dipendenza da LSD, superata nei primi anni settanta non senza importanti danni al cervello, uno come può non sentire le voci? Ed erano li ieri, dentro la testa, dicevano: “No! Non lo fare, tieniti libera la serata per l’ennesimo vodka tonic o per una sana fetta di castrone® al sangue. Lascia che l’immondizia smetta di farti marcire gli occhi, che oramai son grigi da cerulei che ricordi”. Beate voci. Invece la stanchezza, il forte desiderio di immaginare una vita meno faticosa di quella che si deve perennemente affrontare e sbranare, rendendola nemica, anche quando non lo è, ecco, tutto questo, assieme alla modesta massa tumorale alla vescica che fa pisciare sangue ad ogni sorso alcolico, mi hanno convinto a rimandare per un altro po’ la probabile morte sul fondo del bicchiere e vedere questo omologatissimo, piatto e formale Ouija.

Il film spara subito, illudendo e stusticando® appena sotto la cresta iliaca destra, quella che, col senno di poi, sarà chiarissimo essere l’unica scena dell’orrore di tutti i novanta minuti: in un bar, una giovane americana stereotipata, bionda e frigida, dopo una blanda ed introversa lamentela argomentata noiosamente, accetta di accompagnare il ragazzo in gita. Chissenefrega di quanta gente morirà poi, il punto è che – sapendo che il suo Lui starà tutto il giorno a surfare – la giovane si convince di essere felice di andarci e di provare anche a cavalcare maldestramente qualche squallida onda rinsecchita per principianti di cui non le è mai fregato, né le fregherà mai più, un cazzo. Ecco, per un femminista militante che si rispetti, il concetto di donnina senza palle, passiva, succube, finta illusa e superficialmente possibilista è di gran lunga la cosa più spaventosa che passi davanti agli occhi durante lo svolgimento di questa trama ritrita.

Dove fallisce la mente che sta dietro al progetto? Il bel filmetto horror di una volta® era una semplice tamarrata che permetteva di vedere roba come occhi tagliati in due, aghi sotto le unghie e visceri di maiale coperti di ragù uscire da budella di vacca incassate in finte pance di gomma. Poi la moda del sottrarre, del far solo intuire la paura, di farla nascere da dentro, portando alla luce qualcosa che già esistesse in fondo all’anima dello spettatore, personalizzandola. Il film come strumento rievocatore più che come generatore di orrore. Gran bei momenti quelli, pochi ma belli. Ma ora il non vedo è solo per limiti di immaginazione o di budget, e le lame son solo uno spauracchio che non affonda mai il colpo. Si è tornati a voler far vedere l’incubo, abbracciando allo stesso tempo la falsa speranza che la provvidenza possa in qualche modo far uscire la paura comunque. I registi con un briciolo di onestà provano ogni tanto ad ironizzare, sdrammatizzare o citare, per paura di fare figure di merda e per trovare una scappatoia snob al mancato talento, sapendo di mostrare al pubblico solo fredde, noiose e dolorosamente prevedibili fotocopie che, al confronto, i figli di papà in camicia bianca e jeans a Porto Cervo sembrano tipetti interessanti. Vien male a pensare che, guardando l’ignorantissimo Ouija, nessuna sedicenne terrorizzata stringerà al petto il proprio vicino di posto brufoloso e barzotto, perchè sarà troppo presa dal pulirsi la matassa di bauscina e forfora dall’angolo della bocca dopo l’appisolamento che, più che per stanchezza o vizio, con questo film si fa impossibile rinuncia.
Un colpo d’aspirapolvere sugli schienali delle poltroncine del cinema, ogni tanto, non farebbe male.

Sempre solo a criticare, vero? Bisogna anche essere proattivi! Quindi diamo una mano ai registi che non sanno da che parte girarsi: una tavola di legno assassina non fa paura. Le foto in bianco e nero trovate nel baule in cantina non fanno paura. Il vecchio giochetto sonoro silenzio-spavento silenzio-spavento ripetuto di continuo non fa paura. La torcia elettrica che si brucia proprio mentre il protagonista è in soffitta non fa paura. Un giocattolo dato alle fiamme che torna perfetto la mattina dopo non fa paura. Le sedute spiritiche fatte da teenager smidollati col ciuffo non fanno paura. Settanta minuti di fiction alla Mtv (senza nemmeno una tetta!) e venti di horror ben educato, falso e mediocre si, questo fa tanta paura.
A nessuno interessa il cinema che non fa male o che fa star bene a cervello spento, tutti vogliono di più, vogliono sentire bollire il sangue, vogliono le vampate, vogliono essere felici. E’ ora di finirla di fingere interesse in bei compitini a modo, ben studiati a tavolino, che nascono piatti da subito, dalla prima idea, dal primo casting, dalla prima immagine. Basta girare film per lanciare la bella faccia di qualche bionda dalle ginocchia spanate. Non esiste più nessun orgasmo che ne giustifichi la presenza: quella tra il direttore della fotografia e la stagista aspirante (e qui potrei aprire una parentesi per il terribile doppio senso) attrice è sessualità anni ottanta, diosanto.

Produce Michael Bay, probabilmente non serviva dire altro. Sinteticamente, non mi è piaciuto.

Ouija (2014)
Ouija poster Rating: 4.4/10 (10,551 votes)
Director: Stiles White
Writer: Juliet Snowden (screenplay), Stiles White (screenplay)
Stars: Olivia Cooke, Ana Coto, Daren Kagasoff, Bianca A. Santos
Runtime: 89 min
Rated: PG-13
Genre: Horror
Released: 24 Oct 2014
Plot: A group of friends must confront their most terrifying fears when they awaken the dark powers of an ancient spirit board.
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