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La coscienza e il male – Apes Revolution

di il 19/08/2014
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Sci(m)-Fi, Apocalittico, Boring, Telefonato

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IL MIO VOTO


AFORISMA
 

Quando un film noioso e inesistente genera suo malgrado riflessioni che lo eccedono. Dedicato a fanatici del CGI, teologi pensosi e problematici lettori adolescenti di Dostoevskij. Anche coincidenti e combinati tra loro.

 
Dawn of the Planet of the Apes (2014)
Dawn of the Planet of the Apes poster Rating: 8.3/10 (54,384 votes)
Director: Matt Reeves
Writer: Mark Bomback, Rick Jaffa, Amanda Silver, Rick Jaffa (characters), Amanda Silver (characters), Pierre Boulle (novel)
Stars: Andy Serkis, Jason Clarke, Gary Oldman, Keri Russell
Runtime: 130 min
Rated: PG-13
Genre: Action, Drama, Sci-Fi
Released: 11 Jul 2014
Plot: In the wake of a disaster that changed the world, the growing and genetically evolving apes find themselves at a critical point with the human race.

 

C’erano una volta le scimmie umanoidi analogiche, bravi mimi\attori magistralmente truccati. C’era Charlton Eston che, non ancora testimonial della NRA (National Rifle Association) poteva fare un film dal sapore antimilitarista. C’erano un sapere, un’economia, delle relazioni che non si erano ancora smaterializzati. C’era ancora la paura della Bomba. C’era l’avventura.

Cinquant’anni dopo le scimmie umanoidi sono diventate digitali, immateriali, prodotti di un vago immaginario pseudoscientifico fondato su un evoluzionismo di quarta mano. L’eroe è scimmia. La paura è lo scontro di civiltà, la guerra etnica. All’avventura si sostituisce il compiacimento tecnologico. E il film latita.

Interessa, però, il cambio di prospettiva: da una visione dell’uomo come in perenne progresso (le scimmie evolute adottano i costumi della cosiddetta società civile occidentale) a quella del senso d’innocenza perduta, da parte di questi primati aborigeni, il cui contatto con la nostra civiltà contamina irreparabilmente.

Gli uomini si sono quasi estinti nell’inseguire le loro prometeiche ambizioni ma non è questa la ‘colpa’. La colpa è la loro natura, o la natura del male, se si vuole, indissolubilmente legata a ciò che generalmente si chiama ‘coscienza’ o, per evitare fraintendimenti animalisti, al pensiero astratto. Caesar, il patriarca scimpanzé proveniente dal film precedente, crede (e noi con lui, a torto e contro le ricerche etologiche più recenti) nel comandamento che dice: “Scimmia non uccide scimmia”. E si sbaglia.

Questi nuovi primati ci somigliano meno nell’aspetto, rispetto a quelli di cinquant’anni fa, ma molto di più nell’animo. Il “cattivo” quadrumane degli anni ’60, il Professor Zaius, era motivato da ragioni di carattere ideologico, da timori sociali e religiosi. Era un conservatore un po’ fanatico. Era, per nemesi, quello che Taylor “occhivivi” sarebbe diventato nel mondo reale: un vecchio coglione fuori dal tempo.

Il malvagio primate del nuovo millennio, l’ex rancorosa cavia da laboratorio Koba, è spinto solo da odio e ambizione personali. E’ un individualista senza scrupoli che sfrutta l’occasione propizia per uccidere il suo amico e leader, approntando un vero e proprio colpo di stato e la guerra contro la colonia umana.

Il messaggio che ne deriva è quanto di più pessimistico (e realistico) si possa immaginare: quando si è in grado di distinguere il bene dal male, il male si crea. E’ ineluttabile. E l’omicidio o lo ‘scimmicidio’, non a caso, è il primo frutto derivante dal morso fatale dell’edenica mela.

commenti
 
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  • Michele Arienti
    22/08/2014 at 11:48

    “Era, per nemesi, quello che Taylor “occhivivi” sarebbe diventato nel mondo reale: un vecchio coglione fuori dal tempo”.

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