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#JustSayNo – Shanda’s River di Marco Rosson

di il 15/06/2020
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IL MIO VOTO


 

La mattina, appena sveglio, trovo un messaggio WhatsApp che mi indica un film del quale è richiesta la Mia recensione per Cricchetta. Chissà che meraviglia sarà, ho pensato, per avermi fatto ottenere questo prestigiosissimo incarico.

Si, appunto.

Shanda’s River è un horror italiano indipendente, e già la cosa mi spaventa un po’

Innanzitutto non capisco bene quale sia la recitazione originale: nonostante tutti gli attori siano nostrani, ne esiste una in inglese e una in italiano. Ho guardato entrambe per capire se la performance non proprio esaltante degli attori fosse dovuta al doppiaggio.

No.

Ripeto il dettaglio nel caso fosse malauguratamente sfuggito: ho visto il film due volte.

Prima dei titoli di testa scopriamo che ha partecipato a numerosi Festival, vincendo parecchi premi nonostante sia un lungometraggio palesemente girato in economia. Provo ad avere fiducia.

La storia è un classico dell’horror: la presenza di streghe in un corso d’acqua vicino a Voghera spinge una professoressa e un giornalista dell’occulto a fare delle ricerche. Da subito lei resta incastrata in un loop di morte e rinascita posto in essere da una setta che, per l’appunto, opera da quelle parti.

Inizia per la professoressa un continuo venire uccisa e ri-svegliarsi alla notte precedente, un po’ alla Russian Doll, Giorno della marmotta, Auguri per la tua morte ed alla pletora di film che hanno usato la stessa idea. Disperata, la donna si spingerà fino ad un ben poco emozionante suicidio. Questo continuo morire – in realtà – è una strategia che aiuta a limitare il budget di realizzazione, perché il regista riutilizza scene girate in precedenza arrabattandosi con un montaggio che, in fin dei conti, è anche la qualità più positiva dell’intera pellicola. Più in generale, però, il Rosson, a causa delle ristrettezze economiche si è trovato obbligato a rinunce ed escamotage devastanti per l’intera opera, che non arriva nemmeno a toccare la tanto sperata comicità involontaria, ahimè.

Vediamo spesso apparire a video immagini di Shanda, la strega maledetta citata nel titolo, che parla alla povera professoressa, ma non si capiscono bene i consigli che vuole darle. Che mi vuoi dire, tesoro? Perché ti togli gli occhi e non favelli? Hai forse visto anche tu la versione definitiva del film a te dedicato?

Prima del desolante sabba finale c’è spazio anche per una scena sexy, si fa per dire, ma non è stata l’occasione per dare una svolta piccante al film, il regista non mi dà la gioia di rimestare nel folclore dell’immaginario erotico italiano scolpito a fuoco dall’indimenticabile Edwige Fenech, no, è solo una scena buttata li a caso, senza capo né coda e, a dirla tutta, avrei preferito che quel torace rimanesse ben coperto per l’intera durata della storia.

Qualora tutto ciò non fosse bastato a farsi due domande sui numerosi riconoscimenti ottenuti, c’è spazio per gli ultimi cinque terrificanti minuti in cui un Ispettore di Polizia che avrebbe dovuto essere in pensione da parecchio, vista l’età, minaccia il povero giornalista in un dialogo che non funzionerebbe neppure per fare della satira di quart’ordine su un film dell’orrore, ma è l’unica star del film, se così si può dire avendo recitato in Dracula 3D di Dario Argento, e così anche fosse stato solo per un peto, l’avrebbero inquadrato.

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