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#Venezia72 – Bestie Senza una Patria (Beasts of No Nation) di Cary Fukunaga

di il 13/01/2016
 

Ricordo molto bene la visione del film “l’Ultimo Re di Scozia”, la prima impressione –oserei dire collettiva– a conclusione del film, una volta fuori dalla sala è stata: “un pugno nello stomaco, però”. Quando poi uscì il cofanetto Feltrinelli (pubblicizzato all’inverosimile), sul film “Hotel Rwanda”, lo ricevetti come regalo, e le parole che accompagnarono questo regalo, una volta scartato furono: “questo film è un pugno nello stomaco”. E’ molto probabile che la successione di questi eventi non sia neppure cronologicamente corretta, vorrei solo rimarcare che sia la storia del dittatore dell’Uganda, sia la storia del genocidio in Rwanda avevano qualcosa in comune, e non è il continente in cui si trovano entrambi questi Stati: è “il pugno nello stomaco”. Poi a ottobre del 2007, iniziai a leggere “What is the What”, di Dave Eggers, sulla vera storia di Valentino Achak Deng e del Sudan, e mi trovai costretto a chiudere il libro di tanto in tanto per prendere respiro, perché la descrizione della crudeltà rappresentava, per me, “un pugno nello stomaco” (romanzo poi tradotto da Mondadori con il titolo: Erano solo Ragazzi in Cammino). Il romanzo “Bestie Senza una Patria” (scritto da Iweala Uzodinma, e ancora in edizione tascabile Einaiudi), mi capitò tra le mani un paio di anni fa, perché rientravo comodamente nelle statistiche di quelle persone che quando si parla dell’Africa, sprofonda sempre nella più ingombrante ignoranza o, peggio ancora, nell’indifferenza. Sono uno di quelli che dopo “Vergogna” di Coetzee (che peraltro non trovai per nulla scioccante), mi unii al coro di voci che lodava il Nobel all’ennesimo romanzo su un continente sul quale non sappiamo nulla. E mi unii al coro solo per non destare polemiche gratuite.

Bestie Senza una Patria è un’opera di finzione, il tutto si svolge in un paese inesistente, in Africa naturalmente. Tuttavia la versione cinematografica (che rimane fedele all’uso della prima persona come voce narrante), sembra voler ricordarci l’ipocrisia che contraddistingue l’occidente verso una guerra civile o un’altra, come a dire: ecco l’ennesima prova che questa potrebbe essere la Nigeria, che mantiene un livello di vita al limite della decenza, ma nello sfondo c’è sempre una guerra dietro l’angolo. Il film, che ci offre nelle prime immagini una dignitosa vita precaria, quella povertà che non annienta il sorriso, in quelle prime immagini ci fa conoscere Agu, un bambino che si trova all’interno di una famiglia affiatata e amorevole. Nel momento in cui scoppia una guerra civile, la famiglia di Agu viene sterminata mentre lui cerca di fuggire. Agu diventa così uno di quei “giornalistici” orfani di guerra. La disperata corsa per la propria sopravvivenza ci aiuta a ripercorrere tutte le tappe di violenza e di intimidazione alle quali sono sottoposte le famiglie, le donne e le piccole comunità che oramai determinano lo status quo di interi campi di battaglia. Il riscatto di Agu da parte del Colonnello della NDF (Native Defense Force), un gesto di salvezza al quale lo stesso Agu si dimostra reticente in quanto chiaramente in contrapposizione con i propri principi morali e religiosi, si tramuta nello sguardo di questo bambino che dimostra, sia attraverso la rabbia nel suo sguardo che attraverso la voce fuori campo che gli viene affidata per quasi tre ore di film, di essere un attore di prim’ordine. Assistiamo a riti di formazione intrisi di brutalità, atti a perpetrare ulteriori violenze ancora più devastanti. L’eccentrico e carismatico Colonnello (Idris Elba, ora più quotato che mai), non conosce il confine del male, ma poco importa. I suoi uomini lo seguono, lo temono, e con loro anche un Agu sempre più spietato che non smette di dialogare (nei suoi pensieri) con la propria madre. Le riflessioni sulla guerra che compie Agu sono plausibilmente quelle di un bambino di scarsi dieci anni, addestrato alla vendetta. L’uso della forza e del sopruso, anche tra “compagni”, sta quasi a dimostrare, che un gesto atroce come il taglio che subisce Agu sulla fronte da parte di uno dei suoi “colleghi”, sia un gesto ludico.

E’ impossibile staccarsi dallo schermo, ci si affeziona ad Agu, pur nel male. Si aspetta con ansia che il Colonnello venga smascherato, che il “Re sia finalmente nudo”. Il gioco cromatico della foresta che si fonde al colore del sangue l’ho trovato non convenzionale e, mio malgrado, poetico. Solo preparandoci a questo ennesimo pugno nello stomaco, solo ascoltando Agu consapevole che l’unico modo di non lottare sia morire e solo seguendolo nel momento della sua decisione definitiva sapremo cosa gli accadrà.

E’ un film intelligente e forte. Merita ogni minuto della proiezione e ha la capacità di affascinare lo spettatore in un abile crescendo di eventi.

Beasts of No Nation (2015)
Beasts of No Nation poster Rating: 7.8/10 (25,426 votes)
Director: Cary Joji Fukunaga
Writer: Cary Joji Fukunaga (screenplay), Uzodinma Iweala (based on the novel by)
Stars: Abraham Attah, Emmanuel Affadzi, Ricky Adelayitor, Andrew Adote
Runtime: 137 min
Rated: NOT RATED
Genre: Drama
Released: 16 Oct 2015
Plot: A drama based on the experiences of Agu, a child soldier fighting in the civil war of an unnamed African country.

commenti
 
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  • Jose Luis Garcia
    13/01/2016 at 21:18

    Otra película que no he visto, no así Hotel Rwanda, cuya definición en español debe ser una “patada en el estomago”. Realmente mas que la actuación de Agu y otros, es lo descrito y narrado por los actores y por FUKUNAGA, imagen de los hechos REALES Y COTIDIANOS los que son crueles, casi parecen inhumanos, definiendo con estos comportamientos quienes son las verdaderas bestias…Esta critica, ademas de absolutamente detallada, me proyecta no solo a los hechos presentes de muchas naciones África, sino a la Venezuela de hoy, al borde de BESTIAS SIN PATRIA.

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  • Fabio Valentini
    14/01/2016 at 0:35

    Spero lo proiettino presto nella rassegna che seguo qua nella nebbiosa provincia….
    Grazie per la segnalazione!

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