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#TGLFF31 – Una farfalla impazzita festeggia l’amore al Torino Gay and Lesbian Film Festival – parte 3

di il 09/05/2016
 

Pomeriggio piovoso che inizia con STUFF di Suzanne Guacci, praticamente un film Tv di Canale 5 del pomeriggio, di una banalità sconvolgente, dopo dieci minuti si è già svelato, non certo di meraviglia. Una coppia di donne con due figlie ha un periodo di crisi, una delle due incontra una mamma bona (molto bona davvero l’attrice) e nasce la solita storia di corteggiamenti e ripensamenti vecchia come il mondo.

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Pensavo fosse impossibile scendere più in basso, invece arriva BEAUTIFUL SOMETHING di Jospeh Graham, terribile film sugli incroci di vite di quattro gay che cercano un senso nella loro vita: lo scrittore senza soldi che si innamora di chiunque, l’attore aspirante tale che sta con lo scultore famoso, l’artista stesso, completamente preso dalle sue opere, il ricco agente delle star vicino alla morte. Una sfilata di macchiette, per fortuna avevo appena bevuto uno spritz torinese.
Ma nel farsi della sera le cose cambiano.

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THOSE PEOPLE di Joey Kuhn, bel film, ben scritto ed interpretato. Una storia ambientata nella New York bene ebrea, tra scuole prestigiose e case splendide. Una storia fuori dai coming out, dalle problematiche dell’essere gay, ma un omosessuale, come chiunque, ha problemi con l’amore, l’amicizia e le scelte.  Charlie, aspirante pittore (bravo l’attore), è diviso tra un’amicizia adorante per Sebastian e il pianista Tim. Sebastian sembra uscito da un romanzo del primo Bret Easton Ellis, un autentico stronzo. Un rapporto incancrenito con gli anni e le vicissitudini passate insieme che non si capisce più se sia amicizia, amore o abitudine. Begli esterni, begli attori, ottima fotografia.

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Si continua con KATER di Haendl Klaus, che avrà recensione a parte e che ha diviso il pubblico e che io ho trovato una delle cose migliori viste finora.
Una menzione speciale a chi ha scelto la musica tra gli intervalli dei film: solo brani indie d’annata davvero indovinati.

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Ultimo film della giornata 7 KINDS OF WRATH di Christos Voupouras: viene presentato in sala direttamente dal regista, che dice una cosa che approvo e cioè che i film nei festival dovrebbero essere all’avanguardia e di controtendenza. Lui lo dimostra eccome, portando un ‘opera davvero difficile. Non ho ancora capito se mi è piaciuta, ma sono contentissimo di averla visto. In un bianco e nero raffinato si muove Petros, tra Atene e il suo paesino di nascita. Ha una storia molto complicata con Hummad, giovane egiziano, un ragazzo alla scoperta della propria vita.
Non è facile scriverne perché l’intero film è come se fosse un sogno, con continue citazioni colte da religioni, riferimenti storici e letterari. Petros è un disperato con grazia, riesce ancora a commuoversi ed innamorarsi, ma la fa con l’indolenza di chi è pronto a subire tutto, soprattutto le angherie del destino. Ambientato soprattutto in luoghi confinanti con lo squallore, questo film vuole essere una fotografia del nostro tempo, fatto di problemi di immigrazione e contrasti religiosi, e allo stesso tempo guarda all’eternità, come le pietre in cui Petros continua ad aggirarsi.

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