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Venezia 71 – Diario Giornaliero #4 e #5 ( 12° e 13° Giornata della Mostra ) con Epilogo

di il 06/09/2014
 

Ultimi fuochi in laguna: il Concorso presenta oggi l’ultimo lavoro in programma, Good Kill di Andrew Niccol, e grazie ad un programma che ha accumulato la gran parte dei lavori in competizione nella prima parte, rimane solo l’anteprima stampa di The Golden Era di Ann Hui che vedremo in serata.
The Good Kill è un film che parte bene, con un ufficiale dell’aviazione americana che si occupa ora di manovrare i droni che daranno le coordinate ai missili con cui colpire base nemiche in Afghanistan; il maggiore combatte la sua guerra, comodamente seduto dento un angusto container nel deserto del Nevada vicino Reno; è la nuova frontiera della guerra , combatterla standosene a due passio da casa e dall’altra parte del mondo rispetto alla zona bellica.
Per il maggiore Tommy però questo comporta una profonda insoddisfazione che lo porterà quasi fuori di testa a maggior ragione nel momento in cui saranno costretti a dovere compiere azioni missilistiche dietro ordine della CIA che prevedono anche il sacrificio di civili perchè la logica della guerra secondo gli americani è questa.
Da qui in poi giù coi clichè e il già visto: colonnelli che dicono sempre le stesse minchiate, soldati fuori di testa che si attaccano alla bottoglia e spaccano vetri come le cose iniziano ad andare male, un finale catartico e ovviamente a buon fine che più ovvio non si può.
Insomma il solito film di guerra con la solita lettura americana della guerra e con i soliti tormenti personali.
Domanda: cosa c’entra un film simile con un Concorso di una rassegna come quella lagunare?

Mentre iniziano a circolare voci, borsini, pagelle e pagelline che alimentano il toto-vincitore , la sera ci porta in sala ad assistere al nuovo lavoro di Ann Hui The Golden Era con la magnifica Tang Wei: film complesso, anche difficile, lungo quasi tre ore, nel quale non sono concessi cali di palpebre neppure fugaci.
E’ il racconto tra biografia e rivisitazione dell’opera letteraria di Xiao Hong scrittrice cinese di inizio secolo , morta a soli 32 anni ad Hong Kong dopo avere preregrinato per la Cina fuggendo l’invasione giapponese e la guerra; attraverso la rilettura delle sue opere si indaga non solo il lato intimo delle sue relazioni amorose con altri intellettuali dell’epoca, ma anche l’immagine di donna anticonformista sempre un passo avanti rispetto alla sua epoca.
Rimosso il problema della sua osticità, il lavoro di Ann Hui è un gran film, che regala un bellissimo ritratto intellettuale e personale della scrittrice e poco ci importa che la Sala Darsena è mezza vuota , rispetto alla affluenza degli altri giorni per l’anteprima di quest’ora; chi non se la sente fa bene a stare a casa, The Golden Era non è film per tutti, soprattutto per chi già dall’ora di pranzo corre dietro a notizie ed indiscrezioni come fosse l’unica cosa interessante.

L’epilogo dei diari giornalieri si ha il giorno seguente, sabato: poco o niente in programmazione, conferenza stampa di Ann Hui, quattro passi lungo i punti cardinali dei luoghi della Mostra, il toto concorso che incombe , gli sguardi furtivi dentro l’Excelsior per vedere chi indossa l’abito da premezione e alla fine il vaporetto che sotto un sole che picchia duro riporta verso la terraferma per il rientro.
Chissà dove sono finite le pecorelle di Tanaka, al Lido qualcuno le cercava, evidentemente hanno lasciato il segno.

Epilogo
Le mirabilie tecnologiche permettono al vostro cronista durante il suo mesto ritorno a casa di poter assistere quasi in diretta alla consegna dei premi adiagiato sulla confortevole poltrona Frau del treno Italo.
Ecco cosa succede a mettere in mano ad un musicista ( per di più francese) la Giuria; già la qualità media è sembrata scarsetta distribuire i premi in quel modo e con quelle motivazioni è quasi un insulto.

Premiato il russo Koncalowskji: il cuore sanguina pensando a ben altri russi che hanno lasciato il segno al Lido (Balabanov, abbi pietà di lor ! )
Pare che per il prossimo anno la Giuria potrebbe essere presieduta da Lotito, noto intellettuale che non capisce una mazza di cinema, come quello di quest’anno, ma sa usare le citazioni latine come pochi.
Ultimo appello: ma qualcuno glielo dirà prima o poi che ne abbiamo le tasche piene di ragazzini problematici in cerca di catarsi? E siamo ancor più stufi di registi iraniani onnipresenti e sempre premiati a prescindere ?

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