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#BFIFlare – JUSTE LA FIN DU MONDE di Xavier Dolan

di il 19/03/2017
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Uno dei miei film preferiti è Gruppo di famiglia in un interno di Visconti.
Per restare fedele al testo, piece teatrale, Xavier Dolan gira sempre in luoghi stretti, angusti, stanze dove le voci sono sempre chiassose e il delirio è alle porte. Pare incredibile come un testo scritto da un’altra persona sembri così personale nell’adattamento del regista.
Dolan, un ragazzo così giovane, dimostra che si è un Regista quando si riesce a gestire con facilità un gruppo di attori di quel calibro – praticamente il meglio del cinema francese contemporaneo – creando un insieme omogeneo, anziché individualità da primedonne (d’accordo, spicca la Cotillard, che recita per quasi tutto il tempo soltanto con gli occhi).

Nonostante le urla onnipresenti urla, il grande protagonista del film è il non enunciato, il non detto. Non si capisce la ragione per cui il protagonista sia andato a trovare la famiglia, non si sa esattamente quale sia la sua malattia e neppure il motivo della sua fuga è in alcun modo enunciato. Ciò che viene narrato è la sua visita e la reazione dell’intera famiglia ad essa, e come la sua presenza scateni atteggiamenti bizzarri e malumori da parte di tutti.
Dolan prende a piene mani dal cinema del passato, ma lo fa creando film di totale originalità: ha le idee chiare sulla scelta della cifra stilistica, che dopo altri sui straordinari lavori, diventa oramai riconoscibile, ed è un pregio.
Così, le tipiche baruffe familiari vengono trasformate dal regista prodigio in pura tensione che mantiene alta l’attenzione (splendida la scena in auto girata tutta con gli attori di spalle, nella quale, partendo da una banale recriminazione si arriva alla definizione del complesso rapporto fra fratelli, dove quello eterosessuale, interpretato da Vincent Cassel, fa uscire tutto il rancore nei confronti del più giovane e omosessuale, per esser stato dei due il meno dotato intellettualmente, il meno artista, il più banale. Una rabbia antica derivata sempre dal dibattito).

Come in ogni suo film, Dolan presta un’attenzione chirurgica alla colonna sonora. Anche in questo caso perfetta, che mischia con successo brani super trash a pezzi raffinati

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