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Berlinale 65 – Il diario delle pecorelle (Das Tagebuch der kleinen Schafe) – Quarta parte: i film in concorso e fuori

di il 23/02/2015
 

Eccoci arrivati alla conclusione del diario berlinese delle pecorelle che, ormai ben instradate grazie alle rigide paratie dei regolamenti e alle brutte esperienze dei giorni passati, si avviano sicure verso la visione di alcuni film in concorso, con in più un fuori programma non ricercato ma subito a causa dell’ennesima eccezione della contorta organizzazione.

Il fuori programma è uno spin-off della saga tolkien \ jacksoniana: Mr. Holmes di Bill Condon. Il film è tutto concentrato sulle imprese di Gandalf, ancora più vecchio e rimbambito del solito, che, dopo Frodo e Bilbo, trova un altro mezzo uomo da mettere in pericolo e rompergli i coglioni: Roger. Questo adorabile e intelligentissimo scavezzacollo, figlio dodicenne della sua domestica nonché detective in erba, aiuta il nonagenario a risolvere alcuni insignificanti enigmi lasciati in sospeso durante la carriera investigativa nei panni di Sherlock Holmes. Trascurabile la parte poliziesca, i buoni sentimenti tra nonno putativo e nipote eletto hanno la meglio in un film di accurata inutilità.

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Mentre le lanose continuano a imprecare per non essere state ammesse alla prima di Pod Electricheskimi Oblakami (Under Electric Clouds) causa non appartenenza alla stampa daily, l’eccitazione di Diocleziana, pecorella anticlericale, per l’imminente El Club di Pablo Larrain è visibile dalle scoppiettanti scintille elettrostatiche sul suo vello. Lei ama i mondi senza speranza proposti dal regista e l’idea di assistere allo scontro tra alcuni preti ignobilmente perversi e un giovane e intelligente gesuita giunto tra loro per convertirli o disperderli, le sembra quasi un sogno da fotoromanzo. Grande è la soddisfazione di tutti quando ci si rende conto di non avere di fronte solo un bel film ma un’opera che entra di prepotenza nell’Olimpo ovino e che proietta il suo autore tra i nomi dei registi che meglio incarnano l’epoca in cui vivono. Tutto è perfetto. Sceneggiatura, dialoghi, interpreti e anche le musiche neo-sacre di Arvo Pärt tessono un arazzo di umane passioni, quelle dei protagonisti (ma le nostre non son da meno), talmente meschine da non meritare nemmeno la catarsi della morte. Vero vincitore della Berlinale, che invece premia il Taxi (pseudo?) clandestino di Panahai, questo film va inseguito come le giovani agnelline a primavera.

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Altra opera in concorso, ammessa, diciamolo, per la solita piaggeria che obbliga i vari festival a inserire uno o più film locali in gara, è Als wir träumten (As We Were Dreaming) di Andreas Dresen, traduzione cinematografica dell’omonimo best seller di Clemens Meyer. Ambientato nella Lipsia degli anni ’90, è la storia di un gruppo di adolescenti che, l’indomani della caduta del muro di Berlino, devono conciliare le possibilità offerte dall’età  e dalle nuove condizioni politiche con la spietata durezza e chiusura del mondo adulto. Molto didascalico e con pochi guizzi di regia, il film interessa soprattutto per i simpatici flash back sull’indottrinamento socialista che la DDR operava sui bambini. Piuttosto risaputa, invece, è la parte coming of age dei ragazzi, tra risse, birre e sballi. Televisivo.

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Finisce in bellezza l’esperienza berlinese delle pecorelle, con il sorprendente Cialo (Body) di Małgorzata Szumowska. La sorpresa è tutta nel particolare registro narrativo che la regista polacca ha saputo conferire a una vicenda che ha per centro l’anoressia di una adolescente. Nerina e Dispettina erano molto scettiche e temevano il drammone strappalacrime o l’ennesimo cronachismo (devo scrivere all’Accademia della Crusca di inserirmi quest’accezione del termine nel vocabolario) esangue. Invece hanno pianto (loro negano ma avevano gli occhioni lucidi) e riso come non capitava da tempo, grazie a una sceneggiatura raffinata e una regia originale giustamente premiata.

Das ist alles, come dicono qui.
Prossimamente il gregge brucherà l’erbetta novella antistante l’ingresso del teatro Giovanni da Udine, sede del FEFF.
Non perdete l’occasione di farvi un selfie con gli ovini più famosi del mondo, dopo quelli del presepe.

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