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Contagious – Epidemia mortale (Maggie) di Henry Hobson

di il 17/07/2015
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La volpe sbranata

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Non è un film di zombie

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IL MIO VOTO


AFORISMA
 

"Questa è la mia bambina"

 

Prima o poi qualcuno, magari anche in questa sede, scriverà un saggio definitivo sulla fascinazione che la figura dello zombie esercita sull’uomo occidentale contemporaneo. In questo senso l’esempio più evidente, per quanto riguarda la sua rappresentazione cinematografica, non è tanto Warm Bodies di Jonathan Levine, nel quale il morto vivente può tornare ‘normale’ grazie alla forza dell’amore (metafora didascalica), o l’ambiguo Les Revenants, la serie televisiva francese di Fabrice Gobert, in cui il risorto è già come noi, forse migliore. No. Il segnale più forte per capire quanto lo zombie sia stato assimilato nella cultura di massa, è vederlo utilizzato per commercializzare o veicolare qualcos’altro, trasformarsi in testimonial di un genere estraneo, come per le pin-up discinte nelle antiche pubblicità (in quelle odierne, invece, le donne si auto referenziano come modelli).

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Contagious del giovane ex titolista Henry Hobson, fa proprio questo: usa slealmente il soggetto del contagio zombie, per raccontare, in realtà, una lacrimevole storia di malattia terminale, aggravata da una sceneggiatura che fa del vuoto il suo stilema, un haiku poco ispirato di poche pagine, difficile da dilatare in un minutaggio da sala.
L’interesse principale del film è la presenza del sempre statuario e ingombrante Arnold Schwarzenegger, tornato di gran lena al mondo reale della fiction, dopo il breve sogno molto americano del self-made man diventato Governatore della California grazie agli steroidi e ai ruoli muscolari di Hollywood. Dal corto circuito tra queste due identità dell’attore settantenne, ecco scaturire la maschera di Wade, padre dolente e coraggioso: un duro disposto a tutto pur di riuscire a tenere con sé la figlia negli ultimi giorni di vita che le restano, prima di trasformarsi in zombie. Nel ‘disposto a tutto’, in realtà, ci sono solo un paio di scene di tensione con le forze dell’ordine, che vorrebbero portargli via la malata per sopprimerla in sicurezza, e uno scontro con gli ‘untori’ della stessa. Se nella descrizione del mondo in cui agisce il nostro grosso eroe, sono evidenti gli stereotipi di destra (armi, tradizionalismo famigliare, la fattoria come microcosmo autarchico, il coraggio di farsi giustizia con le proprie mani), nella realizzazione della storia si evidenziano quella finta sensibilità, quella insignificante pseudo profondità tipica di tanto cinema americano indipendente, quello col marchio Sundance, per intenderci.
E’ un pussy movie: la nemesi dei film d’azione degli anni ’70, rozzi e duri.

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Maggie, al contrario, fugge l’immediatezza del B movie (pur essendolo, alla fine) e lo scontato lato gore del tema, privilegiando la lacrima sulla violenza, i bei paesaggi rurali al trash urbano, il dolore interiore a quello fisico. Ma Hobson non è Bergman e nemmeno un Simon Rumley qualunque. Raccontare il dolore è difficile quasi quanto far ridere. Non bastano gli occhi canforati dell’attore settantenne o una fotografia plumbea, ci vuole personalità e, forse, qualche cicatrice nell’anima. L’ex titolista non le ha o, almeno, non le mostra in questa sede, ma possiede l’indubbio talento narcotico di riuscire a svuotare di ogni possibile spinta eversiva le diverse tracce narrative (zombie, antropofagia famigliare, epidemia), tenendole da inutile sfondo o richiamo per una storia di buoni sentimenti, con tanto di scontato triste lieto fine a sciogliere l’unico dilemma che aleggia in tutto il racconto: riuscirà il buon papà ad ammazzare la figlia prima di essere morso?
Poco importa allo spettatore, alla fine, ammorbato da un niente irritante dove c’è persino posto per un bacio tra infetti a una festa di comprensivi e tolleranti amici.

ft-maggie-1Quel che troppo è troppo. Si esce irritati soprattutto con Schwarzy, produttore di se stesso in un ruolo serio che il suo fisico da fumetto repelle, molto più verosimile come ‘vecchio ma non obsoleto’ cyborg in Terminator Genesys, che non come vecchio ma terribilmente stereotipato patriarca del vecchio Sud.

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Maggie (2015)
Maggie poster Rating: 5.7/10 (12155 votes)
Director: Henry Hobson
Writer: John Scott 3
Stars: Arnold Schwarzenegger, Abigail Breslin, Joely Richardson, Douglas M. Griffin
Runtime: 95 min
Rated: PG-13
Genre: Drama, Horror, Thriller
Released: 8 May 2015
Plot: A teenage girl in the Midwest becomes infected by an outbreak of a disease that slowly turns the infected into cannibalistic zombies. During her transformation, her loving father stays by her side.
commenti
 
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  • Michele Arienti
    17/07/2015 at 15:25

    Raccontare il dolore è difficile quasi quanto far ridere. Non bastano gli occhi canforati dell’attore settantenne o una fotografia plumbea, ci vuole personalità e, forse, qualche cicatrice nell’anima

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  • Paolo Villa
    23/07/2015 at 12:33

    è comunque sempre stato un coglione, Schwartzy. e noi gli abbiamo voluto bene per questo motivo preciso.
    gli elettori californiani gli hanno voluto pure più bene, da pigliarselo come governatore per un bel po’.
    ora però mi pare che si sia un pelo montata la testa.
    e ha rotto il cazzo.

    “vecchio, non obsoleto.”

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