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#Venezia73 – Ultimo giorno: 10/09/2016 – LA RIVINCITA DELLE SVAMPITE

di il 19/09/2016
 

Sono passate due settimane, e mi ritrovo sullo stesso regionale, questa volta di ritorno a Bologna, e la temperatura non ha demorso neppure un secondo in quasi quattordici giorni. Sto sudando come un cinghiale. Cerco di articolare un ripasso di tutte le emozioni e le esperienze fatte, e senza accorgermene sorrido, e mi viene in mente quel brano di Marc Cohn “Walking in Memphis”: “do I really feel the way I feel?”. La donna seduta di fronte a me, mi offre un dolce sguardo con quel fare: “cosa ca**o hai da ridere?”..

Essere a Venezia è stata la redenzione del 2016, e sento il dovere di condividere alcune precisazioni e sfatare alcuni miti, visto che sono uno che ride sui treni destando il disappunto di altri passeggeri. Iniziamo dai minuti di applausi: “dieci minuti di applausi”, “dodici minuti di applausi”, ho persino letto su testate ammeregane che la sbobba evangelica di Mel Gibson aveva ottenuto “quindici minuti di standing ovation”.. quindici minuti de ghé?.. i minuti di applausi non sono mai più di tre o quattro.. MAI!.. questi minuti di applausi riportati dalla stampa, sembrano quelle promesse mancate di alcuni uomini che aggiungono qualche centimetro qui e là, a seconda della situazione (ad esempio Tom Cruise e Silvio Berlusconi usano solette rialzate per essere qualche centimetro più alti, ma non QUINDICI CENTIMETRI PIU’ ALTI!).. Poi figuriamoci le delusioni che ho incassato a forza di conclamata assenza di centimetri dichiarati e che mancavano all’appello. Basta con questa smania di lievitare: i minuti di applausi son quel che sono, stesso discorso per i fischi: ci sono, ma sono fischi timidi. Per il film “Tommaso”, di Kim Rossi Stuart, i fischi sono stati così sciocchi. MA FISCHIATE CON LE PALLE! DI COSA AVETE PAURA? DI SEMBRARE DEI BULLI? DI FERIRE I SENTIMENTI DI KIM ROSSI STUART CHE COSI TANTO GENEROSAMENTE CI HA FATTO VEDERE LE SUE NATICHE PER L’ENNESIMA VOLTA?

Ho corso tanto, tra una pr20160909_102859oiezione e l’altra, sempre con un spritz in mano. La barista, dopo tre giorni, oramai non mi chiedeva più come avrei desiderato lo spritz.. faceva tutto lei.. mi prendeva il portafoglio, ritirava il contante, metteva il resto, e dopo qualche secondo ero già di corsa verso la proiezione successiva, con una mano impegnata. Al dodicesimo giorno il mio sistema non accettava più alcuna forma di alimentazione solida o liquida, accettava solo spritz.. e continua ad accettarli molto volentieri, ma come li fanno a Venezia, non li fanno in nessun’altra parte d’Italia.. Questo eccesso di assunzione di liquidi mi ha portato a conoscere quasi tutti i “servizi” del Lido (non so perché ho scritto quasi. LI HO CONOSCIUTI TUTTI). Ho dunque scoperto di essere portatore di una vescica bipolare. L’input arrivava dal cervello, ma poi spesso si rivelava un falso allarme.

Le visioni sono state tante, oltre 45 film. E ricordo benissimo uno in particolare, il film che si aggiudicò il LEONE DEL FUTURO – PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA, “The Last of Us”, film durante il quale avrei voluto strapparmi i bulbi oculari e rotolare per terra davanti al regista, in preda a uno spasmodico attacco di epilessia. Non solo è un film noioso, straordinariamente irrilevante a livello cinematografico, ma reclama anche la velleitaria pretesa di costituire un film di denuncia. La denuncia è già in corso contro il regista presso la Questura di Bologna.

Ho portato un taccuino a tutte le proiezioni, prendevo appunti nel buio della sala, ricopiavo alcune f20160904_125723rasi memorabili della sceneggiatura, segnavo numeri di telefono di conoscenze con le quali ho fatto “all’amicizia”®, ma quando mi sedetti a vedere “São Jorge”, nel primo fotogramma dove compare Nuno Lopes, ho iniziato a disegnare l’invito al nostro matrimonio: “Adelio e Nuno sono lieti di..” e via coi disegni di fiocchi, nastri e colombe.. Evidentemente non sono stato l’unico ad apprezzare “il talento” di Nunone Lopes, visto che si è portato a casa il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR ATTORE. Meritatissimo. Anche se non avesse pronunciato parola. Meritatissimo!

Sono ancora spiazzato dal premio ex-aequo nella categoria LEONE D’ARGENTO – PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA ad Andrei Konchalovsky, che ha portato un capolavoro come lo è PARADISE, e quell’ammasso di idee sconnesse e deliranti sfornate da Amat Escalante nel film “LA REGIÓN SALVAJE”. Finché non sarò parte della Giuria, avrò sempre da ridire sui premi che vengono assegnati. Ma è necessario che a Venezia ci ritorni, e ci ritorni, e ci ritorni, perché pur avendo incrociato intellettuali dal calibro di Gabriele Muccino, non sono riuscito a scambiare due parole con Natalia Aspesi, e solo in quel momento raggiungerò la pace dei sensi: di fronte alla mia anima gemella, bionda e gattara.

commenti
 
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  • Pietro
    19/09/2016 at 16:28

    Mentre tentavi di strapparti i bulbi oculari, durante The one of us, io tentavo di strapparmi altro… e poi mi è pure caduto il cellulare… e credo che nel recuprarlo ho disturbato l’ascolto del complesso dialogo ai presenti… o forse no?
    Comunque complimenti davvero Adelio Garcia. Mi piace come hai raccontato Venezia73 e spero di leggere così anche la prossima edizione della mostra del cinema
    🙂

    Thanx

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