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#Venezia73 – La Región Salvaje di Amat Escalante

di il 05/09/2016
 

In una zona molto vicina a Guanajuato (che si trova a circa 400 km di distanza a nord-ovest da Città del Messico, e a quasi 2000 m. s.l.m.), è caduto un meteorite (in un momento non ben preciso della narrativa). Il luogo geografico dove è precipitato questo meteorite ha determinato un aumento importante nell’accoppiamento della fauna locale (il regista ci offre esplicitamente un’immagine nella quale, quasi ogni specie -a modo di Arca di Noè- è impegnata nell’accoppiamento e procreazione). Il primo personaggio che incontriamo è una donna alquanto misteriosa, di nome Verònica. Veronica si reca regolarmente nel bosco e nella baita, dove risiede una coppia che tutela una bestia (viscida, tentacolare e con la capacità di donare piacere sessuale). Nel frattempo conosciamo una giovane coppia in crisi. Lei (Alejandra) non è appagata dai rapporti sessuali con suo marito, sono legati da due figli molto piccoli, e lui (Ángel), è costretto a recitare un copione da maschio omofobico per distogliere ogni dubbio sulla sua virilità, ma soprattutto per nascondere la relazione gay che porta avanti con suo stesso cognato (il fratello di sua moglie). Fin qui sembra che il sesso stia distruggendo l’esistenza di ogni singolo personaggio del film, come se il regista volesse bacchettarci dicendo: “andateci cauti col sesso che alla fine porta solo delle rogne”. Avrei da dire ad Amat Escalante che con il sesso non occorre andarci cauti, e che non porta delle rogne, ma sono d’accordo che potremmo evitare di essere talmente primordiali da infognarci in tradimenti all’interno della cerchia familiare.

La storia segue dunque quattro personaggi, la scoperta del tradimento, lo smascheramento di pulsioni che sono più che lecite e naturali (e già Marguerite Duras c’insegnò che “ciò che l’omosessualità ama come suo amante, sua patria, sua creazione, sua terra, non è il suo amante, è l’omosessualità”).

Alejandra dunque, schiacciata dalla scoperta dell’infedeltà e dalla dolorosa perdita del fratello, vede assottigliarsi lo spazio della ragione, e con questa sua razionalità oramai esigua, decide d’intraprendere la vera ricerca del desiderio. Accetta dunque l’invito di Veronica di avvicinarsi alla bestia, a quella creatura di origini ignote che rappresenta al contempo sia la decadenza sia lo spettro più ampio della soddisfazione sessuale, e talvolta anche la punizione definitiva. Considerando che si tratta di una collaborazione tra Messico e Danimarca, e che parte dello staff dietro la macchina da presa collabora in pianta stabile con Lars Von Trier, non è un caso che sussistano elementi estremi, già visti in “Antichrist” (del 2009).

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