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#Detour15 – Un Giovane® diario appena accennato sul Detour, il Festival del Cinema di Viaggio

di il 08/12/2015
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Mi PIACE

La selezione dei film, il prezzo del biglietto e l'amore per il cinema

NON MI PIACE

I mezzi tecnologici anteguerra e di conseguenza la mancata consegna di un'Aspirina® in omaggio ad ogni proiezione

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AFORISMA
 

L'indimenticabile Effetto Fonzie® del presentatore

 

Valutare l’esperienza ad un piccolo festival locale non è facile perché il ricordo tende a scivolare via velocemente. Cosi bisogna essere rigorosi, occorre porsi limitazioni standardizzate per accendere le idee. Un po’ come fanno da sempre le cartomanti solo che, al posto dei classici Amore-Lavoro-Salute (argomenti che mi gioco sempre con le persone di cui non m’interessa un cazzo), serve concentrarsi su argomenti quali Selezione, Pubblico e Qualità tecnico organizzative.

Sulla selezione dei film e lo staff
Sulla passione per il cinema che anima lo staff si possono mettere entrambe le braccia sul fuoco: è un festival allegro, economico, di cinefili per cinefili. Non ci sono altri scopi se non il piacere genuino di condividere l’amore per quest’arte. Dai film culto alle pellicole più nuove e nascoste, tutte sono frutto di un’attenta scrematura ed arriva chiara l’idea che siano proiettate li proprio perché son tanto piaciute ai selezionatori. Si vede la gioia che hanno provato nel vederle e ora nel proporle. Non sono sembrate le briciole maleodoranti dei grandi festival, non sono sembrate mero compromesso di budget e mi hanno, sinteticamente, fatto felice.
Voler infine tanto bene alla Signora Dei Sottotitoli® (d’ora in avanti Lovely-SDS®) che, eroica in prima fila, ha cliccato la barra spaziatrice del suo notebook migliaia di volte al giorno per sincronizzarli sul grande schermo e se non è amore per il cinema questo non so come meglio si possa evidenziare.
Pollice alto per la selezione ed i modi gentili dello staff.

Sul pubblico, purtroppo, niente di nuovo sotto il sole: davanti, dietro ed ai lati mi son sentito circondato da sessantenni arcigni di bassa statura. La solita selva noiosa di teste canute, spelacchiate e tiepidamente competenti. Mi sarei aspettato almeno un contraltare di barbe comuniste visto che Padova è da sempre una nota città universitaria ed invece, anche a livello di folclore odoroso/peloso, poco/niente. Sembra quindi semplicemente la solita domenica pomeriggio in un qualsiasi cinema d’essai. Al Detour, in questo senso, vale ahinoi il vecchio tormentone: “ogni giorno è domenica“.
Il cinema d’essai con le sue sedie di legno, anche se per motivi opposti, è un ambiente sociale deprimente quanto quello dei multisala glaciali e superficiali.
Almeno non c’erano le scarpette alla moda, i tatuaggi e i ciuffi perfetti del sabato sera in centro, dai.
Pollice moscio per il pubblico.

Sulle qualità tecnico/organizzative
Dal punto di vista della mera forza bruta il Detour viene messo in ginocchio praticamente da tutti i festival che frequento annualmente. Anche senza scomodare la Mostra del cinema di Venezia, il Far east film festival, la Berlinale o il Festival di Torino, questo evento padovano mostra il fianco insanguinato anche agli eventi minori come il Korea Film Fest o l’Asian Film Festival di Reggio nell’Emilia (pace all’anima sua).
Lo schermo rimanda agli occhi colori spenti e contorni confusi, l’audio del film ha un effetto eco che nemmeno il Papa in piazza. Un gran mal di testa, insomma. C’è da dire, però, che serpeggia voce sia una cosa voluta e ci sia sotto una sublimazione leninista del proselitismo cattolico tramite pucciosità, eco e gentilezza. Tutto prezzolato dalla CEI.
Da migliorare anche il sistema di votazione, non tanto per il far votare il pubblico al posto di una giuria (altri festival di prim’ordine fanno lo stesso) quanto nel far usare la penna quando tutti sono già arrivati alla conclusione che far strappare il foglietto all’altezza del voto sia molto più veloce e pratico. Perchè bastano le dita e si elimina la Signora Maria® che distribuisce penne, crea coda e poi perde la vita nell’insperato desiderio di recuperarle tutte. Ma mica le penne son li per caso: c’è un’altra cosa infatti da migliorare nel cartellino di voto, è quell’odioso retrogusto di phishing/spamming che ricopre la richiesta (pur ovviamente non obbligatoria) di scriverci sopra i propri dati personali con la scusa del premio importante che potrebbe vincere il fortunato primo estratto di turno. Capisco gli sponsor, ma mi è sembrato di tornare indietro agli anni di “Ok il prezzo è giusto” e alle tecniche elettorali lievemente subdole usate sui nostri nonni.
Sinteticamente, pollice basso per le qualità tecnico organizzative.

Non posso non concludere con l’indimenticabile effetto® Fonzie che ha regalato al pubblico il presentatore uscendo dalla porta del bagno piccolo in basso a sinistra dello schermo prima di salire sul palco per annunciare il film in proiezione: solo lui e il Divo del mitico Happy Days possono vantarsi ad oggi di un “ufficio” tanto originale. Anche solo ad immaginarlo ora, dopo settimane, mi viene il buon umore. Love it!
Ovvia quindi la mancanza di carta igienica, sapone e salviette, è un semplice corollario che li al momento non avevo afferrato, prendendomela pure un poco a male, da Vero Uomo Medio®.

Al prossimo anno!

Tutte le info qui: www.detourfilmfestival.com

Per i giudizi sui film visti dal Detour, qui.

commenti
 
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    tanaka
    08/12/2015 at 23:33

    Se abitassi a distanza da non pernottamento, sbaverei per esserci.
    Agli organizzatori del Festival: pagate quest’uomo, che tanto vi ama, per risolvere le magagne che ha evidenziato.
    Vi do anch’io un suggerimento gratuito: affittate il chiosco dei folpetti per tutta la durata del Festival!

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