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#Venezia76 – diari teen da quel bell’inferno chiamato weekend, YOU WILL DIE AT 20 Vs GIANTS BEING LONELY

di il 10/09/2019
 

Diciamocelo: l’adolescenza è una stagione che tutti vorremmo aver saltato a piè pari. Quelli che a sedici anni primeggiavano per figaggine e sfrontatezza, una volta divenuti brave massaie adulte, vorrebbero non ricordarsi di quanto era facile allora farsi adorare dall’intero branco anche solo per un rutto lungo tutto l’alfabeto. I timidi, quelli che nell’età delle prime domeniche pomeriggio in discoteca si prendevano troppo sul serio sottraendosi ad indegne compagnie, ora si mangiano le mani pensando a quante occasioni di sesso giovane, impacciato e gratuito si sono perduti: tutta esperienza che di certo avrebbe aiutato negli anni a venire.
Ma veniamo alla Mostra: i brufolosi mantengono sempre un loro fascino, anche nella settima arte. Fa in particolare parlare di sé quella sottospecie di brufolosi di periferia, che vive cioè lontana da fonti di ispirazione o di intrattenimento diversi dal patronato, dalla squadra di calcetto, dalle amichette dell’autobus o dai tossici della sala giochi. Che siano nativi dell’Africa centrale o del North Carolina, poco importa:

YOU WILL DIE AT 20 di Amjad Abu Alala è il classico film che si vede perché, nella persa lucidità delle fatiche da festival, ci si mette in coda per la sala sbagliata. Nell’intimità della Sala Perla, annunciano che si tratta della prima opera presentata alla Giornata degli Autori proveniente dal Sudan e questo basta a migliorare la mia predisposizione d’animo nei confronti della proiezione, nonostante il fuoriprogramma. Faccio definitivamente pace con me stessa quando realizzo che il film non è per niente male. La storia ruota intorno a Muzamil, un ragazzo che porta in sé la condanna delle tradizioni ancestrali. Infatti, in occasione del suo battesimo i dervisci dello sciamano locale imprimono su di lui un marchio funesto: morirà a 20 anni. Questo presagio si traduce da subito in indiscussa verità per gli abitanti del villaggio, compresi i genitori del predestinato: il padre non regge lo stress e si mette in viaggio, la madre accudisce un figlio sciagurato portandone preventivamente il lutto. Muzamil non alza quasi mai la testa dal suo isolamento, accettando l’ineluttabilità della profezia ed assicurandosi di averla assimilata bene: “Conta anche il tempo che ho passato nella tua pancia?” chiede a sua madre. Lo sguardo sulla vita semplice del villaggio è lucido e criticamente affettuoso, le immagini sono tagliate bene e la narrazione scorre lenta ma piacevole. Un debutto sudanese promettente, dervisci permettendo.

GIANTS BEING LONELY di Grear Patterson, come tutti i teenage drama, può essere veramente apprezzato solo da chi a quattordici anni non ha mai avuto il coraggio di stare in piedi sul tagadà. La fine dell’anno scolastico da sempre offre agli adolescenti dell’America rurale le giuste occasioni per misurarsi e testare il proprio livello di autoaffermazione: che sia il prom o la finale del torneo di baseball, è da qui che si esce vincitori o perdenti. I due biondi protagonisti maschili si somigliano così tanto che, oltre a costringerci ad aguzzare la vista per individuare i segni di riconoscimento dell’uno o dell’altro, finiscono per farci pensare che questi incarnino una specie di Giano bifronte in piena urgenza ormonale. L’uno, cameretta in prefabbricato e padre alcolizzato, eccelle nelle qualità sportive e suo malgrado seduttive, mentre l’altro, dalla finta famiglia perfetta, ingurgita fallimenti ed espelle rancore. Fortunatamente, la storia non va ad insistere sulla rivalità tra i due, che resta in superficie, ma veicola in modo efficace la forte sensazione di confusione ed insicurezza data dalle prime sperimentazioni sentimentali, dall’impossibilità di confrontarsi con un mondo di adulti pusillanimi o violenti e da quella ingenua impellenza di ottenere qualcosa o qualcuno. Un Umberto Tozzi infilato ad arte rende tutto ancora più kitsch. Lo so, probabilmente Giants non aggiunge niente alla categoria, ma il suo tono mesto e desolante mi ha inebriata senza fatica.

Largo, largo! Fate passare. Avevo detto di spargere i petali rossi al mio passare, chi è il responsabile qui?!

Largo, largo! Fate passare. Dove sono i petali rossi? Chi è il responsabile qui?!

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