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#Venezia74 – Cronache Marziane! La mostra ai tempi del new jersey, parte 1

di il 31/08/2017
 

Sommozzatori in laguna, new jersey e paletti di cemento con telecamere puntate notte e giorno su Piazzale Roma, metal detector al Lido. Così recitava l’altro giorno l’autorevole quotidiano a diffusione nazionale Corriere Della Sera nell’articolo intitolato Terrorismo, la Mostra non ha paura. Senza dubbio tutto ciò farà dormire sonni più tranquilli alla mite cittadinanza lagunare ma io credo che sia solo il punto di partenza di un lungo percorso basato sulla prevenzione ed il controllo capillare sul territorio. Sì, perché se pensate che i cavernicoli che invadono Venezia ogni weekend per festeggiare l’addio al celibato con la tshirt Ghe Sboro Venessia Bacaro Tour si spaventino per un paletto di cemento o un new jersey – un niu gersi, che casso xe? – avete sbagliato decisamente i vostri conti. Sarebbero molto più efficaci getti di idranti ad alta pressione ed obbligo di lettura di almeno cinque libri nell’anno solare, pena la confisca del trattore di papà.

Dopo aver scartato l’idea di ordinare una tuta mimetica su Amazon – solo perché, nonostante Amazon Prime, non mi sarebbe arrivata in tempo utile – decido di sfidare la sorte e mi avventuro verso la trincea del Lido. Sembra diano un Festival da quelle parti…
Sul motoscafo diretto alla Mostra delle 8.15 pare di essere in un mercato rionale di Torpignattara e la cosa mi mette di buonumore, non so neanche io perché. Mentre mi lascio irrorare dagli spruzzi salmastri delle onde manco fossi una cosciona sullo yacht di Briatore, ecco affiorare a poca distanza la testa di un sommozzatore. Incredulo, mi tolgo istintivamente le cuffie, giusto in tempo per sentire l’urlo di guerra di un gabbiano che si porta via la testa del sommozzatore, rivelatasi nel frattempo un semplice colombo passato a miglior vita.
Arrivo trafelato giusto un minuto prima dell’inizio della proiezione del primo film della 74 Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica. Hurrah!!!!
Non so bene cosa aspettarmi da Payne perché avevo trovato Sideways enormemente sopravvalutato, About Schmidt appena OK e Nebraska un capolavoro in grado di toccare tutte le mie corde neanche fossi la Gibson Doubleneck di Jimmy Page. Purtroppo, l’idea di base del film sarebbe adatta al più per una puntata di un’ora di Black Mirror e Payne appare subito incerto sulla direzione da imboccare, oscillando tra satira sociale, commedia e pamphlet ambientalista con il risultato finale di un brodetto insignificante, salvato parzialmente solo dal cameo strepitoso di Christopher Waltz. 1,5 risicato per DOWNSIZING dunque, anche se probabilmente qualcuno griderà al capolavoro.
Per fortuna, uscendo mi imbatto in Annette Benning e mi torna il sorriso. Giusto il tempo per arrivare al Leone D’Oro e rinunciare subito causa coda tipo food bank del film di Ken Loach ed eccomi ritornare allo stesso identico posto in prima fila in Sala Darsena per assistere ad un film italiano, che dio mi assista.
Ed invece NICO, 1988 è una piacevole sorpresa. Pur essendo in alcune parti un po’ didascalico come molti biopic (e con flashbacks particolarmente goffi) è un film vivo e cattura in maniera molto convincente le dinamiche di una band in tour. La Nicchiarelli è chiaramente innamorata della materia e Trine Dyrholm è assolutamente divina nella parte di Nico. E si ritrova anche una stracazzo di voce (pensavo fosse doppiata nelle performance canore ed invece è proprio farina del suo sacco). Quando ruggisce My Heart Is Empty in una palestra di Praga mi è scesa pure una lacrimuccia. Voto 3
Ma forse la lacrimuccia è dovuta solo ad una crisi di astinenza e quindi corro immediatamente ad espletare i miei doveri di Official Product Tester per la Cynar alla più vicina mescita pubblica.

   
Neanche il tempo di rilassarsi un attimo e sopravvivere alla carica di una mandria di dodicenni infoiate alla rincorsa del taxi di Matt Damon ed eccomi in coda sotto la candela per assistere alla rivincita di Regan nell’ultima fatica di William Friedkin.
THE DEVIL AND FATHER AMORTH è una colossale lotta tra titani per il titolo di paraculo dell’anno la cui classifica finale è:
1. William Friedkin
2. Padre Amorth (pace all’anima sua)
3. Satana
4. Cristina l’indemoniata
Il voto non può che essere un sonoro NC
Altro giro di Spritz al Cynar in compagnia degli amici cricchettari ed è tempo di assistere alla sfilata sul tappeto rosso di attori, registi e (soprattutto) assessori e parenti che se incrociassero Lav Diaz in Tuxedo gli ordinerebbero un altro vassoio di canapé. Tutto intorno un oceano di signore con mise e cappelli improbabilissimi, sembrano comparse di un film sulle corse di Ascot girato da Ken Russell. E anche qualche cantante dato per morto…

                     

Ma è ormai scoccata l’ora del mio ultimo film della prima giornata ed è fortunatamente un congedo col botto. FIRST REFORMED è una cupa e coraggiosa riflessione su colpa, redenzione e morte ed è l’ennesima dimostrazione che non c’è nessuno come Paul Schrader in grado di osservare al microscopio il processo di discesa nella follia della mente di un essere umano. Mettete un abito talare al suo Travis Bickle e vi apparirà il meraviglioso Ethan Hawke di questo film. Adorabile anche la citazione di Night Of The Hunter nella scena finale con la canzone Leaning On The Everlasting Arms. Voto 4,5 senza pensarci due volte.
Dopo otto ore di film posso finalmente tornare a casa. Felice ed ebbro di cinema e Cynar, eppure sento che manca qualcosa… Ah sì, ecco: dove sono i new jersey?

 

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