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#FEFF24 – Una coda di pillole vintage dal Far East Film Festival di Udine

di il 26/02/2023
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Il mondo parla solo una lingua: la lingua dell’amore“: questa citazione dal mondo #FEFF del lontanissimo 2019 ci catapulta nella più lacrimosa delle aperture.

Siamo nel 2022 e già ci sentiamo nel mondo post-nucleare di Conan il Ragazzo del Futuro, sopravvissuti ad una pandemia e piombati in clima di guerra. Ma il FEFF non lesina abbraccioni, gattini e buoni sentimenti: i due film della prima serata di festival #italianrecipe e #specialdelivery ci ricordano che romance e trash vincono sull’odio e su Putin.

Nice View di Wen Muyue
Favoletta motivazionale piuttosto prevedibile, vagamente disneyana, di quando la Disney era fatta di mamme morte, orfanelli in difficoltà e bambini con malattie terminali.
Una sorta di sogno americano Made in China ricco di comicità involontaria, perché quelle lacrime provano a cacciartele fuori con la pala. Non bastano la bella fotografia e qualche diversivo divertente a salvarlo dal cestone dei film lacrimevoli in sconto al supermercato.
Film di regime.

L’ultima giornata di questa edizione del #FEFF24 ci propina una doppietta di drammi giovanili.

Dopo i titoli di coda di The First Girl I Loved, una pagina di diario adolescenziale targata Hong Kong, le nostre lingue biforcute vengono zittite dalle copiose lacrime di commozione sgorganti dal regista esordiente e dall’applauso finale del pubblico. Non ce la sentiamo proprio di scrivere niente sull’ingenuità della narrazione ed il filtro amarcord applicato alle immagini.

Il secondo One Day You Will Reach The Sea, che condisce ingredienti cui sopra con il tema del lutto, nonostante mostri una mano ben più matura, non riesce comunque a convincerci a rimanere incollati alle comodissime sedute marchiate #linosonego. Il segnale è quindi piuttosto chiaro: siamo di fronte al papabile vincitore di quest’anno.

Dopo un’overdose di pellicole #Coccolose, il giapponese #Noise ha il pregio di riportare l’indice glicemico degli spettatori a livelli accettabili, con i suoi toni da commedia nera.
La sopravvivenza di una piccola isola dipende da quanto i fichi neri che si coltivano al suo interno sapranno attirare attenzione e finanziamenti pubblici. Tra facce di disgusto per la pornografica consistenza dei succosi frutti e cadaveri di cinghiali che si mescolano a quelli umani, il film avrebbe tutti gli ingredienti giusti per far ingranare questo festival. Peccato però che finisce per indugiare troppo su stesso.

Se il nostro cuore di cane incrostato di quotidianità è stato quasi scalfito dal tenerone MIRACLE: LETTERS TO THE PRESIDENT, cioè dalla storia di un ragazzo che sogna di costruire la stazione ferroviaria nel suo paesello sperduto, significa che davvero il famoso polline di glassa e bontà del Far East Film Festival, dopo tre giorni, sta finalmente iniziando a fare effetto.
Grazie #FEFF24

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