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#BERGAMOFILMMEETING – Una pioggia di selfie dalla città dei mille – parte 5

di il 10/03/2016
 

Giorno che inizia con un altro film di Jacso, OLDAS ES KOTES del 1962, molto diverso da quello di ieri, anzitutto per la mancanza assoluta di surrealismo. Parla di un giovane medico che non riesce a sentirsi a suo agio in nessuno degli ambienti che frequenta: in ospedale per via delle discordanze coi superiori, tra gli artisti perchè annoiato dalle letture di poesie, in campagna dalla famiglia, perchè lontano da casa da troppi anni. Burrascoso sentimentalmente, ha relazioni con tre donne diverse, ma il suo rammarico è di non avere una moglie. Tutto questo fa crescere un’inquietudine che non abbandona mai nemmeno lo spettatore. Assolutamente aderente al gusto cinematografico dell’epoca, i legami col neorealismo italiano e, soprattutto, con la Nouvelle Vague francese, sono evidenti.
VIVRE ENSMBLE di Anna Karina. Datatissimo (è del 1979) ed irritante. Karina, splendida attrice, sperimenta la regia con scarso successo. Storia fin troppo vista del ragazzo perbene che, incontrando una ragazza ribelle, lo diventa a suo volta, fino a bruciarsi completamente, mentre lei – diventata mamma – si responsabilizza. Niente di originale, capita spesso anche nella vita vera.

Prima del film in concorso, mentre sto bevendo delle birre, vedo Valery Rosier, regista di Parasol, mi avvicino ed iniziamo chiacchierare sul suo film, gli salvo il sito della cricchetta nel telefono. E’ molto contento che nella mia recensione abbia fatto l’accostamento con Ulrich Seidl. Gentile, cortese e disponibilissimo è molto modesto anche sul proprio film e quando gli ho detto che ha avuto moltissimi applausi e che potrebbe vincere, sembrava veramente sorpreso.

EKLAVA, film in concorso che avevo già visto su consiglio di un crichettaro. Il regista, presente in sala, è goffo ed impacciato ma veramente simpatico, se ne va 30 secondi prima che finisca il film per evitare di sapere se è piaciuto o no; timore inutile perché raccoglie moltissimi applausi. Adorabile.

 

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Subito dopo Petr Zelenka sul palco per presentare il suo nuovo film LOST IN MUNICH. Annuncia candidamente che il pubblico presente può capirne al massimo il 70% perché è comprensibile solo dalle persone di nazionalità ceca. Anche frequentando festival in giro per il mondo, questa volta non voleva fare un film internazionale. Il film è spassoso e con una costruzione molto originale. Il motivo per cui Zelenka ha detto che non si sarebbe capito del tutto è che il fatto su cui verte è il trattato di Monaco del 1938, quello con cui Germania, Italia, Francia ed Inghilterra consegnarono il territorio dei Sudeti alla Germania, anche se esisteva un trattato precedente per non farlo. E questa cosa ha sempre identificato il popolo francese, nell’immaginario ceco, come dei traditori. Detto in questo modo parrebbe una cosa noiosa, invece è un film nel film, con pappagalli, simpatie per Hitler e commenti non certo lusinghieri nei confronti del popolo ceco.
Non anticipo molto perché il film è un continuo colpo di scena e parlandone si rischia di rovinarne la visione. Piaciuto molto in sala.

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