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#BERGAMOFILMMEETING – Una pioggia di selfie dalla città dei mille – parte 4

di il 09/03/2016
 

E’ il quarto giorno e ormai inizio a riconoscere i ragazzi che lavorano nelle sale (sempre gli stessi, stacanovisti), quelli con cui ho scambiato qualche commento sui film e pure i gruppi da cui sedermi lontano, perché parlano, sia durante che dopo il film, i saputelli, con la bocca sempre verso giù e lo sguardo socchiuso per valutare chi e cosa sia degno del loro interesse.
Venire ai festival, oltre che incontrare film invisibili o di parti lontane del mondo, offre l’opportunità di vedere in sala opere di registi che si conosco (o si sono studiati) ma guardati solo in videocassette scadenti.

 

amichetti

 

L’OROSCOPO DI GESU’ CRISTO di Miklos Jancso (di cui si svolge una retrospettiva in questo Meetin) è uno di questi: film complicatissimo e bello, ha la caratteristica principale che hanno molti film dei paesi dell’Est di essere molto colto.
La censura dell’epoca (in questo caso Ungheria) obbligava a non essere molto chiari e approdare ad un livello surreale per eventuali denunce al regime.
Jospeh K. (non a caso il nome del protagonista de Il processo di Kafka) in una serata con amici si lascia andare a dichiarazioni contro il regime stalinista e i suoi soprusi ed è ripreso da una videocamera. Inizia da qui la sua odissea e la fuga dalla polizia di stato. Detta così potrebbe essere una trama normale, ma si evolve in un contesto difficile da seguire, in cui la trama viene raccontata anche da televisioni presenti nelle case, nelle strade e nei bar. Cose, case e persone spariscono da un momento all’altro (che è la similitudine più forte con i regimi dell’epoca, o almeno nell’immaginario che aveva di questi la società occidentale).
Non un film di intrattenimento, ecco.
Decisamente migliore del film di ieri di Zbanich (Love Island) è quello odierno GRBAVICA , ritratto di una Sarajevo post guerra della ex Jugoslavia, una realtà di persone distrutte dal dolore e dalle avversità, di gente arricchita e della nuova mafia, di ferite mai curate. La storia è un rapporto complicato tra madre e figlia, difficile perché entrambe toccate da un passato recente, anche se non è un malessere urlato ma sopportato: bella la scelta del regista di affidare i ruoli ad attori con facce molto sofferte, maschere di dolore portato con dignità, Mirjana Karanovic, l’attrice che interpreta Esma su tutti. Mai retorico, molto brava l’attrice che interpreta Luna Zimic Mijovic, la figlia stronza, arrogante ed insopportabile.
Film molto forte nel bel mezzo del pomeriggio SUZANNE SIMONIN di Jacques Rivette, un film del 1966 che narra le vicende di una ragazza di buona società che viene costretta a farsi monaca in quanto figlia illegittima e quindi senza eredità. Dopo una prima rinuncia la ragazza si vede costretta ad accettare la clausura. Dopo qualche tempo si accorge che la vita del convento non fa per lei e cerca di abbandonare l’abito religioso, provocando un sentimento di odio e rifiuto da parte della superiora e delle altre monache. Inizia per lei un periodo di vessazioni, torture e abusi che finisce solo quando l’avvocato che si occupa del suo caso riesce a destare l’interesse di un religioso che pone fine alle sue sofferenze spostandola di convento dove le cose cambiano, ma non in meglio. La nuova superiora, dall’apertura mentale fin troppo vasta, indossa gioielli, compone musica e s’intrattiene piuttosto vivacemente con le altre suore. Suzanne si trova al centro della sua “attenzione” e fatica a rigettare le avance. Stupisce vedere il grado di lusso in cui vivono le suore in questo secondo convento, con orecchini, collane, cibo prelibato e vestaglie sgargianti, ma non dovrebbe, abituati come siamo a vedere cardinal addobbati come drag queen sudamericane ingioiellate che vivono in attici strepitosi a Roma centro.
Anna Karina bravissima, misurata ed intensa interpreta una riuscitissima Suzanne.

 

parasol

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