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#Venezia78 – I problemi di prenotazione dei Boomer e le soluzioni possibili

di il 03/09/2021
 

Non ho fatto in tempo a congratularmi con la segreteria per la perfetta organizzazione dello scorso anno che, già dopo un giorno dall’apertura, nella cittadella c’è stata una mezza guerra civile. Lo so, l’Italia non è la Svizzera, è un paese molto più allegro, brontolone e cronicamente indietro a livello tecnologico. Sarà stata la stanchezza.

Non so chi sia, ma per per lui potrei finalmente coronare il sogno di diventare omosessuale. Lo amo e sono certo abbia pure il six-pack

Il problema è semplice: a fronte di un numero di posti limitato (in sala ci si siede una poltrona si e una no) ci sono una valanga di accreditati. Tutto si risolverà da sé lunedì, quando la maggior parte dei giornalisti tornerà in ufficio, ma contiamo anche di dare una mano alla segreteria della Biennale per mettere una pezza al problema che, per ora, ha l’effetto di deliziarmi giornalmente con scene isteriche e gente incazzatissima: una petulante, incessabile, sceneggiata napoletana. Ne sia da esempio quella delle due sessantenni, piene di rabbia dietro di me in coda che, evidentemente, tenevano a far sapere a tutti che hanno pagato l’abbonamento una 85 e l’altra 200 euro e non riuscivano a prenotare praticamente nulla. E che dire delle delle facce illuminate nel buio delle proiezioni? Il dito frenetico aggiorna sistematicamente la pagina internet delle prenotazioni, gli occhi pazzi, i denti stretti e le ascelle pezzate: i giovani (quelli nati già connessi ad Internet) reagiscono al problema stando ossessivamente attaccati al cellulare, aspettando la gioia di vedere un posto libero dopo uno dei mille tentativi di prenotazione. Come in un videogame da battere, eccitati dalla sfida, pena la gogna del Game Over. La lotta a chi prenota per primo è la nuova droga del 2021: dà dipendenza.

Si sarà capito che i posti si volatilizzano nel giro di qualche minuto da quando vengono resi disponibili e, per accaparrarsene uno, bisogna essere un lampo, collegandosi all’ora precisa, spaccando il secondo. Prenotare diventa praticamente un lavoro in catena di montaggio, sempre che non crolli il server, cosa che accade non certo di rado, mostrando la simpatica Red Face Of Death®:

 

La Cricchetta, si sa, cammina a un metro e mezzo da terra, sollevata al cielo dall’ovazione dal pubblico adorante, non viene certo contaminata dai piccoli problemi del quotidiano. Osserva, riflette, si pone domande e propone soluzioni. Elargisce consigli non richiesti a quasi tutti i festival, quindi perché non farlo anche alla Mostra?

Pronti? L’unica soluzione possibile è: lasciare piena libertà a tutti gli accreditati di prenotare in anticipo tutti i film che vogliono. Se in qualche sala il numero di richieste superasse quello delle poltrone disponibili, si estrarrebbe a sorte tra chi ha fatto domanda. È l’unico modo per superare l’epoca primitiva/prepotente in cui chi prima arriva meglio alloggia, che somiglia molto alla legge della giungla in cui il più forte vince. La soluzione selvaggia di lasciare tutto com’è, non potrà che reiterare la guerra tra generazioni a colpi di click.

L’emancipazione ha i suoi tempi, capisco. Se una soluzione cosi moderna, civile e usatissima nel campo dell’informatica (dove i colli di bottiglia sono all’ordine del giorno), sembrasse troppo difficile da adottare già in quest’edizione, si potrebbe temporaneamente tamponare fissando alcuni paletti. Si apra quindi il sipario per il Bon-ton forzato da aggiungere al software che si occupa delle prenotazioni:

  1. Impedire ad un singolo account di prenotare più volte lo stesso film in giorni diversi. Per capirci, ora se volessi potrei prenotare per me tutte le proiezioni di Dune in qualsiasi orario/giorno.
  2. Impedire ad un singolo account di prenotare due film trasmessi in orari sovrapposti. Ora posso prenotare un numero illimitato di film trasmessi oggi alle 14.
  3. Ampliare il numero di ore entro cui dover disdire la prenotazione per non incorrere nella sospensione dell’accredito. 12 ore funzionerebbero molto meglio, facilitando al tempo stesso la programmazione della giornata a chi subentra.
  4. Ampliare il numero di posti, aprendo ad esempio agli accreditati le sale di Mestre.
  5. Permettere la cancellazione della prenotazione fino all’ultimo, mantenendo la punizione per chi non la cancella con l’anticipo previsto. Questo eviterebbe di trovarsi decine di posti liberi in sala con la gente fuori che scalpita per entrare.

 

Problema risolto, consulenza gratuita, per il solo amor di cinema. Che non si dica poi che la gente è solo brava a criticare.

Infine, un abbraccio a chi, dimostrando l’animo nobile e sereno che era impossibile non notare in tutti questi anni, ha preferito scherzarci su inaugurando la sezione Le Giornate Degli Autori 2021 così:

 

“Benvenuti e complimenti per aver vinto la lotteria dei posti per gli accreditati di quest’anno”

 

La battuta bonaria di una delle grandi istituzioni legate a Biennale Cinema, è diventata purtroppo scintilla per gli animi impoveriti da troppa rabbia tra il pubblico. Nella sua giovialità aveva in realtà involontariamente suggerito la stessa soluzione che darebbero gli specialisti della facoltà di informatica a Ca’ Foscari. Come ci insegna il saggio Chen Guan nel suo (terribilmente amatoriale) Shen Kong, che stava per essere presentato di li a poco:

“Siamo più ricchi ma anche più agitati dei nostri nonni”

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