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#FEFF24 – Il concerto di Midori HIRANO, un coraggioso passo falso al Far East Film Festival 2022

di il 25/04/2022
 

Piccolo passo falso, al Far East di quest’anno, in uno degli appuntamenti tradizionalmente più accattivanti della manifestazione: il concerto del weekend, organizzato in collaborazione con l’autorevole Sexto ‘nplugged, manifestazione che frequento felicemente da almeno quindici anni.

Lo scivolone non dipende tanto dalla qualità della performance della pianista che, con quei tocchi impalpabili sui tasti, ha creato un momento meditativo collettivo, quanto dal confronto distruttivo con la serata musicale dello scorso anno, in cui suonava gratuitamente il leader degli stratosferici Notwist.

Un concerto minimale, sperimentale, al rallentatore, su straccio elettronico privo di ritmica e composto da campionamenti sovrapposti farebbe fatica a trovare un pubblico entusiasta in un festival di specialisti nerd dell’avanguardia sonora, ma non serve arrivare a tanto: non fatico ad affermare che è materiale troppo ortodosso anche per essere inserito come “Main Event” in un’edizione del raffinatissimo e pressoché infallibile Sexto ‘nplugged stesso. È una proposta coraggiosamente al limite che, inserita in un festival cinematografico popolare e per tutta la famiglia, stride come un coltello sul piatto. In sala ho visto, giuro, una bambina di 7-8 anni che domattina chiederà di essere trasferita in orfanotrofio con urgenza.

Al di là dei gusti personali o dei 20 euro chiesti per un concerto di 45 minuti, quello che stona è il cortocircuito che si forma pensando alla qualità più rappresentativa del Far East, ovvero il suo mood leggero, autoironico e pop, anzi Kombat-Pop-Kazzuto alla “I’m Coming Out” di Diana Ross. Insomma, la fragilità della proposta sta nella coerenza col contesto.

Il pagellino resta sempre con il 10 e lode sia al Far East che al Sexto, due eccellenze italiane di cui andare fieri a livello internazionale ma, come diceva mia nonna, prendili separatamente e son magnifici, mettili assieme e avranno bisogno di molto tempo, a volte tendente all’infinito, per integrarsi, fondersi e trovare il giusto equilibrio.

Detto questo, stamattina, a poche ore dallo show, piombato giusto in tempo per smentirmi, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine è stato proiettato il tragico The Apartment with Two Women di Kim Se-in e in seguito il modesto My Small Land di Ema Kawawada: è chiaro quindi che quello sbagliato al concerto ero io, come lo ero in sala stamattina.

So, Peace&Love or whatever…

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