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#FEFF21 – il disastroso film d’apertura, Birthday di Lee Jong-un

di il 28/04/2019
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…e vissero tutti felici e contenti!
Ora, bimbi, tutti a nanna.
E poiii? Cosa succede poi, Suor Gray?
Beh, poi chiedi il divorzio pensando che tuo marito ti abbia abbandonata quando invece è stato tre anni in prigione, il figlio ti muore annegato mentre va in gita scolastica, fai la cassiera al supermercato e sei al verde, urli di dolore la notte disturbando i vicini, i parenti vengono a trovarti sperando in una fetta del risarcimento della compagnia dei traghetti e il medico ti prescrive gli psicofarmaci.
Ora, cari orfanelli, ditemi: avete capito perché le fiabe per bambini finiscono sempre quando il principe e la principessa si sposano?

Un film d’apertura non certo scoppiettante per questo Far East Film Festival 2019. È vero che i drammi familiari non sono il mio pane, è vero che la presenza in sala dei politici (insultati a gran voce dalle ultime file della platea), dei curiosi con cultura televisiva, delle anziane ingioiellate con parrucca ottocentesca bianco-cotonata e, in generale, di un pubblico troppo vario, rende praticamente impossibile proporre un grande film capace di soddisfare tutti, ma certo non mi aspettavo questa pioggia di banalità che sfociano in un vergognoso, patetico, lunghissimo finale.

Le cose sono due:
1) il regista ha una strategia, crede che facendo singhiozzare ininterrottamente gli attori sullo schermo allora pianga a dirotto anche il pubblico in sala, per nessuna ragione apparente se non per imitazione, un po’ come le scimmie ammaestrate
2) è convinto che oggi, nel 2019, il melodramma sia la forma più equilibrata per comunicare un argomento, estremamente battuto in romanzi, film e testi scientifici, come la digestione del lutto.

Purtroppo per lui esistono tante altre opere infinitamente superiori che hanno affrontato lo stesso tema in maniera meno ovvia del semplice frignare. Dall’opera artistica mi aspetto un ritorno che riesca a scavalcare la reazione puramente automatica/spontanea. E’ obbligo dell’artista saltare a piè pari quello che il pubblico, dal più smaliziato al più infimo, si aspetta e conosce. Vorrei insomma fosse in grado di leggere il reale in maniera trasversale, originale, nuova. L’arte deve avere qualcosa di diverso da dire, deve saper far aprire gli occhi all’uomo primitivo schiacciato su famiglia, salute e lavoro. Qui invece solo singhiozzi, musi lunghi e grida, ovvero le stesse reazioni infantili che potrebbero avere gli animali, tipo i ragni. Ma l’essere umano non è un insetto, ha partorito idee e comportamenti strabilianti nei secoli. E l’arte, di tutta questa evoluzione, ne è e ne deve essere sia il ricordo storico che il megafono.

La grande attrice protagonista, premiata prima della proiezione per le sue prove passate, ha mostrato il fianco con una performance piegata da questa sceneggiatura ignobile, tradita un po’ da dialoghi risibili, uno su tutti quello con la figlia a tavola, e un po’ dall’interpretazione parrocchiale, una su tutte la mano davanti alla faccia prima di mettersi a piangere. Qualcuno che l’ama le dica che nessuno, MAI, nella realtà si mette la mano davanti agli occhi prima di piangere, specie se lo fa da solo in cameretta.

La cintura da supereroe sfoggiata dalla Star Jeon Do- Yeon in sala

Temo che il risultato disastroso non fosse voluto, il film era si un suicidio anche sulla carta, ma non nell’idea iniziale. Era stato pensato come un’opera intelligente che non intendeva mostrare la morte, ma la vita che prosegue, dopo il lutto. Il regista sembrava aver intuito l’ostacolo in cui non doveva inciampare, l’aveva visto, ma poi, forse preso dal timore di non piacere alla grande massa di pubblico ormai abituata a forza ai sentimenti di pancia più che di testa, è caduto rovinosamente abbassando il livello del film fino all’altezza del bacino.

Verso metà proiezione, in centro alla sala ho provato a far riposare gli occhi ma il suono avvolgente a 360 gradi di gente che tira su col naso, anche tra i presenti, iniziava a darmi la nausea, cosi quando sullo schermo toccano il fondo iniziando a leggere una poesia stucchevole sul figlio morto sono uscito. Sentendomi subito meglio.

Il riciclo dei dolcetti pasquali invenduti è l’idea Green Ambientalista di quest’anno al buffet di inaugurazione del Festival

Infine, viste le litigate del pubblico per trovare un posto virtualmente pre-assegnato e visto che alcuni non sono neppure riusciti ad entrare in sala, un suggerimento agli organizzatori: è molto meglio chiudere gli inviti con 50 posti liberi (da usare semmai per una virtuale rush-line) che fare overbooking e trovarsi odiati dalle persone chiuse fuori. Ne va del buon nome di questo festival altrimenti sempre allegro e ben voluto.

Domani è un altro giorno.

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    28/04/2019 at 17:10

    Grazie della recensione! Io me lo sono perso ma a quanto pare, come da tradizione, il film d’apertura del Feff non è dei migliori. Chissà perché.

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