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8 giorni per sopportare le avances di Benicio del Toro a #Cannes2018 , parte 4

di il 17/05/2018
 

Degli 8 fatidici giorni ne sono rimasti solo 3, ed io non sono ancora riuscito a vedere Cate Blanchett. Non faccio che scappare dalle avances di Benicio del Toro, ma lei che fa? Perché mi fugge chiudendosi in camera? Per distrarre la mente da questi interrogativi irrisolti, ho isolato i due veri problemi che ho qui a Cannes:

1 I bagni. Chi mi conosce sa che vado al bagno con la frequenza di una donna incinta, sebbene abbia provato ogni metodo contraccettivo per evitarlo. La questione è oltremodo seria perché le mie due sale preferite del festival, la Bazin e la Soixantieme, non hanno il bagno e perciò sono costretto ad usare quelli del Palais. Di per sé non sarebbe un problema, eccetto il fatto che ogni paio d’ore cambiano le regole sugli accessi: se è in corso una conferenza stampa, o uno shooting fotografico o un appostamento di Benicio del Toro, mi tocca circumnavigare tutto il palazzo invece che fare due metri! Finito il festival, giuro che scriverò un pamphlet politico sui diritti delle donne incinte ai festival di cinema.

2 I controlli. Nessuna obiezione sul fatto che ci siano, ci mancherebbe: la Croisette è un bersaglio appetitoso per qualsiasi annoiato che voglia farsi della pubblicità. Quindi sopporto mio malgrado i due-tre controlli di rito prima di arrivare alle sale o entrare nel Palais, ma…perché far buttare i panini?! Cioè, capisco che una baguette del Carrefour comprata il primo giorno di festival possa risultare più pericolosa di una spada laser, ma i miei erano freschissimi! Esattamente, che danno potrebbe mai fare un panino? Imbrattare i velluti delle sale se consumato durante la visione di un film, o sfregiare i connotati qualche regista non particolarmente dotato, se usato al posto del classico pomodoro marcio? Ricordatemi di includere nel pamphlet politico un capitolo sugli sprechi alimentari.

Benicio mi osserva in incognito, pensava che non lo avrei riconosciuto

Ingenuo di un Benicio, pensava che non lo avrei riconosciuto

EN GUERRE di Stephane Brizè è davvero un bel film sulla crisi dell’occupazione, che non risulta mai patetico o datato perché girato con una tecnica mista tra il reportage e il thriller. La multinazionale a capo di una fabbrica con 1100 operai decide di chiudere lo stabilimento per un’asserita crisi del settore (anche se gli azionisti aumentano magicamente il valore delle proprie azioni del 25% ogni anno), mentre secondo i sindacati la proprietà desidera solo dislocare la fabbrica dove la manodopera costa molto meno.
Finalmente la lotta sindacale torna ad essere vista come un valore, invece di essere etichettata come comunista o retorica (o del tutto fuori del tempo, considerando come un governo italiano cosiddetto di sinistra ha trattato il tema del lavoro). Sarà perché queste cose di lotta proletaria muovono fili interni al mio essere comunista, ma questo film mi ha coinvolto fino all’ultimo secondo, grazie anche ad un finale emozionante e sorprendente. Non so davvero cosa mi abbia trattenuto da una standing ovation a pugno alzato, forse sarà stata la presenza del mio nuovo compagno di sala. Infatti, da quando è arrivato Gambillo, la vita si è fatta più dura. Stiamo visitando tutti i pub attorno al Palis de Festival e la mia lucidità ne risente moltissimo.

Carlo Gambillo

Carlo Gambillo

SOFIA di Meryem Benm’ Barek è un film marocchino fatto bene, costruito bene, ma purtroppo si tratta dell’ennesimo film arabo che racconta quanto sia disagevole la situazione per le donne nei paesi musulmani. Sofia si accorge di essere incinta praticamente al momento del parto (sindrome della negazione dalla gravidanza) e lo scandalo incombe sulla famiglia. Grazie ad una serie di sotterfugi e corruzioni la situazione si risolve, ma nessuno ne esce innocente. Anche chi da principio era la vittima, per sopravvivere si piega a insensibilità e cinismo. Belli i visi dei protagonisti, molto credibili nelle loro parti. Film però che non ha davvero aggiunto nulla.

Sto per morire dalla stanchezza oppure sono già morto e non me ne sono accorto

Sto per morire dalla stanchezza oppure sono già morto e non me ne sono accorto

Ho sonno.

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