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#R2RFIFF2021 – WOMB (Women of My Billion) di Ajitesh Sharma

di il 20/12/2021
 

Womb Women of my billion, dove l’ultima parola indica il miliardo di passi raggiunti dall’attivista per i diritti delle donne Srishti Bakshi, è un documentario basato sulla marcia che la giovane femminista indiana ha percorso da Kanyakumari, dallo stato meridionale Tamil Nadu, fino all’estremo settentrionale Kashimir: 3800 km in 260 giorni di camminata.

Srishti Baksh conduceva una vita normale a Hong Kong ma, dopo che, nel 2016, sì è diffusa la notizia dello stupro di 12 uomini contro una madre e la figlia adolescente, ha deciso di intraprendere questo titanico percorso per conoscere e raccontare l’autentica condizione delle donne indiane di ogni estrazione sociale, stufa dell’ennesima aggressione e la pessima fama internazionale.

Sul proprio cammino scoperchia, purtroppo, un vaso di Pandora di sofferenze e subordinazione quotidiane, capillarmente ramificate su tutto il territorio nazionale che non considerano età, professione e soprattutto volontà della donna.

La marcia raccoglie testimonianze di vittime di violenza domestica, seguita da quella psicologica, intrise di sofferenza: abusi, stupri, brutalità o morte possono colpire qualunque persona di sesso femminile fin dalla post pubertà. A volte basta chiedere aiuto dopo uno stupro di gruppo per essere bruciate vive, come racconta lo zio della vittima, in un villaggio tribale di poche capanne. Non è, però, un discorso di popolazioni indigene che vivono semi-isolate secondo usanze ancestrali perché le città non sono escluse da una misoginia che porta un aspirante sposo, rifiutato dalla madre di lei, a pedinare e sfigurare con l’acido la giovane Pragya Prasun Singh, per giunta quasi del tutto ignara del fatto. Come a dire che se non la può avere (sotto di) lui, non l’avrà nessun altro.

 

Le decine di km percorsi da Srishti si alternano a testimonianze di matrimoni combinati, di suocere carnefici delle proprie nuore e di violenza domestica, delineando un radicato, trasversale&diffuso patriarcato che ha fatto radici in tanti livelli della società indiana, non riconosce il concetto di non consensuale in un rapporto carnale di coppia, nega lo status di stupro se non di gruppo e colpevolizza le vittime. Un sistema maschilista su cui si basa una parte di una società che educa alla differenza di genere sin dall’infanzia e che non denuncia il 99% delle violenze sessuali domestiche, consapevole di non essere ascoltata, nè sostenuta.

Se ci si rivolge alle forze dell’ordine o alla magistratura si viene screditati, lo racconta Neha Rai, una giovane donna che si è trovata in un matrimonio combinato con un uomo manesco che le controllava il corpo, imponendole la chirurgia estetica, spalleggiato dalla propria famiglia. Una simile testimonianza è quella di Sangeeta Tiwari, un tenente colonnello dell’esercito, fatta sposare a un uomo che ha nascosto una malattia, ritrovatasi vedova ma comunque costretta vivere dai suoceri come domestica, non viene salvata dalla polizia che non si lascia coinvolgere in questioni famigliari ma viene aiutata da suo padre che riesce a portarla via dopo qualche anno.

La paurosa condizione economica che affligge il 70% circa dell’intera popolazione, purtroppo, esclude milioni di donne che vivono al di sotto della soglia di povertà (BPL) da un percorso di emancipazione, subordinandole al sostentamento del marito o relegandole a condizioni di lavoro estreme con turni massacranti. La condizione del sesso femminile in India sembrerebbe allarmante, ma dove c’è ingiustizia diffusa, si trovano anche storie di resistenza. Come lo Sheroes Hangout, cafè unico al mondo, gestito dalle sorridenti e gentili vittime sopravvissute agli attacchi con acido. Il percorso verso l’emancipazione e autodeterminazione della donna a volte si muove a piccoli passi e inizia dalla casa, dalla possibilità di fare scelte nella propria vita come dice Srishti Bakshi che, infatti, spende molto tempo a tenere seminari sull’empowerment femminile.  La consapevolezza dell’uguaglianza di genere è di vitale importanza adesso in India e le donne che esauriscono i posti di ogni singolo workshop dell’attivista prendono sempre più coscienza di questo diritto umano fondamentale.

Womb Women of My Billion ha il pregio di testimoniare su video una fase sociale nella storia indiana che, a rilento, progredisce verso l’equità tra i sessi e nella quale la maggioranza si sta facendo sentire contro la violenza di genere&a favore dell’emancipazione femminile. Le donne sono ovviamente il motore di questa trasformazione culturale che ha portato due milioni di persone a partecipare, in diverse forme, alla marcia: la loro positività è l’essenza del cambiamento sociale in corso.

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