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#IFFR2026 – Mira mira l’olandesina – parte 4

di il 22/03/2026
 

Ho scoperto questa meravigliosa pasticceria francese dove faccio colazione ogni giorno. Io so che mio saggio personal trainer mi costringerebbe a riconsiderare, almeno in parte, il pain au chocolate che mangio ogni giorno, spesso anche a pranzo e saltuariamente a cena, ma è lontano, e la vita è quella che è.

Moonglow di Isabel Sandoval (voto 2/5)
Sandoval presenta il film annunciando che è un omaggio a Jean Pierre Melville e io inizio a preoccuparmi. Lo amo tropppo e Le Samourai è uno dei miei titoli preferiti in assoluto. Il rischio di sbeccarmi il cuore è alto. Inizio a guardare il film un po’ turbato, la storia è di una banalità sconvolgente, ha l’aria di un finto-noir che che di contorno serve una storia d’amore mai vissuta. Poliziotti corrotti, anime redente, soluzioni relegate alle pistole: non funziona nulla, ma più che per me, mi spiace molto per Sandoval che in questo film fa praticamente tutto. Una piccola postilla che riguarda questo film ma moltissimi altri che vedo ultimamente e cioè gli attori/attrici non sanno più fumare.
Il regista non può ovviare a questa scelta? Vedere per un’intera pellicola il protagonista o chi per esso fumare senza aspirare è terribile, non rende credibile assolutamente nulla di quello che si sta vedendo.
O cancro o niente, mica si fa il cinema per i soldi.

A Useful Ghost di Ratchapoom Boonbunchachoke (voto 4/5)
Non si è fatto in tempo ad imparare il nome di Weerasethakul, che ora arriva questo altro regista thailandese che a nominarlo diventa un incubo. A Useful Ghost inizia con una serie di vicende assurde che portano a considerarlo una commedia paradossale: persone morte in una fabbrica che crea inquinamento diventano fantasmi che si reincarnano in oggetti, nella fattispecie aspirapolvere e frigorifero.
Terminata però la serie di sketch divertenti tra March (marito) e Nat (moglie diventata fantasma aspirapolvere), che ricordano un po’ Lars e una ragazza tutta sua, dove il protagonista diventava fidanzato di una bambola gonfiabile e la portava in giro per la città, il film vira verso una serietà quasi inaspettata e diventa manifesto di denuncia di una società che non rispetta i lavoratori, che cerca di eliminare i ribelli entrando nei loro sogni, facendoli leggere dai fantasmi stessi.
Stilisticamente bellissimo, meravigliose le stanze asettiche che danno l’idea di un non tempo. Piene di colori le scene narrano sogni.

Palestine 36 di Annemarie Jacir (voto 4/5)

Ecco quando tutto è iniziato.

Annemarie Jacir (regista che amo), sceglie di affrontare la questione palestinese non documentando il presente, come fanno No Other Land o la Voce di Hind Rajab, compie un’operazione del tutto diversa: un bel filmone quasi blockbuster che descrive i fatti storici che hanno portato alla frattura tra i palestinesi e i coloni ebrei. Con un pizzico di 1936, la Rivolta Araba contro l’esercito britannico che sovraintendeva il territorio al tempo. I fatti storici che vengono illustrati non sono molto noti, tipo lo sciopero che venne organizzato dai palestinesi o il ruolo determinante degli ufficiali britannici nel far precipitare la situazione. Jacir usa proprio lo strumento caro ad un certo tipo di cinema propagandistico hollywoodiano: vicende storiche intervallate da vicende personali strappalacrime, il buono buono, il cattivo cattivo, il ribelle, quello che ad un certo punto muore, c’è tutto. Bella anche la scelta stilistica di distinguere il blockbuster dalle descrizioni prettamente storiche, mostrate in formato ridotto e senza dialoghi, quasi come se fosse un documentario dell’epoca.
La regista si avvale di attori bravissimi e usa come comprimari due pezzi da novanta del cinema arabo come Saleh Bakri o la fantastica Hiam Abbass. Notevole anche Robert Aramayo, nel ruolo del super crudele, eccezionale protagonista del film I Swear, visto qui a Rotterdam.
Alla fine non so neppure se il film mi sia piaciuto, ma non ha grande importanza perché ho apprezzato l’intera produzione, anche se è schierato e partigiano oltre ogni modo.
Resta comunque un film davvero notevole.

La cosa bella di partecipare ad un festival del cinema in una città come Rotterdam è che puoi facilmente, tra un film l’altro, visitare un museo favoloso come il Fenix, aperto da pochi mesi, che mi ha entusiasmato.
Sono pronto all’ultima manciata di film per quest’anno, mi sento nuovo.

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