Ecco la terza e ultima parte della lunga lettera d’amore indirizzata al collettivo El Pampero Cine.
Questa volta, le tre recensioni proposte saranno all’insegna della fedeltà più completa allo spirito o alla forma delle tre opere esaminate. Per chi ha visto o vedrà i film il nesso sarà evidente, per gli altri sarà un elemento in più per giudicare se affrontarne o no la visione.
Le premesse critiche di Clorindo Testa dovevano naufragare come il film. Mi sembra di esserci riuscito.
Il video di Corsini interpreta a Blomberg y Maciel è un affettuoso omaggio alla, purtroppo, unica Recensione Rappata della Cricchetta, che ho cercato indegnamente di emulare con un brano Waltz-Hop-Pop e che ben si presta alla presentazione di un film basato sullo studio e la reinterpretazione di un disco storico argentino.
Trenque Lauquen si situa solo appena dopo La Flor nella mia classifica delle migliori opere del Collettivo. Ho voluto recensirla rispettando la sua suddivisione in capitoli ma non la loro sequenza, montandoli in modo cronologico nella prima parte e inverso nella seconda. Per chi vuole leggere la recensione nell’ordine del film, basterà seguire le numerazione. E’ possibile anche riordinare in modo libero i capitoli della prima parte da soli così, come quelli della seconda, ed ottenere ugualmente una recensione coerente.
Clorindo Testa (Mariano Llinás, 2022)
Questa non sarà un recensione sul film Clorindo Testa. Non sarà nemmeno una sorta di agiografia di Mariano Llinás per esaltarne la capacità di creare generi o formule di cinema, eterodossi come mettere il parmigiano sulla pasta alle vongole. Sarà altro. Mi sono prefisso di scrivere nove recensioni su nove titoli del collettivo El Pampero Cine cercando di imitarne lo stile e lo spirito, per quanto possibile. Non ci saranno, pertanto, argute riflessioni o citazioni colte (l’immancabile Baudrillard, Beckett, Cocteau) come in un articolo di Giona A. Nazzaro o di Sentieri Selvaggi. Ci sarà, invece, un progetto, un’idea che prenderà forma, come nel film.
Clorindo Testa, forse il più importante architetto argentino, a detta del regista, fu un esponente della corrente brutalista e anche pittore d’avanguardia. Fu anche amico del padre di Llinás, Julio, scrittore, poeta, saggista, pubblicitario che, a sua volta, scrisse un libro su Clorindo Testa artista concettuale. Il film dovrebbe raccontarne la vita e le opere. Un documentario, su commissione, finanziato dalla Fondazione Andreani di Buenos Aires. Al regista viene chiesto esplicitamente di non realizzare una normale biografia per immagini. Quello che si vuole è un’opera su un artista (e umanista) fatto da un altro artista (non si sa quanto umanista). Un film di Llinás “alla Llinás”.
Le catene della fama. Ecco, la mia recensione sarà incentrata su questo: quanto le aspettative del pubblico (e del committente, in questo caso) incidono o hanno inciso su questo lavoro.
Mariano Llinás prende spunto dal libro del padre, deciso a farne la struttura del documentario. Ma il libro parla del pittore non dell’architetto. Potrà passare il vaglio della commissione? No, ovviamente. Ecco, allora, che entra in scena un falso copione, giusto per ottenere i finanziamenti necessari. Gli strati narrativi iniziano a sommarsi: c’è l’architetto ma c’è soprattutto la vita di Llinás padre raccontata ed evocata negli oggetti e nei ricordi di casa Llinás. Compaiono la vera madre del regista, la moglie Laura Paredes, il figlio Pedro Clorindo (?). Si vedono carrelli, fonici, qualche ripresa esterna di alcuni edifici realizzati da Testa, c’è le ricostruzione in fiction della riunione con la commissione della Fondazione e molto altro. C’è l’immancabile voce fuori campo.
Un metodo per verificare quanta libertà espressiva rimane al regista per evitare di essere la copia di sé stesso potrebbe fondarsi sul rilevamento di elementi che, presenti nei film precedenti, compaiono anche in questo. Della voce fuori campo e delle sequenze meta cinematografiche si è detto. Ripensandoci, però, mi sembra difficile, così, individuare il confine tra replica e stile, tra maestria e genio, tra narcisismo e autostima. Meglio fare il contrario: trovare le novità rispetto a quanto già realizzato. Due su tutte. La prima è il papà. Julio Llinás compare nelle lettura dei suoi scritti, nell’articolo vagamente denigratorio che Mariano legge alla mamma, nella preoccupazione, poi smentita, di non voler realizzare un’opera che ne evochi la memoria. La seconda è l’invenzione sotto contratto: la totale anarchia immaginativa dei lavori precedenti che affronta la sfida del confronto con le esigenze di un committente, per quanto da eludere o da piegare alla propria poetica.
Dopo avere accumulato materiale, idee, essersi contraddetto, esplorato tutto quello che poteva essere messo in campo pur di evitare un approccio lineare al soggetto del titolo, il regista si arrende a inquadrare sé stesso che deambula, insieme al figlio, attorno a uno degli edifici realizzati da Testa. Come l’ammissione di un fallimento: il fallimento delle intenzioni di girare un documentario che parlasse del padre, dell’architetto, dell’amicizia, della memoria. Il fallimento di rispettare anche il proprio copione. Il fallimento di fare un film, sorprendentemente riuscito.
Corsini interpreta a Blomberg y Maciel (Mariano Llinás, 2021)
Nel caso il cantante tamarro e sintetico risulti di difficile comprensione o per chi volesse imparare il brano a memoria, inserisco anche il testo in italiano:
Ti sei sentito imprigionato dalla pandemia
Tutti i progetti fatti erano saltati in aria
Ma un virus non potrà fermare la tua fantasia
E inventi un’altra breve Historia Extraordinaria.
Su un disco che in Argentina ha fatto la storia
Corsini interpreta a Blomberg y Maciel
E con la scusa di riproporne la memoria
Inventi un genere e ne farai due sequel (1).
Realizzi un docu-fiction meta cinematografico
Un film sul film che stai facendo montato con i film originario
E se a chi, detto così, sembra qualcosa di noioso e poco fico
Non ha mai visto niente di Llinàs, regista colto e visionario.
In una stanza chiusa, cantante e suonatori
Reinventano dal vivo il disco di Corsini
Tu ne analizzi i testi e ne estrai fuori
Le parti di ricerca e le parti per gli attori.
Con Augustìn (2) esplori i luoghi che citati
Nelle canzoni indicano storiche topografie
Mentre gli attori interpretano le scene dei soldati
Che Blomberg ha descritto in molte delle sue poesie.
Le tre parti s’intrecciano, sconfinano, si ignorano
E nessuna di loro si impone seriamente
Tranne quando ci sono i musici che suonano
Che sono tanto bravi quanto il resto è divertente.
Il film finisce come è cominciato
Con la canzone languida piena di nostalgia
Per una donna bionda che tutti ha abbandonato
“La pulquera de Santa Lucia”.
- Il secondo capitolo della saga di Ignacio Corsini è già uscito col titolo “Popular tradición de esta tierra“
- Agustín Mendilaharzu, anche direttore della fotografia e coautore del progetto
Trenque Lauquen (Laura Citarella, 2022)
Personaggi principali:
Laura (Laura Paredes, anche co-sceneggiatrice), botanica
Rafael (Rafael Spregelburd), fidanzato di Laura
Ezechiel detto Chicho (Ezechiel Perri, marito della regista) amico e autista di Laura
Carmen Zuma (Laura Citarella, la regista)
Bertino, l’italiano (Ezechiel Perri)
- La parte di Ezequiel
Ezechiel ha il compito di accompagnare Laura alla ricerca di piante da classificare. Non particolarmente affascinante ma gentile, questo personaggio, semplice e un po’ anonimo, rappresenta un universo maschile più interessato a lasciare scorrere le cose invece che cercare di controllarle, come invece sembra essere essenziale per il fidanzato della protagonista. A lui, e non a Rafael, Laura decide di raccontare la storia di Carmen Zuma e Bertino, l’italiano.
- Le lettere e i libri
Il racconto dell’amore passionale tra Carmen Zuna e Bertino, costituisce il cuore della prima parte del film e, sicuramente, una delle ragioni, anche se non l’unica, del suo epilogo. La loro storia scaturisce da un carteggio trovato da Laura dentro i libri di una collezione privata donata alla biblioteca di Trenque Lauquen. Chi era Carmen? Che ruolo aveva nella comunità della piccola cittadina? Nella curiosità per le vite altrui e nel cercare di svelarne i misteri, ritroviamo la stesso personaggio, un po’ più avventuroso, del precedente film della regista, Ostende, recensito nella prima parte di questo lungo articolo.
- Le strade
Ezechiel, molto coinvolto dall’erotica ma frammentaria storia di Carmen e Bertino, riesce, investigando, a svelare l’identità sociale della donna. Laura ha scelto bene il suo compagno di avventure.
- Carmen Zuna
La storia epistolare di Carmen e Bertino si snoda da una prima fase molto passionale a una di più difficile decifrazione. Carmen dirada le sue lettere e compare una nuova figura tra gli amanti che dapprima sembra essere un uomo e poi scopriamo che è donna. In perfetto stile El Pampero Cine, tutta la storia è narrata a Chicho (e noi), con le immagini dei due amanti che fanno da commento. Mentre chi interpreta Carmen è un’attrice diversa, l’amante italiano del racconto è Ezechiel stesso, a sottolineare il differente impatto che la vicenda ha sull’uomo, di natura prevalentemente erotico – sentimentale, rispetto a quello che ha su Laura, più interessata a comprendere o, meglio, a meditare sulle scelte anticonvenzionali della donna.
- L’avventura
Laura è scomparsa da Trenque Lauquen. Due uomini la stanno cercando. Ha abbandonato l’auto di proprietà di uno dei due a una stazione di servizio, lasciando le chiavi al gestore. I due sono rispettivamente il metodico e normativo fidanzato Rafael e Ezechiel, cui appartiene la vettura. Non sono preoccupati. Chiaramente si tratta di una fuga e non di un rapimento o altro. Allora dov’è il mistero? Per i due uomini e per gli spettatori è capire il perché Laura sia sparita.
- Addio, addio, me ne vado, me ne vado
Rafael e Ezechiel si mettono sulle tracce di Laura seguendo labili indizi che il primo annota con scrupolo sul suo quaderno. Il secondo sa molte più cose della botanica di quante ne sappia l’altro. L’approccio razionale e le congetture autoreferenziali del fidanzato sulle motivazioni della scomparsa di Laura lo irritano. Rafael è un narcisista o forse, più semplicemente, una figura paterna. La regista ce lo presenta visibilmente più vecchio della protagonista. Sfoggia una barba bianca e una sicurezza sulle cose del mondo anacronistica e, per certi versi, ridicola. Una figura quasi archetipica destinata a sparire (anche da questa storia).
- La parte di Rafael
Rafael va a parlare, da solo, con la responsabile locale dei progetti di ricerca. La funzionaria lo mette al corrente dei comportamenti bizzarri di Laura nell’ultimo periodo della sua permanenza a Trenque Lauquen: trascuratezza, poca pulizia, conti non pagati. Rafael ascolta come se scoprisse per la prima volta la vera natura della sua fidanzata. C’è una cosa che accomuna i due uomini protagonisti della prima parte del film e, forse, tutti gli uomini in genere: considerare le loro compagne di giochi come creature simili a loro. Corrispondenti. Quanto fallace sia questa visione sarà raccontato nella seconda parte del film.
Personaggi principali:
Laura
Juliana Verdi: (Juliana Muras) giornalista e conduttrice radiofonica
Elisa Esperanza: (Elisa Carricajo) psichiatra
- La parte di Laura
Questa parte, che ha Laura per esclusiva protagonista, quasi senza dialoghi e, soprattutto, senza voce narrante, è visivamente incorniciata dentro una mascherina nera. Lo stacco col resto del film è netto. La regista smette, apparentemente, di raccontare quello che, per forza di cose, deve sapere e, grazie all’effetto sala cinematografica creato dalla cornice, si siede tra il pubblico. La botanica, curiosa e avventurosa, è ora qualcosa di diverso, di altro. Non è più il personaggio di un film. E’ una donna che ha scelto di uscire da qualsiasi binario, anche quello della finzione cinematografica, per dirigersi verso un indefinito ritenuto necessario.
- Elisa Esperanza
Entriamo nella vita di Elisa Esperanza. La psichiatra abita in una casa in campagna con un’altra donna cui è, evidentemente, molto legata. L’atmosfera di amore che regna in quel luogo conquista Laura. L’alone soprannaturale che avvolge l’essere rinvenuto nella laguna di Trance Lauquen fa parte della fascinazione. Se non sapessi, dopo otto recensioni, che il manifesto non scritto de El Pampero Cine prevede che vengano realizzati solo film profondamente superficiali, vedrei, nella misteriosa creatura, una figura sostanzialmente simbolica, fatta di mutamento, legata alla natura, impossibile da definire, delicata, sfuggente, selvaggia: un Femminino Sacro, in qualunque forma, abusata e non, Laura Citarella l’abbia mutuata. Questo capitolo è il cuore del film e la risposta alla domanda iniziale (perché Laura è sparita), coerentemente con tutto il resto del film, rimane sospesa tra l’inespresso e il celato.
- Il caso della laguna
Una decina di minuti di puro divertimento e maestria di scrittura e montaggio, vengono narrati da Laura per introdurre il caso dell’ineffabile essere rinvenuto nella laguna. Mentre il suono del theremin fa capire che siamo nel campo della fantascienza o del soprannaturale, giornali e telegiornali diffondono informazioni confuse e contraddittorie sulla vicenda. Come Juliana che ne riferisce alla radio, anche lo spettatore è sconcertato e divertito dalle assurdità riportate dai notiziari: la creatura è un bambino selvaggio o una volpe della Pampa? Una scimmia o un piccolo alligatore? La regista, In modo elegante e ironico, si fa gioco della ridondanza di informazioni che pervadono la società senza che ne scaturisca mai alcun senso compiuto, senza generare conoscenza alcuna.
- Un mare di novità
Ezechiel incontra Juliana nello stesso bar dove lui e Laura discutevano del mistero di Carmen Zuma e la mette al corrente del carteggio, pensando abbia a che vedere con la scomparsa dell’amica. Giuliana, in risposta, lo conduce alla radio dove gli fa ascoltare una registrazione in cui la botanica rivela le cause che la spingono ad andarsene. Tutto ruota intorno all’incontro con una donna affascinante, che sembra sapere tutto di lei, e che la incarica di trovare dei particolari fiori gialli. Si tratta di Elisa Esperanza, la psichiatra incaricata di studiare quello che sembra essere, a tutta prima, un bambino selvaggio trovato privo di sensi sulle rive della laguna di Trenque Lauquen.
Tutta la visione maschile della prima parte del film, compreso il ruolo di Ezechiel, liquidato in poche frasi, si sgretola davanti ai nostri occhi. Mentre gli uomini si relazionavamo con la loro visione di Laura, quest’ultima era coinvolta in un’altra avventura, un altro mistero.
- La parte di Juliana
Juliana è la conduttrice del programma radiofonico che ospite la rubrica di Laura sulle donne famose della Storia. Nella bella e viva sequenza all’interno della radio, vediamo raccontare la leggenda di Lady Godiva, la cui sfida, al di là dei risvolti edificanti, segna uno strappo completo rispetto ai comportamenti attesi dalle donne della sua epoca. Il richiamo alla storia di Carmen Zuma è evidente. Juliana è chiaramente l’anima della radio e, nel prologo, ci viene presentata come una delle donne emergenti più influenti della zona. Se, per Laura, Rafael è la figura paterna, Juliana incarna, forse, l’aspetto materno: accogliente e complice ma solido, quasi istituzionale.
FINE



