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#Venezia83 – Weichen (Dust), della serie Walker di Tsai Ming-liang

di il 12/09/2026
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Se un’immagine brilla da farti sentire sopraffatto, come fossi stato preso a pugni, ha bisognosi di trama, dialogo o colonna sonora? È vero che, come afferma il regista, il cinema deve cambiare, che è sempre uguale da troppi anni, tutto commerciale, e che è ora che invece porti con sé un altro messaggio, usi un nuovo alfabeto e un nuovo linguaggio?

Molti anni fa, proprio qui al Lido di Venezia, dopo aver già vinto tutto e a breve distanza dalla sconvolgente dichiarazione di voler dire addio al cinema, Tsai Ming-liang faceva un timido ritorno con un cortometraggio stiloso, ammiccante e rigoroso: un monaco buddhista impiegava venti minuti ad attraversare lo schermo in senso orizzontale, muovendosi con estrema lentezza. Titoli di coda. Da quel momento, il regista ne ha girati ben dieci, tutti accolti come veri e propri gioielli e contesi a suon di inviti dai direttori artistici di festival cinematografici e mostre d’arte di tutto il mondo.

Era nata la seconda fase del regista, quella della serie Walker.

Dust, in estrema e miserabile sintesi è il primo lungometraggio di questo lunghissimo progetto che, a detta dell’autore, lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.

Voglio far vedere la bellezza del mondo, non ha bisogno di altro se non di essere inquadrata

Ovviamente nessuno gli crede, lo sappiamo che un artista parla sempre di sè, anche quando parla d’altro.

Passano pochi minuti dall’inizio della proiezione e le diciottenni super-cool alle mie spalle, piene di brio, sghignazzano ingenuamente. Incredule di fronte alle immagini che passano a schermo. Non mi infastidiscono. E’ tutto tranne che sorprendente vista l’età e il tempo che hanno avuto a disposizione per maturare il gusto cinematografico. Qualità artistiche così alte hanno bisogno di un percorso lungo e arduo per essere comprese. Già che sìano qui e non a rispondere passivamente agli imperativi controllati dalle scariche ormonali le rende promettenti. Passo i primi minuti a nutrirmi della loro spensieratezza, semplicità ed energia vitale, come in un romanzo a metà strada tra Dracula e Dorian Grey. La presa di coscienza arriverà e sarà li per restare, mentre la giovinezza è ora o mai più.

Questo film al rallentatore è tanto semplice da raccontare quando difficile da far capire. Ogni inquadratura fissa è sempre capace di cogliere una composizione mai meno che di una bellezza abbagliante, il Monaco che pratica la meditazione in quel tipico modo che estremizza il sentire e comprendere il mondo attorno a sè, vestito di un rosso acceso, spicca ma non sovrasta: completa l’immagine. Commuove sia quando è immerso nella fretta della metropoli che quando attraversa la natura più rigogliosa. Fa sembrare tutte quelle persone indaffarate, che sfrecciano sulla fotografia, niente più che volgari buzzurri. Gli occhi vuoti di formiche superflue che si approcciano con diffidenza ad una forza che temono e non conoscono. Lo scontro è tra eleganza e volgarità, tra pace e brutalità, profondità e superficialità, silenzio e chiasso, eternità e vita che sfugge.

Vivo nel terrore di essere inquadrato in uno dei prossimi Walker.

Nel frattempo il mio vicino di posto, storto e arrotolato goffamente sulla poltrona, ha chiuso gli occhi ma è il regista stesso ad occuparsi della cosa durante il question-time finale, a seguito di una velata accusa sulla lentezza dei suoi film:

Se si ha sonno si deve dormire, non vedere un film.

Dopo la risposta resta comunque nell’aria l’eterna diatriba se sia lecito portare alla Mostra del Cinema la videoarte; tanto più che, proprio mentre viene proiettato il film, un altro episodio della stessa serie scorre a rotazione continua alla Biennale Arte di Venezia – In Minor Keys ma il discorso si chiude praticamente subito:l, con un’altra affermazione del Nostro:

Oggi si sono allontanati dalla sala solo in quattro, ho fatto i conti.

Ok, belle foto, bella idea, ma se venisse trasformato in uno slideshow per un’esposizione all’interno di un museo piacerebbe lo stesso? Di certo, ma perderebbe uno strato importante di profondità: la meditazione. Anche se il gesto di camminare sembra semplice, gli affascinanti meccanismi che sottendono al movimento sono talmente complessi e precisi che c’è bisogno di tempo per prendere coscienza. Come c’è bisogno di tempo per vedere la bellezza anche quando ti si para di fronte, sfugge e si nasconde dallo sguardo frettoloso.

La meditazione è un tipo di movimentato che la fotografia non potrà mai esprimere.

La catarsi tra pubblico e film a cui ambisce Dust non può prescindere da quel lentissimo movimento.

Nel frattempo il gruppetto di diciottenni gotico-stilose è sparito silenziosamente. Che parte del piede avranno appoggiato per prima su quei tacchi? Quali muscoli le avranno tenute in stazione eretta una volta perso il sostegno dello schienale? Che angolo al ginocchio avranno scelto per non inciampare sui mocassini vintage del biondino omosessuale che bloccava loro il passaggio in fondo alla fila? Di che temperatura era il velluto della poltrona? E mentre ascoltavano il silenzio dei loro passi a cosa stavano pensando?

Dopo 20 anni mi sono reso conto di come i miei film fossero troppo standardizzati e ho dovuto cambiare. Il modo di fare cinema stesso dovrebbe subire un cambiamento molto più importante di quanto si stia provando a fare. Cosi, quindici anni fa ho deciso di girare film senza storia, senza inizio e senza fine, utilizzando solo il corpo. In modo da offrire un nuovo contenuto al cinema.
Considero ogni invito a presentare una delle mie opere come un desiderio di celebrare la lentezza. Ritengo che si debba rallentare, smettere di correre e iniziare a camminare. Non ha senso rincorrere, tutto succede, ma stiamo comunque vincendo. Nemmeno io so quale possa essere il senso finale dell’intera serie Walker se non quello di celebrare e far apprezzare la bellezza del Mondo”

Il mio amico mi chiede:

Se sapessi che a girarlo fosse Lui, avresti dato comunque credito ad un’opera del genere?

Il titolo in cinese significa minuscola polvere, sempre in movimento.

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