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#Venezia83 – Parlar d’amore per non parlare di politica: il manifesto di Moretti che nessuno voleva scrivere

di il 09/09/2026
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Se neanche Nanni Moretti ha più invettive da lanciare per esprimere la sua malinconia verso la bella sinistra che non c’è più, siamo proprio in balia del caos. Da appartenente alla generazione riconosciuta come la più sfigata della storia, quella meno pagata per il lavoro comunque svolto (non che i giovani d’oggi siano pagati, ma per lo meno non lavorano), quella che ad ogni momento clou della propria esistenza: niente, non si può fare perché scoppia una crisi globale, quella che ancora qualche ideale ce l’avrebbe ma c’ha anche mutuo e compromessi, questo è onestamente troppo da sopportare. Insomma, siamo in un mondo che ci restituisce prospettive non proprio rosee fatte di eventi climatici catastrofici, ritorno delle dittature e schiavitù del genere umano alle macchine.
Uno vorrebbe anche tenersi stretta qualche certezza – non dico neanche qualche pensiero confortevole: cose tipo il vaporetto MC gratuito per gli accreditati, le patatine al Chiringuito e l’aria condizionata a palla nelle sale. Ed invece.

Allora ci penso io a ristabilire un po’ d’ordine, almeno nei confini della Cricchetta e dei suoi 25 (e)lettori.
Ebbene sì, SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE è un film politico e le prove sono sotto gli occhi tutti.

– La sinossi stessa è un manifesto: due persone che si attraggono ma non riescono mai a ‘stare insieme nel momento giusto’ per vent’anni. Sprovveduto chi non vi legga un’allegoria del centrosinistra italiano, da che mondo è mondo: l’intento dichiarato di governare insieme, forte di alchimia e trasporto, ma debole di progetti concreti, quando non del tutto incompatibili.

– L’apertura del film con il protagonista in una sauna sul mare davanti all’Opera House di Oslo, con la compagna norvegese incinta e la madre che insiste perché lei vada in Italia, dove avrebbe più supporto per crescere il bambino. Ecco lo sfruttamento del welfare scandinavo consumato come estetica da cartolina, come slogan, e non piuttosto come modello da studiare ed imitare. Di conseguenza, la mobilità internazionale del capitale umano si spezza proprio nel non-luogo per eccellenza della globalizzazione, l’aeroporto.

– She’s a Rainbow dei Rolling Stones come tema ricorrente: un chiaro ammiccamento alle tematiche care al mondo Woke ma senza riferimenti troppo espliciti perchè la sinistra non capisce più se le faccia bene o meno. In ogni caso, non è la priorità.

– La scena-madre del film che si consuma tra rituali borghesi come la celebrazione del matrimonio e la partita da tennis: la passione che ormai nasce nel punto di massima concentrazione di privilegio, non al suo di fuori.

E ancora: la Vespa italiana sostituita da un anonimo scooter giapponese come simbolo della delocalizzazione e crisi dei modelli produttivi del vecchio continente, la promozione delle droghe leggere come cura palliativa all’impotenza sociale degli anziani, i salti temporali come i periodi del mandato in cui non succede niente di quello che si spera, lo sdoganamento di attori nuovi che altro non fanno che imitare quelli vecchi.

Insomma, smettetela di dire che il mondo sta cambiando in modo incontrollabile: Moretti ha fatto, come sempre, un film politico – solo che stavolta l’ha dovuto spacciato per una storia d’amore perché il sole dell’avvenire è un po’ pallido al momento.

Ed infatti, come ogni campagna elettorale che si rispetti, il film manda messaggi galvanizzanti ma poco sinceri: l’amore è ancora una volta confuso con l’innamoramento. Una bugia a cui noi, irriducibili elettori, non smetteremo mai di credere.

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