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#IFFR2026 – Mira mira l’olandesina ovvero International Film Festival di Rotterdam– Ultima parte

di il 30/03/2026
 

Supporting Role di Ana Urushadze – voto 4 su 5
Niaz, attore georgiano un tempo famoso, ora a corto di ruoli di rpestigio, accetta di fare il casting per un film di fantascienza ideato da una giovane regista. Si prende tre giorni per pensarci e in questo periodo intraprende una sorta di vagabondaggio tra le persone importanti del suo passato, un viaggio in cui la realtà sfuma nel sogno e il presente s’intreccia al passato.
Gli capita cose, tipo:

  • il suo pappagallo, sentendo vicina la morte vola via da casa
  • visita la sua ex che nel frattempo è rimasta incinta di un ragazzino
  • l’altra sua ex si lancia dalla finestra spappolandosi la faccia
  • conosce due armeni che lo portano in una sauna assai equivoca
  • la sua maestra di recitazione muore e si ritrova come d’incanto amici e attori del passato
  • incrocia continuamente la sua nemesi: un attore giovane e bellissimo (bellissimo proprio) che verrà scelto come  protagonista nel film in cui Niaz dovrà accontentarsi di un ruolo secondario
  • vede dopo anni suo figlio autistico e fa un giro in auto con lui

Fa cose, vede gente, detta così sembrerebbe il classico film la cui visione non è certo preferibile a cavarsi gli occhi a mani nude, ma con una ambientazione tipica della cinematografia est europea, il protagonista affascina per il suo sentore dostoevskiano, un uomo in crisi, accecato dal narcisismo e abbattuto dalla fine del successo.
Nel girovagare di Niaz, Tbilisi è sempre piovigginosa e tetra e risulta l’altra grande protagonista della pellicola.
Non ci ho capito nulla, ma il film è proprio così: uno dei miei preferiti di questo Festival.

Wolfgang di Filmsaaz – voto 1 su 5

Mi chiedevo, infatti: quando arriverà il video biennale arte di questa edizione?

Eccomi accontentato

Non manca nulla, in questo film che sulla carta dovrebbe essere una rilettura della vita di Mozart: immagini abbastanza a caso, a volte super colorate, qualche rallenty di troppo e luci strobo.
Mozart da bambino diventa ragazza, poi iraniano che fugge dal suo paese per andare a Parigi dove partecipa ad un’orgia LGBTQ+, dove non si capisce bene il gender dei partecipanti. Compone un’aria da titolo “Leccami il culo“, lotta con il padre che però è una donna, scopa con tale Bro e alla fine s’innamora del suo migliore amico, fuggito dal paese illegalmente.

Il film ha però due pregi:

  • Dura 90 minuti (che sembrano però almeno il doppio) e sarà costato farlo circa 36 euro.
  • Se volete perdere un’ora e mezza della vostra vita ecco una cosa che fa per voi.

El Sett di Marwan Hamed – inclassificabile

Quando sono andato in Egitto, sentivo parlare continuamente di una cantante che non avevo mai sentito nominare: Oum Kalthoum. Mi pareva strano che mi fosse totalmente sconosciuta, visto che conosco bene o male le dive di ogni paese, e per colmare la terribile lacuna ho risolto il problema nell’unico modo in cui una cosa del genere si può risolvere: mi sono comprato una tazza in ceramica con la sua immagine.
Quando quando ho visto che in programma c’era questo film sulla sua vita mi sono detto:

ecco l’occasione della mia vita.

Ma avrei immaginato che nel suo paese fosse una semidea, un’eroina della musica e non solo che ha attraversato buona parte della storia del suo paese nel Novecento. Il film è terribilmente didascalico, ma fatto con una potenza narrativa che cattura l’attenzione, certamente più vicino a La vie en rose che non agli sceneggiati che fanno su Rai1, dove ogni settimana c’è un personaggio diverso da celebrare con un biopic. L’attrice che la interpreta è bravissima, fa un grande lavoro sul corpo, sicuramente grazie al trucco, ma anche al portamento.
Non vedo l’ora di appoggiare le labbra soffici sulla mia tazza nuova.

Magellano di Lav Diaz
Come dice il mio amico, adesso che è morto Bela Tarr, c’è rimasto solo Lav Diaz a fare i film lunghi. Anche se poi in realtà questo dura soltanto tre ore, ben al di sotto della media del regista.
Come sempre si affida a lunghe riprese a telecamera fissa, ambientazioni stupende e racconti lentissimi. Riscoprire il personaggio di Magellano, vissuto agli inizi del 1500 e proporlo oggi ha davvero senso: la fame conquistatrice, il colonialismo, l’imperialismo sono temi che non hanno smesso di esistere nella società odierna.
Le immagini delle spiagge conquistate e delle foreste sono bellissime, una fotografia molto calda fa sembrare un quadro ogni singola inquadratura. Parallelamente e per contrasto, la vita a Lisbona è rappresentata sempre in stanze piccole e luoghi angusti, quasi per rappresentare la claustrofobia provata dal navigante all’interno della città e nei meccanismi della politica.
Gael Garcia Benal si mette a completa disposizione di Diaz e disegna un personaggio complesso, denso di sfaccettature e contraddizioni. Lentamente e con dovizia, si manifesta la mostruosità di Magellano, mischiata al narcisismo, alla sete di acclamazione e al fanatismo religioso che oscura ogni decisione.

La sera, mi prendo un po’ di riposo e vado ad Amsterdam per il concerto di Apparat, mi vanto del mio corpo flessibile con micro-balleetti che mi tolgano un bel po’ di immagini dal cervello oramai intasato.

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