Sabato 1° agosto si è conclusa l’8a edizione dell’Edera Film Festival, Festival Internazionale per Registi Under 35 nato nel 2018 per ospitare opere di filmmakers emergenti, impegnati a narrare la realtà e le sue trasformazioni, con particolare attenzione alla capacità di penetrare le contraddizioni del mondo contemporaneo e sperimentare forme di linguaggio originali e innovative.
Spicca la notevole presenza delle registe, quattro delle quali, per la prima volta nella storia del festival, si sono aggiudicate il primo premio in ciascuna delle sezioni competitive.
La giuria composta da Paola Brunetta, critica cinematografica, Sara D’Ascenzo, critica cinematografica per Corriere della Sera e Corriere del Veneto, e Giuseppe Ghigi, critico cinematografico per Il Gazzettino, ha premiato come miglior lungometraggio “Yalla Parkour” di Areeb Zuaiter (Svezia-Qatar-Arabia SauditaPalestina, 2024). La motivazione: «Un film fatto a due mani: quelle di Areeb e di Ahmed in un canto di nostalgia per una casa che non c’è più e un controcanto di desiderio di fuga dall’inferno di Gaza, segnando con un tenue filo di speranza un racconto di resistenza alla follia della guerra che non si perde nella retorica e usa con sapienza di montaggio il doppio registro narrativo».
La menzione speciale va a “Femmenell” di Andrea Fortis (Italia, 2024): «In una sorta di viaggio tra sacro e profano, spirituale e materiale, porta lo spettatore a immergersi nella cultura napoletana e nella realtà di vita dei femminielli, indagata sul piano sia psicologico che sociale attraverso le testimonianze, ma sarebbe meglio dire i racconti, di alcuni di loro, come la compianta “Ciretta”. Aprendo a un discorso sul tempo e sul cambiamento, anche in relazione alla persistenza delle tradizioni in una realtà sempre più globalizzata».
La giuria composta da Selene Colombo, regista documentarista, Arcadio Lobato, illustratore e affrescatore, e Marco Pavan, documentarista, ha premiato come miglior documentario “Women for Iran” di Sara Hourngir (Italia, 2025). La motivazione: «“Il 16 settembre 2022 Mahsa Amini è morta in seguito alle percosse della polizia morale perché non indossava correttamente l’hijab. Da quel momento è diventata il simbolo della ribellione, ma soprattutto della libertà”. Con queste parole iniziano 50 minuti mozzafiato, che con il rigore sobrio del giornalismo d’inchiesta raccontano, attraverso i volti delle donne della resistenza iraniana e le immagini delle piazze in lotta, le ragioni di una rivolta iniziata quattro anni fa e battezzata dal sangue innocente. Eppure, Sara Hourngir, la giovane regista italo-iraniana, non descrive vittime: racconta donne e uomini combattenti che usano le armi della parola e il loro coraggio indomito in difesa della civiltà».
La menzione speciale va a “La parola amore non esisteva” di Eva Demattè (Italia, 2025): «Per la sensibilità con cui trasforma un ricordo familiare in una riflessione universale sul tempo, sull’amore e sulla memoria. Attraverso uno sguardo intimo e poetico, Eva Demattè intreccia efficacemente osservazione del presente e immaginazione, dando forma a un dialogo delicato tra presenza e assenza. Un’opera capace di raccontare la forza dei legami senza ricorrere alla retorica, affidandosi alla potenza dei piccoli gesti quotidiani, dei silenzi e delle immagini. Un film che mette in dialogo tempi e sensibilità differenti, interrogando le forme con cui l’amore si manifesta e si comunica».
La giuria composta da Giulia Angelon, Presidente di Rocking Motion Aps Festival Daqua, Maria Di Razza, regista, e Livio Meo, direttore artistico di Fiaticorti Film Festival, ha premiato come miglior cortometraggio “Il compleanno di Ciro” di Marta Esposito (Italia, 2025). La motivazione: «Per aver saputo raccontare, con grande dignità e senza retorica, la tragedia di Ciro Colonna, il ragazzo di Ponticelli morto a 19 anni il 7 giugno del 2016 vittima innocente della camorra, con una sapiente regia, un garbo recitativo, e con le immagini di repertorio finali che ci restituiscono il ricordo vivido di Ciro».
La menzione speciale va a “Plutone” di Alessandro Padovani (Italia, 2025): «Per la rara sensibilità nel tessere una narrazione intima e delicata, capace di accostare il carattere minimalista e gelido dello spazio alla dolorosa solitudine vissuta dai protagonisti tra le mura domestiche. Attraverso una regia rigorosa che ridisegna i confini di un’abitazione sospesa tra la ferita della perdita e l’illusione di una fragile armonia, il regista Alessandro Padovani edifica un intimo lessico familiare ispirato alla metafora di Plutone, un pianeta fantasma, cancellato dalle mappe, ma che continua ostinatamente a orbitare nel buio».
La giuria composta da Giovanni Ferrazzano, dottorando in Studi linguistici e letterari presso l’Università degli Studi di Udine, Nicolò Frasson, critico cinematografico e scrittore, ed Elena Grassi, critica cinematografica e giornalista di cultura e spettacolo per La Tribuna di Treviso, ha premiato come miglior cortometraggio della sezione Focus Nordest “Anime giovani” di Annalisa Fania (Italia, 2025). La motivazione: «Restare insieme fino alla morte è una fortuna per pochi, riscoprire l’amore dopo di essa lo è ancora di più. “Anime Giovani” riesce a trasporre diligentemente questo tema originale senza sbavature, con una pelle dapprima ironica, poi drammatica nella risoluzione finale. Ma non tutte le lacrime sono un male: nel dramma, l’amore; nella tempesta, l’arcobaleno. Grazie a un’ottima scrittura, un’ottima regia e due protagonisti che fanno ben sperare per il cinema italiano. Per citare l’ambientazione iniziale che riporta a Una settimana da Dio, vi omaggiamo a nostra volta: 16 minuti da Dio!».
La menzione speciale va a “Il custode del lago” di Simone Bressello (Italia, 2025): «Dalla fiction alla realtà. Il 2026 vede il giugno più caldo mai rilevato, con il Po ridotto a un rigagnolo: in alcuni punti ha toccato il triste record di otto metri sotto la media. Il documentario ci ricorda l’urgenza del presente, ma dal lago di Fimon, con una commovente storia d’amore tra un anziano guardiano e la bellezza naturale in sofferenza. Tuttavia, come suggerisce il protagonista nella toccante battuta finale, non si tratta di un sentimento a senso unico: il lago ha scelto di “morire” per primo pur di non dover assistere alla scomparsa dello storico amico. Il lago diventa così controparte attiva, soggettività vivente e tragica, specchio del nostro rapporto con l’ambiente e strumento per scavare nelle fragilità e nella solitudine del suo guardiano. Il merito va a una scrittura matura, a una regia di primo livello e a un protagonista con cui è impossibile non entrare in sintonia».
Tre i premi speciali assegnati, frutto della collaborazione con importanti realtà del panorama culturale, sociale ed imprenditoriale del territorio.
Il Premio Astoria – Celebrating Life al miglior film sul tema dell’inclusione, della tolleranza e della multiculturalità va a “Los peces no se ahogan” di Lea Vidotto Labastie (Cuba-Francia-Italia, 2025). La motivazione: «Abbiamo deciso di premiare questo racconto in quanto parla di un legame che va molto oltre la cosiddetta famiglia biologica ed esplora il rapporto che si può creare tra due persone che si sono conosciute soltanto grazie ai casi della vita, trovando l’uno nell’altra sostegno e forza nel resistere ed andare avanti, così come il protagonista che si prende cura di rifugiati all’interno della propria dimora. La pellicola parla indirettamente di un Paese ed un popolo che vive in estrema difficoltà a causa di un passato geopolitico molto complicato e che è al centro delle discussioni politiche sulla stabilità del Nord America anche in questi mesi. “Los peces no se ahogan” ci permette di andare oltre la brutale razionalità che spesso contraddistingue le decisioni delle grandi potenze mondiali e ci ricorda che, dietro ogni decisione presa sulla carta in un freddo ufficio, ci sono delle persone reali che subiscono l’impatto di decisioni nei confronti delle quali non hanno avuto alcuna voce in capitolo».
Il Premio Fondazione Benetton Studi Ricerche “Paesaggi che cambiano”, destinato a un’opera particolarmente significativa per il tema del paesaggio, nel suo continuo evolversi, e per lo sguardo sulla relazione delle persone e delle comunità con i propri luoghi di vita, va a “Una cosa vicina” di Loris G. Nese (Italia, 2025). La motivazione: «Mescolando abilmente documentario, finzione e animazione, e attingendo a materiali d’archivio e filmini amatoriali di famiglia, l’autore decostruisce e riassembla in modo originale pezzi di una storia familiare difficile e dolorosa, nel tentativo di ricostruire e capire gli eventi che hanno segnato profondamente e per sempre chi è rimasto. Un percorso difficile che nasce dai quei luoghi che, a partire dall’ambiente/microcosmo domestico, assumono un significato ben diverso alla luce delle scoperte fatte da adulto. Così come il quartiere di periferia in cui è nato e cresciuto (la Z.O. del suo precedente cortometraggio), la città, e perfino le mete dei viaggi di famiglia, tutti luoghi della memoria che sono gli elementi chiave del racconto dai quali, inevitabilmente, iniziare, in un continuo rimando tra la topografia pubblica e quella privata, per “raccontare la confusione che caratterizza una vita trascorsa tra dubbi sul proprio passato, che si insinuano sottopelle nell’interpretazione del mondo”. Un film sperimentale, intenso e a tratti disturbante ma estremamente sincero e coraggioso, che ha preso forma anche grazie a scelte stilistiche decisamente notevoli (impossibile non citare qui il montaggio di Chiara Marotta) che lo rendono meritevole di questo riconoscimento, di quelli che ha già ricevuto e dei molti altri che gli auguriamo per il futuro».
Il Premio Rotary Club Treviso Terraglio al miglior cortometraggio a tema sociale va a “L’ospite” di Alberto De Grandis (Italia, 2025). La motivazione: «La guerra lascia sul campo macerie e vite spezzate, ma soprattutto ferite invisibili che gravano per sempre sulla coscienza dell’umanità. Ricordarne l’orrore significa custodire il valore della pace e della dignità di ogni persona, valori che guidano l’azione del Rotary. Questo riconoscimento celebra chi, con la propria opera e il costante lavoro, contribuisce a mantenere viva la memoria e la speranza di un futuro senza violenza».
Il pubblico del Cinema Edera, infine, ha eletto miglior lungometraggio “Yalla Parkour” di Areeb Zuaiter, miglior documentario “Berthe is Dead but it’s Ok” di Sacha Trilles, miglior cortometraggio “Pentest” di Benjamin Chevallier e Tristan Lhomme e miglior cortometraggio della sezione Focus Nordest “I fiori non hanno le scarpe” di Matteo Vicentini Orgnani (Italia, 2025).
