A 18 anni ero triste di dover partire, mi ha detto questa mattina un’amica.
Partire o rimanere?
Esplorare il mondo o rimanere nel proprio di mondo?
Prabha, con le sue scavate occhiaie nere, sembra consumata dalla città, sospesa in un tempo non suo. Mumbai, città di sogni e illusioni. Spesso ho quella sensazione, di stare vivendo un tempo non mio, di attendere qualcosa che non so cosa sia.
Sento che il futuro è già qui e non so come affrontarlo.
Piccole riflessioni esistenziali tra le due infermiere Hindu, che tra un turno d’ospedale e l’altro, cercano di mandare avanti la loro esistenza semplice. Prabha è una donna matura, con un destino deciso da altri. I suoi genitori le hanno combinato il matrimonio con un uomo che lei non conosce e subito dopo le nozze si è trasferito in Germania. Inizialmente si sentivano spesso, ormai è più di un anno che non ha sue notizie. Lei soffre di questa distanza geografica e personale, ma per rispetto delle tradizioni accetta il suo destino:
è inutile sfuggire al tuo destino.
Rassegnazione, mancanza di volontà, accettazione. Un’unica cosa lei fa: pensa a lavorare, e non vuole nessuna distrazione. Cerca di canalizzare le sue energie in qualcosa che è giusto e socialmente accettato, senza indagare ciò che realmente desidera. La descriveremmo come bacchettona, specie quando prende a male parole la giovane coinquilina e collega Anu, apostrofandola sgualdrina per avere avuto, suo dire, atteggiamenti troppo civettuoli con un medico. Anu, un’esplosione di vitalità, sensualità e freschezza, si ribella alle logiche della tradizione e rifiuta il matrimonio organizzato dai suoi genitori, è innamorata, viva e libera. Si frequenta con un ragazzo mussulmano e si amano liberamente, nonostante le restrizioni culturali e i pettegolezzi delle colleghe. Un amore puro, naturale e semplice, che si manifesta agli occhi di Prabha come troppo libertino.
Quanta paura ci fa la libertà?
Quanto vale un’ora di amore vero in riva alla spiaggia per la prima volta con l’uomo che ami? Per Anu, probabilmente tutto, tanto che si ritrova pronta a travestimenti, pur di trascorrere con l’amato un momento magico. Prabha invece, per il suo codice morale, decide di stare chiusa nel suo regno, rimanendo fedele al marito inesistente e declinare con gentilezza i corteggiamenti del medico straniero, che si sente solo in questa città. A poco serviranno le poesie, i dolcetti per ammorbidire il guscio di protezione e tradizione dell’infermiera.
Sullo sfondo della gentrificazione, il film racconta di un viaggio al villaggio natale di una collega dell’ospedale, costretta a spostarsi dalla città poiché sfrattata dall’arrivo dei palazzoni. Rimane un unico, piccolo, atto di ribellione nella vita di Prabha: ritrovarsi una notte a lanciare sassi contro il cartellone pubblicitario che promuove i nuovi appartamenti e annulla in via definitiva la vita in città all’anziana collega. Il viaggio è liberatorio e rivelatorio, cementa l’amicizia e aiuta Prabha a considerare un punto di vista diverso. Ma il passato la raggiunge anche lì, quando rivede nell’uomo salvato dal naufragio suo marito sparito. Avrà la forza di lasciare il passato al passato?
Intanto, il mare di sera ha la forza di riconciliare e il potere di scalfire posizioni assolute.
