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FEFF 17 – Il Diario delle pecorelle – Seconda puntata

di il 29/04/2015
 

La serata del primo giorno delle pecorelle inizia con il film migliore, tra quelli visti finora: Kung Fu Jungle di Teddy Chen.
Un purissimo film di Kung Fu, con due super protagonisti, il buono (l’immortale Donny Yen) e il cattivo (l’astro nascente Wang Baoqiang) che s’inseguono dall’inizio alla fine menando botte inverosimili ma stupendamente coreografate, come nella migliore tradizione. La trama c’è ma conta poco, avendo solo, come ragion d’essere, il creare una qualche motivazione per gli sganassoni e le pedate acrobatiche. Il film si chiude con un partecipe omaggio al cinema d’azione di Hong Kong, ringraziando tutti gli artefici di questa tradizione che tanto ci ha fatto e ci fa divertire.
Pecorelle sveglie e felici con Brucelina che si esibisce nella mossa dello Zoccolo del Dragone con la quale ha vinto i campionati nazionali ovini di Kung Fu.

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Per il finale di serata ci attende Rubbers di Han Yew Kwang, film di Singapore siglato come Condom-Comedy.
Le pecorelle, eccitate e rumorose, si aspettano un divertente e asiatico pecoreccio alla 33D Invader e invece si trovano davanti, incredule, una patetica commedia moralista e piena di buoni sentimenti dedicata alla terza età e interpretata per lo più da vecchi. La trovata del preservativo, che un disattento utilizzatore non riesce più a togliere, non fa ridere, come non interessano e non divertono tutti gli altri siparietti. Al confronto, i nostri Pierino con Alvaro Vitali, sono alta scuola di ritmo e umorismo. Gran dormita delle ovine, non prima però di aver liberato, per protesta, ricche montagnole di palline maleodoranti, subito rimosse dagli intrepidi giovani volontari del FEFF.

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Il giorno dopo ripartiamo con brio per il cappa e spada cinese Brotherhood of Blades di Lu Yang. Il film, stupendamente fotografato e con ottime scene sanguinose di battaglia, racconta d’intrighi, lotte per il potere e amori infelici. C’è tutto quello che serve, allora? No. Manca l’elemento fondamentale, per il genere. Manca il senso dell’avventura. Manca il motore forte che trascini lo spettatore con sé sui cavalli, nel clangore delle armi, nell’odio per i cattivi. Le avventure dei tre amici, membri della micidiale polizia segreta della Guardia Imperiale, coinvolgono poco, se non per l’estetica dei loro scontri. L’esatto contrario di quanto accade per i più famosi spadaccini nati dalla penna di un uomo, quei tre moschettieri più uno che, con la sola tecnica della buona scrittura, ti rapiscono nel loro mondo fino a quando non chiudi a malincuore la pagina. Pecorelle di malumore, le sveglie, sonnecchianti l’altra metà.

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Peggio prosegue la mattinata con My Old Classmate di Frant Qwo, commedia cinese sul rimpianto per gli amori e le occasioni perdute. L’invito alla festa di matrimonio che Lin Yi, ormai trapiantato a New York, riceve dall’ex fiamma Xiaozhi, è lo spunto par far vedere, in un lungo flashback, tutta la loro storia d’amore dai tempi della scuola: aspirazioni, separazione e lacrime inclusi. Il nucleo del film è la morale fin troppo esplicita espressa nel finale: chi è emigrato per cercare fortuna, senza aver fiducia nella patria, è più sfigato di chi è rimasto per contribuire alla crescita del paese. Ideologia e nostalgia, per una volta, e non nostalgia per un’ideologia. Ma le ragioni per restare svegli fino al finale mancano e il gregge ronfa, unanime e compatto.

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