Angolo del tanaka
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Il Ritorno

di il 18/08/2014
 

Ci hanno provato in tutti i modi a imbavagliarmi: censurato, panchinato, ridotto a ghost writer per un oscuro scribacchino di recensioni.
Finalmente uno sparuto manipolo di coraggiosi e forse incoscienti dropout ha deciso di ridarmi voce, incuranti della mia lurida fedina penale e della mia ancor più fetida biancheria.
Ringrazio loro e voi, futuri affezionati lettori che mi ritroverete in questi lidi, riesumando una piccola ode scritta anni or sono ma che conserva ancora la sue aulica pregnanza stagionale.

A presto con nuove avventure.
Vostro aff.mo
Tanaka

 

L’arena estiva

T’amo, Arena Estiva.
E mite è la brezzolina
che raramente effondi
sulle nostre schiene
Più spesso è afa e zanzare
che vano è acchiappare
con le nostre mani
I nostri vestimenti leggieri,
celano pelle autanica ai tanti,
geranica per scarne signore
Il malcelato supplizio
di metallico scranno,
mitigato invano
da triplice logoro cuscino.
E il sigaro e la pipa in agguato,
pronti a darsi la mano,
a dirsi sì col tabagista
a pacchetti.
Bambini e gelatini.
Assonnati vecchiettini,
coppie novelle a mirar favole
Brutte, più spesso,
banali e trite
che ci erano sfuggite,
non certo a caso,
nella fredda stagione.
Conservi ancora, eppur,
un fascino antico:
schermo in muratura,
audio distorto,
primo e secondo tempo.
Persino il nome tuo,
evoca antichi fasti,
contro i nuovi templi
con i popcorn a fusti.
Un aereo che passa,
qualche stella cadente,
pipistrelli come mosche
sui primissimi piani.
Un’aria di mare in città.
Di promesse d’amore sudato
tra lenzuola
fresche
di finestre aperte.
Il dramma si scolora.
La battuta più ilàre.
A qualcuno scappa da cagare
e il cesso è spesso
di fortuna.
Ci invaghisce quella bruna
abbronzata
profumata di cocco.
Peccato per quel tatuaggetto
Anche il sangue è più scolorito
in Arena.
L’effetto speciale risulta banale,
in Arena.
E’ il posto e l’odore.
Il cornetto
che macchia il pantalone.
La minaccia del cielo
sul cine.
E piove su i nostri volti
urbani,
su usati pensieri
che’l cinema schiude
e novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

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