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#FEFF18 – Il Diario delle Pecorelle 3D – seconda parte

di il 27/04/2016
 

Per chi non mi conoscesse, sono il ‘violino spalla’ del gregge cinefilo: Nerina.

Mi scuso per Tiomkina, ancora legata a vecchi schemi, per la cronaca puntuale che interessa così poco il nostro pubblico. Perdonatela, ha fatto il Conservatorio che, si sa, è una specie ospizio per disadattati fuori tempo.

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Inizio con il film che sabato ha fatto la giornata: The Dead End. Nelle orecchie la voce del regista e sceneggiatore, Cao Baoping, in conferenza stampa nella stanza attigua. Film vero, con vero budget, veri attori e vere idee. Storia drammatica, complicata, di crimine e ricerca di redenzione, riflessioni sul bene e il male e diverse scene al cardiopalma (su tutte, l’inseguimento sui cornicioni di un grattacielo). Tre amici sono coinvolti nello sterminio di un’intera famiglia. Hanno adottato una bambina probabilmente figlia di una delle vittime e vivono per lei nel rimorso del crimine commesso. Un poliziotto indaga e li mette alle corde. Tra le tante tracce narrative, c’è pure la tematica omosessuale, esplicita in un risvolto della storia e chiaramente sublimata nel poliziotto, segno che le correnti del Pensiero Unico che attraversa il pianeta hanno raggiunto anche la fino a ieri omofoba cultura cinese.

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Per sabato poco altro degno di rilievo, se si esclude The Exclusive: Beat The Devil’s Tattoo, del coreano Roh Deok, commedia-thriller sul mondo del giornalismo d’assalto. Un serial killer sembra essere stato individuato da una vicina di casa. Un reporter sfigato le crede e, tratto inganno da alcuni indizi, trascina la sua testata in uno scoop inesistente che attrarrà il vero assassino. Regia convenzionale per una sceneggiatura che, sulle tracce della migliore tradizione coreana, miscela commedia, dramma, thriller e, perché no, anche un po’ di critica nei confronti del mondo ubriaco dell’informazione.

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Visto che godo di pessima fama per la mia intransigenza critica, terminerò questo pezzo parlando di un altro bel film cinese visto domenica: Chongqing Hot Pot di Yang Qing. Trama assai complicata che vede coinvolti tre amici, il loro ristorante in difficoltà, una gang di strozzini, un buco nel caveau di una banca e dei rapinatori professionisti. Ottima storia, con grande ritmo e regia, dove il ‘caso’ si diverte con le vite dei protagonisti, ponendoli al limite delle loro normali possibilità e dove lo spettatore può aspettarsi di tutto, proprio come nella vita reale.

Lubitschina

Secondo Lubitschina, pecorella leggera e riflessiva, è proprio il Fato ineluttabile il vero filo conduttore di quanto di meglio visto finora. Non ci sono eroi, positivi o negativi, non ci sono trame a tesi o storie corali a formare quadri unitari; ci sono solo persone comuni, mediocri, noi, insomma, trascinati come nei poemi epici, in eventi più grandi e imperscrutabili. Per divertire gli Dei o forse, più probabilmente, per fare cinema.

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