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#Venezia76 – El Principe di Sebastián Muñoz

di il 01/09/2019
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La triste novità di quest’anno alla Mostra è che nell’incastro del programma giornaliero bisogna aggiungere almeno un quarto d’ora per ogni volta che si passa il varco dei controlli. Per carità, so bene che vengono effettuati per la nostra sicurezza, il nostro benessere e via dicendo, ma far controllare una marea di borse a solo due addetti crea inevitabilmente code e malumori (e tutti gli escamotage per non uscire mai dalla zona blindata).

Preceduto da un corto italiano, Amateur, piuttosto banale, El Principe è una delle cose migliori viste finora. El Principe è il soprannome dato ad un ragazzo, che si inguaia (parecchio) per amore, dal suo capo cella El Potro (interpretato egregiamente dal noto Alfredo Castro, già protagonista di Desde Allà, premiato col Leone d’oro qualche anno fa). Tra i due comincia una relazione basata sul sesso, ma anche sulle reciproche confidenze e racconti (ovviamente con la supremazia del più vecchio nei confronti del più giovane). Attorno a loro, tutta una serie di personaggi e situazioni tipicamente carcerarie, dove il desiderio è mescolato al rispetto e la sopraffazione, dove ogni cosa ha un prezzo completamente diverso da quello che avrebbe nel mondo reale.

E’ un film super-gay e anche se talvolta i personaggi sono eterosessuali, tutte le dinamiche avvengono in chiave omosessuale: storie d’amore, tradimenti, ripicche, tutto tra maschi. La brutalità è sempre presente, anche se raramente manifestata; anche le scene di sesso sono crude ed esplicite, molto carnali ed erotiche.
L’ambientazione è quasi teatrale: la prigione e, soprattutto, la cella vengono usate come palcoscenico. Ciononostante la recitazione non risulta affatto impostata e la vita di tutti i giorni si amalgama perfettamente ai flashback contenuti nei racconti del Principe. Infatti, proprio come accade sempre in carcere, le storie di vita diventano il modo più interessante per passare la giornata.

Nonostante ci siano parecchie e forti influenze (Fassbinder, Derek Jarman, Il bacio della donna ragno), il regista crea una storia originale perché autentica, dove il sesso viene mostrato com’è veramente, le inquadrature sezionano i corpi dandone una lucentezza quasi sacra, in aperto contrasto con la lordura delle stanze in cui vengono esibiti e i sentimenti narrati, sembrano veri anche se nati dalla costrizione di dovere stare nello stesso posto.

Alla fine della proiezione, le lacrime di Juan Carlo Maldonado, interprete del Principe (bravissimo), sono liberatorie anche per noi spettatori togliendo la tensione accumulata durante l’arco della visione

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