Gli eventi
124 letture 0 commenti

#Venezia82 – Il tarlo nella testa dei maschi, The Testament of Ann Lee di Mona Fastvold

di il 02/09/2025
Editor Rating
Total Score


 

Che poi, a penarci bene, non sarebbe proprio moderno ma, se uno si eccita perché legge sul programma che, in concorso alla 82ma Mostra Internazionale D’Arte cinematografica di Venezia, c’è un film della moglie di Brady Corbet, cosa ci può fare? Mica può fingere che non esistano The Childhood of a Leader e The Brutalist.

Qual è l’approccio culturale, o la tentazione, che suggerisce che dietro al film della regista norvegese Mona Fastvold ci sia anche lo zampino del ben più autorevole marito? Perché non viene spontaneo pensare che dietro al successo di quest’ultimo ci possa essere piuttosto lei? Forse dal dubbio eterno, mai risolto, di come sia stato possibile per Courtney Love cadere da Doll Parts del 1994:

a Celebrity Skin del 1998, dopo la morte di Kurt Cobain?

Ci ho riflettuto un po’ senza arrivare a niente di non banale, rimanendo solo con la precisa coscienza di quanto romanzare renda comunque tutto più bello. Poi però arriva il giorno della proiezione e ci pensa la realtà a rovinarti di sberle.

Mi siedo tra le luci soffuse della sala Darsena e sento subito un forte odore di mensa misto vomito: che sia il velluto delle poltrone? Vuoi vedere che il film precedente non sia proprio piaciuto? No, è solo il mio vicino di posto che non ha digerito i fritti e la soppressa all’aglio dei tramezzini velocissimi che tutti ingurgitiamo nei chioschi posticci del Lido, tra un film e l’altro. Non perde tempo, inizia subito, già durante i bellissimi titoli di testa, a punirmi involontariamente con l’aerofagia cadaverica.
Ce la posso fare, tampono avvolgendomi la sciarpa attorno alla testa, coprendomi il naso per filtrare l’aria. E’ una partenza in salita, urgerebbe una mano tesa dalle immagini sullo schermo che invece scelgono di stringermi i polsi dietro la schiena con una fascetta da elettricista e malmenarmi, ma non da subito: fanno come i serial killer che prima di tagliarti la testa si giocano qualche smanceria. The Testament of Ann Lee parte con un concept iper-artisty: scintillano superbamente scene di ballo sgangherato, sembra un musical alla mescalina con giri di camera, sesso grottesco e una pellicola piuttosto sporca. Mi illude per una ventina di minuti, giusto il tempo di accorgermi che manca di una storia, se non un canovaccio riassumibile in venti parole. Non succede nulla e le immagini artistiche iniziano a ripetersi tutte uguali per trenta, sessanta, centoquaranta minuti.

La forma divora la sostanza

Poi finisce anche quella. Tantissima voce fuori campo, coreografie tutte identiche. Il fumo svanisce, lasciando posto alla noia e al sonno. Di solito nei musical mando avanti veloce quando ci sono le parti coi balletti e invece qui, ahinoi, è l’unica cosa che si salva. Mi sento in gabbia, non riesco ad abbandonare la sala incastrato tra la principessa di novanta chili con una specie di grembiule da scolaretta abbottonato fino al doppio mento e il tizio che mi sta trasformando per osmosi in uno spicchio d’aglio immerso in un rigagnolo di fogna. Resto qui e smetto di opporre resistenza, accettando la vita per come viene.

Per la prima volta in quest’edizione dal tabellone ricchissimo ho visto un discreto fuggi-fuggi dalla sala.
Si salvano giusto gli ultimi tre minuti di visione con un affascinante gioco di camera: una ripresa dall’alto durante l’ultimo ballo, paragonabile all’epica scena di massa girata da Michael Cimino in quel capolavoro di Heaven’s Gate. Mona Fastvold dimostra così capacità tecniche di prim’ordine, castrate –  non so come altro giustificare – dalla mancanza di talento.

Se inizialmente c’era il dubbio che il marito l’avesse in parte sostenuta o aiutata, direi che il risultato conferma il contrario: trouble in paradise?

#Sconsigliato

Sei il primo a commentare!
 
Rispondi »

 

Commenta e vota