Non so davvero decidere con valutare questo film, il voto potrebbe benissimo essere uno su cinque come quattro su cinque, certo non è un capolavoro. E’ una specie di Alejandro Jodorowsky con un settantaduesimo del suo talento. Provo a rifletterci un po’ ora, vediamo se riesco ad essere più clemente.
Più che un film, sembra è un video di Biennale Arte del padiglione Azerbaijan, è complicatissimo e ha una trama impalabile, l’ho trovato orribile e bello nello stesso momento, come si traduce questa sensazione in un voto numerico?
Ci riprovo.
Perché è un film da 1
- Estenuante: non dà nemmeno un po’ di respiro allo spettatore, neanche il più minimo conforto di un piccolo accenno di trama.
- Pomposo: una serie di frasi tra il poetico e il filosofico che per la maggior parte delle volte non volevano dire granché. “Non privarmi della moralità del grano” anche no, per cortesia.
- Ermetico: se fai un film così difficile, cerca almeno di parlare chiaro.
Perché è un film da 4
- Magnificenza: le immagini sono straordinarie, ogni singolo fotogramma potrebbe essere un quadro da attaccare alle pareti di casa.
- Coraggio: senza dubbio fare un film del genere è un azzardo, soprattutto credo sia stato davvero complicato trovare qualcuno che lo produca.
- Attori: i visi sono fantastici, soprattutto quella della fantomatica madre.
- Colori: i colori, soprattutto il giallo, sono i veri protagonisti del film e senza dubbio spinge a riflessioni profonde sul significato di questi.
In definitiva, il grande rammarico che mi è rimasto è quello di non aver preso un acido prima della visione della pellicola (dovrebbe essere assolutamente consigliato nella locandina).
Sarebbe stato un viaggio pazzesco con tutte quelle immagini super-colorate. Allo stesso modo però sono stato avvolto per tutto il tempo da un senso di religiosità, come se ci fosse del misticismo il vero messaggio del regista.

