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THE PALACE di Roman Polanski e le altre guide rapide alle visioni di #Venezia80, parte 2

di il 15/06/2024
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Roman Polanski firma un cinepanettone che si dà un tono senza nemmeno mezzo seno nudo.
Vecchio, sia nelle idee che nei protagonisti. Un concentrato di dentiere, volti sfigurati dalla chirurgia plastica e cliché di bassa lega che provoca un certo sgomento nel pensare che si stia parlando del talentuoso regista.
Banale in quasi tutte le scene così come nella scrittura. Vuole essere forse comico ma, di risate in sala, nemmeno una.
Rispetto ai film dei Fratelli Vanzina  c’è una grande assenza: la figura di Massimo Boldi, compensata solo in parte dalla presenza di un pinguino.

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MAGYARAZAT MINDENRE (EXPLANATION FOR EVERYTHING) di Gabor Reisz
Nessun sostegno economico, 20 giorni di riprese, primo film del giovanissimo protagonista Gáspár Adonyi-Walsh, un team di lavoro ridotto all’osso (17 persone).
Un lungometraggio che ha come pecca, forse, di essere troppo lungo, tuttavia nei suoi 152′ riesce ad essere un film politico, ironico, romantico. Sa intrecciare le vite dei personaggi senza essere ripetitivo, nè annoiare, un’opera piuttosto densa nella sua semplicità e umile nel raccontare la storia di uno studente bocciato all’esame di maturità senza omettere di entrare in profondità nelle vite di coloro che gli girano attorno.
Qualche soldino in più, il giusto tempo di lavoro e il prossimo sarà perfetto. Consigliato

 

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THE WONDERFUL STORY OF HENRY SUGAR di Wes Anderson
L’unico fuoriclasse dei primi 5 giorni di #Venezia80 è un cortometraggio.
Divertente e intelligente, sciroppo concentrato al gusto di Wes Anderson in ogni singolo scoppiettante fotogramma.
Iconico. Un gioiello.

 

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YURT (DORMITORIO) di Nehir Tuna
L’adolescenza prorompe nella vita di Ahmet mentre lui si trova stretto tra le conclamate pretese di laicità dello stato turco da un lato e le cinghiate del direttore del dormitorio religioso dall’altro. Il film mescola bene gli elementi del romanzo di formazione con quelli attinenti al contesto sociale, riuscendo a non cadere nella trappola del giudizio o dell’eccessiva drammatizzazione. Finalmente nessuna voce fuori campo. Consigliato

PRISCILLA di Sofia Coppola
Priscilla è una pellicola sofisticata e ben confezionata. Non le si può dir niente, se non il fatto di essere una bomboniera.
Ammiri la sua bellezza con la cortesia che ci hanno insegnato e dopo un attimo la metti in vetrina dimenticandotene. Spolverandola di tanto in tanto, sembrerà uguale a tutte le altre.
L’ aspettativa era molto alta, ma almeno speravo potesse non essere un film inutile. Peccato.

XUE BAO (IL LEOPARDO DELLE NEVI) di Pema Tseden ha il pregio di non essere quello che ci si aspetta da un film tibetano su un animale. O meglio, non è solo quello. Alla componente poetica ed intimista che indaga il rapporto tra uomo e natura alla ricerca di una connessione spirituale ormai perduta – si affianca una narrazione dal tono leggero ed umoristico.
Il valore economico di 9 montoni diventa un esilarante tormentone, così come il costante rimarcare lo zelo della legislazione nazionale nel proteggere la specie. Il pubblico asiatico presente in sala è inaspettatamente ridanciano: non ci resta che volergli bene.

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ORIGIN di Ava DuVernay
Dopo Green Borders, un altro film di denuncia sugli “human rights”, questa volta in stile documentaristico.
Tratto dal bestseller Caste: The Origins of Our Discontents del 2020, cerca di tirare un filo conduttore tra la condizione degli afroamericani negli USA, gli ebrei in Germania e i Dalit in India. Fissando un nuovo punto fermo nella riflessione sul razzismo.
Dati gli argomenti trattati e il fatto che sia palesemente pensato/costruito per il pubblico statunitense, è altissima la probabilità di trovarsi di fronte al Leone d’Oro.

ACROSS di Irene Dorigotti è una specie di diario di viaggio visionario accompagnato da monologhi di un anziano che apparentemente si rivolge alla protagonista con deliri lirici, scadenti ed improbabili. I testi sono della regista stessa, che purtroppo ha frequentato la Holden. E si sente. Sconsigliatissimo.

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