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LA CRICCHETTA VA IN #BiennaleArchitettura2025

di il 19/05/2025
 

Caro Marco,

ormai partecipare alla vernice della biennale indossando una maglietta con le maniche corte è un ricordo sbiadito. Non fa caldo e minaccia pioggia, quindi devo vestirmi a cipolla, con vari strati tra maglie e giubbini.

La prima sorpresa è che questa Biennale di architettura è proprio di architettura: per parecchi anni infatti il confine tra arte e architettura era così flebile che non ricordavo bene quale padiglione fosse di uno e quale dell’altro.

Ovviamente i temi trattati sono quelli cari a tutti: natura e riscaldamento globale, riciclo (molto meno di un tempo, a dire il vero), housing, nuovi modi di intendere le abitazioni e soprattutto, come già evidenziato dal titolo, il rapporto che dovrà avere l’architettura con l’intelligenza artificiale.

Mi è parso che nei vari padiglioni ci sia meno filosofia e più concretezza nel cercare delle soluzioni applicabili, anche se il livello di utopia (sogno?) di certi progetti è veramente elevato.

Il padiglione tedesco (STRESSTEST) è interamente focalizzato sul problema del riscaldamento globale. Aiutati da dati e video, i curatori evidenziano di quanto si sia alzata la temperatura media in varie città, oltre che far vivere allo spettatore il caldo descritto, con dei pannelli riscaldanti. Vengono mostrati, attraverso una sorta di raggi-x del calore, quali siano i punti dove si annida di più. Ci sono a dire il vero anche una serie di proposte per tetti e facciate delle abitazioni, composti da materiali che promettono una temperatura vivibile all’interno delle case.

Ma, nonostante la nobiltà di queste intenzioni e la necessità che chi lavora in questo campo sogni un mondo diverso, la quotidianità distrugge l’utopia. Basta pensare a quanto è stata ostacolata la legge sulle auto green e tutte le ostruzioni che l’energia rinnovabile trova sempre nella sua attuazione. E’ un pensiero che mi è venuto spesso nel corso della visita. Poi ti spiegherò meglio.

La Polonia ha un’esposizione che è anche un po’ un gioco (ON BUILDING A SENSE IF SECURITY IN ARCHITECTURE). Sentirsi sicuri a casa è il tema del curatore. La sicurezza è data da tutti i dispositivi che per legge devono essere presenti, affiancati però da elementi salvifici a livello culturale, come il mobile che attira la fortuna, la scodella dove mettere il latte per far scappare gli spiriti o la cuccia del cane. In sede di progettazione bisogna tener conto di tutto.

Gli Stati Uniti (PORCH: AN ARCHITECTURE OF GENEROSITY) rendono omaggio ad un grande classico delle loro abitazioni: la veranda. Appendice quasi indispensabile in un certo tipo di casa. E’ luogo di ritrovo, di aggregazione, di meditazione. E’ stato creato un portico che sarà sede di incontri durante tutta l’esposizione, un richiamo alla socialità e all’accoglienza, cose non proprio molto sentite negli Stati Uniti in questo momento. Mi è molto piaciuto.

Ho apprezzato che nel padiglione del Giappone ci fosse scritto che non ha più senso ribellarsi all’intelligenza artificiale, si deve cercare di farla convivere con natura e spontaneità. Temo che, come fu Internet a suo tempo, gli sviluppi avranno anche ombre scure.

Il padiglione Venezia (BIBLIOTECHE. COSTRUENDO L’INTELLIGENZA VENEZIANA) illustra un progetto molto affascinante e ambizioso: far diventare Venezia il polo bibliotecario con più testi al mondo nel campo dell’arte e dell’architettura. Indica tutte le biblioteche di Venezia città e terraferma con i relativi testi, e spiega l’intenzione di acquisirne altri, richiedendoli anche ad altre biblioteche. Pare che ci sia la possibilità che questo polo bibliotecario abbia Mestre come sede principale. Mestre. T’immagini se accadesse davvero? La mia orribile città sede della più fornita biblioteca d’arte? Potrei svenire dalla felicità al solo pensiero.

Il Padiglione della Serbia (UNRAVELING, NEW SPACES) sarà in continua trasformazione. La struttura a forma di tempio, interamente di lana, ospita a muro i dipanatoi che raccolgono lentamente il filo della struttura, promettendo di arrivare alla fine della mostra con la lana interamente raggomitolata. Bella quest’idea della variazione dello spazio.

Alle Corderie dell’Arsenale, la prima stanza è già uno choc, soprattutto fisico TERM AND CONDITIONS è un’installazione post industriale in una stanza sovra-riscaldata con ventilatori che, invece che dar sollievo, muovono ancor di più l’aria umida, creando disagio. Molta intelligenza artificiale, molti robot che hanno tutti l’aria di essere un aiuto nella vita di tutti i giorni. Sarà davvero così?

Bellissimi progetti di case in cui l’aria condizionata può essere tolta, grazie a restauri complicatissimi. Mi rendo conto che il compito di coloro che hanno creato tutti questi progetti sia rendere il mondo un posto migliore, rispettare la natura, affrontare i problemi logistici di un pianeta sovrappopolato. Ma la realizzazione? È tutto bellissimo e vorrei sognare con loro, ma in un mondo che premia sempre di più il conservatorismo, il cinismo, il cattivismo, come saranno mai possibili queste opere di condivisione, di integrazione? Come risolvere il problema della sovrappopolazione se tutti vogliono vivere fino a cent’anni, ricorrendo a qualsiasi aiuto, pur di restare in vita?

Il padiglione del Kosovo (EMERGING ASSAMBLAGES) ha un sistema di diffusori che, alternandosi tra loro, emanano un vapore creato da diversi forme di terreno presenti in Kosovo che si trovano sotto i piedi dello spettatore. Mi rendo conto che talvolta non riesco a spiegarti bene come sono composte le installazioni, ma ti assicuro che è davvero arduo spiegarle senza la possibilità di mostrarle.

Il padiglione del Lussemburgo (SONIC INVESTIGATIONS) è un invito all’ascolto e alla riflessione, un allontanamento dalle distrazioni della frenesia della vita. Quindi un divano molto comodo con un’installazione sonora e rumoristica. Allo stesso tempo, i movimenti all’interno del divano stesso creano un’atmosfera potentissima. Ma non credere che fosse rilassante, anzi: mi pareva di essere un film di David Lynch.

Comunque sia, la visita alla Biennale vale sempre la pena, anche solo per vedere a che punto siamo con l’evoluzione del mondo.

Spero che la prossima volta tu sia con me a parteciparvi.

Le foto che allego, sono come sempre di Federico Sottovia.

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