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#BiennaleArte2022 #TheMilkOfDreams – La Cricchetta va alla Biennale 2022, parte 2!

di il 21/05/2022
 

Aver continuato ad anticipare l’inaugurazione della Biennale Arte negli anni, ha avuto un effetto collaterale enorme: giornate di pioggia come quella di oggi si trasformano in un inferno. Nonostante gli strati di vestiti e il kway, non riesco a non essere bagnato fino alle mutande. I piedi congelati sono li ad annuire: “si, domani avrai il raffreddore”.

Ho visto nel padiglione centrale dei Giardini un tipo tedesco con una meravigliosa giacca a vento stile scarpa che protegge fino al ginocchio che devo assolutamente procurarmi.

Continua ad aumentare il flusso di persone presenti alla vernice, in tanti anni di presenze all’inaugurazione, mai avevo visto un numero così elevato di partecipanti.

Quattro segnalazioni puro stile Cricchetta, trash e splatter a volontà.

Video di Sidsel Meineche Hansen intitolato Maintenance che illustra come vengono conservate le “lavoratrici” in un bordello di bambole gonfiabili. Son quasi commoventi tutte le operazioni di pulizia dei vari orifizi, la vestizione delle bambole con abiti super sexy, il trucco ripassato anche nelle labbra uterine e sui capezzoli. Bellissima la scena in cui le dolls vengono poste tutte nel divano in attesa di clienti, a quanto pare numerosi. Il video non è una citazione del bellissimo film Lars e una ragazza tutta sua, qua siamo sulla tecnica, nessun sentimento.

Si annuncia con una lunga coda di pelliccia che esce dalla stanza, il lavoro di Marianna Simnett The Severed Tail, una favola horror talmente folle che me la sono guardato due volte. In una gara di schiavi sessuali, conciati proprio con tutto l’immaginario di look sessuali azzardati, vince il maialino, a cui è stata tagliata la coda, cosa che lo fa soffrire enormemente. Il premio vinto è soddisfare un Re che, nel momento di massimo piacere, si apre in due facendo vomitare il maialino che purtroppo non può fuggire.

Tutto questo si vede comodamente stesi su una pelliccia sintetica, che già dopo due giorno puzza non poco, mi chiedo come sarà a novembre. Stupendo video, una delle cose più belle dell’Arsenale.

The Parent’s Room di Diego Marcon è un’opera parecchio destabilizzante: immagini bellissime, una stanza ordinata, un uomo canta stile musical, ma ciò che canta è l’assassinio della propria famiglia: figlio, figlia e moglie, che nonostante già morti, raccontano il modo in cui sono stati uccisi. Tutti i protagonisti indossano maschere deformanti, che rendopno il tutto tragico e comico allo stesso tempo.

Sonnet of Vermin è il lavoro di Naomi Rincon Gallardo presente nel padiglione del Messico. Propone un cartone animato super trash: vari personaggi che comunicano tra loro tramite antenne radiofoniche, bambine con facce colorate che raccontano come sono state avvelenate dall’acqua del fiume, discarica di tutte le fabbriche di estrazione della zona. Molti i riferimenti mitici e storici che non sono in grado di afferrare, sono però riuscito a capire che tutti i dialoghi sono composti in sonetto.

Ah, per la terza o quarta Biennale di seguito il padiglione della Repubblica Ceca è chiuso, soppertiscono due autentiche zone di pace: i padiglioni di Uzbekistan e Cile.

Il primo Dixit Algorizmi è uno spazio creato da Space Caviar e Sheida Ghomashchi che propone l’idea di agorà greco, con un pavimento che ricorda uno specchio d’acqua, gradoni che danno la possibilità di raggrupparsi (ci saranno infatti per tutta l’estate piccoli convegni e performance musicali, come è accaduto quando l’ho visitato io), il tutto immerso in un forte profumo di alga marina.

Turba Tol è invece il nome del padiglione del Cile, curato da Camila Marambio. Si entra otto alla volta, si viene accolti da una sorta di sciamano, portati in un separé circolare che pare di carta dove vengono proiettate delle immagini, seduti a terra. Da lì inizia un percorso sensoriale, visivo e uditivo, difficile da descrivere, perché le prime sono proiezioni astratte e i secondi canti e grida, fino ad arrivare ad urla che simulano il respiro durante la meditazione. La cosa migliore è lasciare andare la mente e farsi catturare dal contesto. Alla fine della performance la nostra guida ci ha messo un estratto di erba nei polsi, davvero intenso. Mi ha conquistato.

Come ultima segnalazione ho tenuto un padiglione che regala una esperienza davvero unica: Oedipus in search of Colonus di Lukia Avalou nello spazio della Grecia.

Assai complicato entrarci perché serve la prenotazione, ma una volta arrivati all’interno si capisce il motivo: poche slot di VR, realtà virtuale, quindi il video viene visto in solitaria, seduto in una sedia da dentista con cuffie e maschera. La storia è quella della fine della vita di Edipo, che lasciata Tebe e decide di fermarsi a Colono, anche se zona sacra per gli dei. La leggenda viene attualizzata al presente, ambientata in un campo Rom, con la similitudine dei rom non accettati nella zona dove si sono insidiati con la difficoltà di Edipo di poter dimorare nel luogo da lui scelto, in quanto il governo greco vuole spostare il campo da quel luogo. Un’interpretazione piuttosto approssimativa di tutti gli abitanti del campo, che talvolta confina con Tano da Morire, però video molto potente e colto.

Il padiglione della Russia era chiuso. La cosa mi è dispiaciuta. Posso capire che sarebbe stato calamita per attacchi di ogni genere, infatti ieri verso la chiusura un non ben identificato artista (?) ha imbrattato il padiglione inneggiando a Hitler, forse per paragonarlo a Putin.

Come sempre, non tutte le performance alla Biennale sono granché originali.

Tutto le fotografie sono di Federico Sottovia.

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