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#BiennaleArte2022 #TheMilkOfDreams – La Cricchetta va alla Biennale 2022, parte 1!

di il 21/04/2022
 

Come ogni volta la Biennale inizia con un suo classico: l’impossibilità di arrivarci.
Vaporetti straripanti come se l’evento fosse arrivato di sorpresa, non annunciato. Gente che spinge, urla e s’incazza, riproponendo la performance più longeva della manifestazione.

Arrivato ai Giardini, scopro subito che la tradizionale calma del mercoledì mattina, primo giorno di vernice, è cessata. Coda per entrare e code per i padiglioni che solitamente venivano saltati da almeno un quarto del pubblico. La cosa, anche se darà i suoi grattacapi, mi rende comunque di buonumore: evidentemente le persone hanno bisogno e voglia di tornare a fare le cose che desiderano.

Il padiglione della Serbia presenta l’artista Vladimir Nikolic con l’esposizione Walking with water. Appena si entra in sala uno schermo enorme ripropone un mare, onde increspate che danno proprio l’idea di essere a riva di qualche corso d’acqua.


L’intenzione dell’artista di unire tecnologia e corpo umano è davvero riuscita, è notevole come in qualche secondo il video riesca a creare un’atmosfera marina e un senso di profonda coesione con l’acqua.
Il secondo video è anch’esso molto interessante: un nuotatore solitario in una piscina ripreso da un drone posto in un punto altissimo che riesce a riprendere su uno schermo messo in verticale (richiamando la forma del telefono cellulare) l’intero specchio d’acqua. L’andirivieni delle vasche compiute dallo sportivo diventa quasi ipnotizzante.

La corsa alle borsette pare diventata ormai quasi fuori moda, anche per la scarsità di offerta nei padiglioni. Resta sempre molto partecipata la presenza alle inaugurazioni degli eventi, con rincorsa all’alcol.

Il padiglione del Regno Unito propone Sonia Boyce, artista londinese da sempre impegnata nella cultura nera e femminista. Mentre sono in coda per entrare in Francia riesco a sentire la sua presentazione dell’opera (con lacrime iniziali e finali) in cui ricorda le lotte nel mondo (c’è spazio anche per una citazione di Ucraina).


L’installazione riguarda il video di quattro cantanti donne, tra cui Tanita Tikaram, lasciate libere di improvvisare nella più totale libertà, gli schermi sono inseriti in carta da parati creata dall’artista (l’unica cosa che mi sia piaciuta dell’intero padiglione).

Eden like garden è il titolo dell’installazione nel padiglione di Egitto a cura degli artisti Weaam El Masry, Mohamed Shoukry e Ahmed El Shaer: forme enormi, rosa, che ricordano il grembo femminile agganciati al soffitto, diventano lo schermo dove vengono proiettate immagini astratte che danno vita a video enigmatici. Una musica di sottofondo affascinante crea un tappeto sonoro ammaliante. Lo spazio così allestito è molto coinvolgente e crea una dimensione quasi spirituale. Uno dei miei preferiti.

Puro cinema il padiglione della Francia a cura di Zined Sedira (tra l’altro anche in questa edizione la Francia vince come coda più lunga ed estenuante). Citazioni di set cinematografici, con l’ingresso addobbato a bar presente in Ballando, ballando di Ettore Scola, un film creato dall’artista proiettato in una saletta con sedie di legno (molto affascinante) in cui le ispirazioni sono quasi tutte per il cinema italiano (tra cui in film Le mani libere di un regista che non avevo mai sentito nominare Ennio Lorenzini). La pellicola racconta la vita dell’artista, delle sue origini algerine e delle difficoltà derivanti nel crescere in un paese che non è il proprio. Nonostante la superba idea di Sedira, ho trovato tutto un po’ confuso, forse c’erano troppe idee per uno spazio così piccolo.

 

Bellissimo il padiglione della Romania che ha per titolo You are another me. La cattedrale del corpo che si compone di video installazioni di Adia Pintille che rappresentano tre coppie: Hanna, attivista transgender e Laura performer, Christian tetraplegico attivista dei diritti dei disabili e Grit, Hermann e Dirk.
Ognuna delle coppie mostra il suo corpo nella sua forma più vera, con difetti e pulsioni sessuali, balli liberatori e carezze intime, discussioni sul senso della vita.
L’installazione è creata da tre video messi ad arco, che rappresentano momenti diversi e che danno l’idea di interazione tra le coppie. In una seconda stanza ,simulazioni di pc portatili non aperti del tutto che crea nello spettatore un senso di voyeurismo nel seguire le immagini.
Molto vero, senza ricatti morali od ostentazione di diversità stile circense.

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