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La cricchetta va in biennale

di il 14/05/2015
 

I giorni della vernice della Biennale di Venezia sono frenetici: tantissima gente e cose da vedere, sempre un consiglio da seguire (non hai ancora visto il padiglione di Cipro? e la performance del Kosovo?) nel quale, nonostante l’esperienza, cadere sempre, intimorito dal perdere l’incontro con l’opera d’arte definitiva.
In tutto questo inno alla velocità (ed all’approssimazione) la video-arte richiede una fatica massima: cercare spazio in salette affollate e caldissime, vedere un video già iniziato e capirci qualcosa, oppure semplicemente capirci qualcosa, non è facile anche se, da qualche Biennale a questa parte, il numero dei videoartisti è sensibilmente diminuito.
In mezzo a questa frenesia, un’opera come Halka/Haiti 18°48’05” N 72°23’01” W di C.T. Jasper e Joanna Malinowska, presente nel padiglione della Polonia (il mio preferito tra Arsenale e Giardini), è decisamente coraggiosa: il video dura novanta minuti ma, alienandomi da tutti quei suoni, colori e persone, mi sono concesso il piacere di perdermi in questo progetto ambizioso.
Ispirato al Fritzcarraldo di Herzog (il cui intento era di costruire un teatro d’opera in Amazzonia) la performance che viene proiettata mostra a video l’esecuzione dell’opera polacca Halka di Stanislaw Moniuszko in un villaggio haitiano, Cazale, le cui coordinate appaiono nel titolo.
La rappresentazione viene eseguita in strada, in costumi tradizionali polacchi, nel centro del villaggio con un centinaio di spettatori locali seduti in sedie di plastica mentre la vita del paese continua: bambini che corrono, animali che vagano, motorini che passano.
I cantanti si esibiscono con eleganza tra i ciottoli inscenando una rappresentazione che sembra davvero fuori dal tempo.
Il sentimento che mi ha provocato è il contrario della globalizzazione, la differenza di una cosa così europea, il suo cozzare con l’ambiente in cui viene riprodotta si arricchisce senza creare un amalgama buonista, rivelando invece differenze in netto contrasto con la sempre più marcata tendenza di esportare modelli culturali che poco si adattano agli ambienti colonizzati.
Nel padiglione la performance è trasmessa da un maxi-schermo circolare che aiuta il pubblico a diventare spettatore dell’esibizione assieme agli abitanti del villaggio.
Come già detto, senza dubbio il padiglione che ho preferito.

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