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#IPAFF – create your own festival, part three: RAW di Julia Ducornau

di il 02/07/2017
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IL MIO VOTO


 

Premessa: ieri sera ho visto a teatro City Of Glass dal libro di Paul Auster e sono rimasto talmente scosso che

  • ho dormito malissimo e mi sono svegliato in un oceano di sudore, convinto di essere Daniel Quinn.
  • qualsiasi film vedrò oggi non potrà colpirmi più di una puntata dei Jeffersons.

Mentre cammino distrattamente verso il cinema, vengo superato da un gruppo di mocciosi vestiti come Angus Young degli AC/DC e mi rendo conto di aver bisogno di una birra per affrontare la proiezione. È allora che mi sovvengo di una specie di sogno fatto durante la mia notte agitata: Enrico Mentana – però con i riccioli di vent’anni fa – mi rincorre con il microfono spianato e mi chiede cosa ne penso della Brexit come londinese. Mi pianto in mezzo alla strada, fulminato dalla realizzazione della necessità di intraprendere un percorso di analisi quando, su una finestra dall’altra parte della strada, un cartello cattura la mia attenzione (a Giugno in UK si vota)…

Una risata vi seppellirà

Ok, Enrico: io non sono londinese però posso dirti una cosa. Gli inglesi, per quanto male le cose possano andare, sanno, anzi vogliono sempre riderci sopra. E adesso andiamo a sto cazzo di cinema…

#IPAFF day three: RAW di Julia Ducornau al Curzon Soho.

È mezzogiorno e mezzo e siamo in tre in tutta la sala. Non si può proprio dire che questa prima edizione del IPAFF stia decollando. Considerando poi che durante alcune proiezioni (anche a Cannes) di questo film metà del pubblico è svenuta e l’altra metà se ne è andata a gambe levate ho ottime probabilità di finire RAW en solitaire. Io di sicuro non me ne vado, in quarant’anni sono  scappato dal cinema solo a metà di Cantando Dietro I Paraventi.

Che palle, dov’è la Rinazina?

Una giovane (Garance Marillier, strepitosa) viene accompagnata in macchina dai genitori – mamma superdominante, primo indizio – a raggiungere la sorella in una scuola di veterinaria. In men che non si dica, il veganesimo militante, inculcato a viva forza dalla madre – secondo megaindizio, ai confini dello spoiler – si tramuta in ossessione per la carne di qualsiasi provenienza. La discesa nell’abisso è inevitabile, vertiginosa. Ma cos’è esattamente RAW? Una parabola di formazione, una consacrazione della superiorità della femmina-mantide, un film de canibbali, un pamphlet anti-vegetariano? RAW è essenzialmente una creatura da festival, uno di quei film costruiti per épater les bourgeois, che non potrà mai finire sul piccolo schermo, tra una pubblicità dei cannelloni e Fiorello con la zazzera fonata. Ma è un film molto intelligente, girato benissimo, con le scene splatter incredibilmente realistiche e credibili e con un finale (cosa sempre più rara in un periodo in cui per paura di sbagliare tutti ricorrono ai finali aperti) assolutamente imprevedibile e soddisfacente.

Quattro stelle facili facili ♥♥♥♥

Mi alzo. Sono rimasto da solo. Mentre mi incammino verso l’uscita, guardo di sghimbescio tra le file di sedie alla ricerca dei corpi svenuti dei due compari di visione. Tutto a posto.

IPA!

Troppo salata sta carne

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